Archivi del mese: dicembre 2015

I discepoli di Gesù (1)

E’ fuori da ogni dubbio che le idee riformatrici di Gesù, pur avendo creato lacerazioni e divisioni all’interno del movimento Giovanneo, si radicassero saldamente nei cuori e nelle menti di diversi ed importanti discepoli di Giovanni e che molti di questi lo abbandonassero per dar seguito ed attuazione al piano di azione socio-politico tracciato da Gesù. Continua la lettura di I discepoli di Gesù (1)

Giovanni Battista, il precursore (3)

L’atto del battesimo, nei Vangeli, assume un ruolo di primaria importanza teologica poiché è indicativo della piena umanità di Gesù. Essendo, infatti, il battesimo un rito di confessione e remissione dei peccati, se Gesù fu battezzato da Giovanni ciò significa che Egli era un normale uomo peccatore come tutti coloro che accorrevano sul fiume Giordano per diventare discepoli del Battista e non un essere divino, immune dal peccato.
La prospettiva di un Gesù peccatore non poteva essere presa nemmeno in considerazione dalla teologia cristiana che aveva considerato Gesù Figlio di Dio già prima della sua nascita. Ecco perché nel Vangelo di Matteo, il Battista è restio a battezzare Gesù: << Sono io che debbo essere battezzato da te e tu invece vieni a me? >> (Mt. 3, 14). Ecco perché nel quarto Vangelo, Gesù non riceve il battesimo da Giovanni, ma solo l’attestazione di essere il Figlio di Dio, di essere colui che toglie, con il suo sacrificio, i peccati dal mondo, di essere il verbo preesistente che si è fatto carne (Gv.1, 14).
In realtà, fra Giovanni e Gesù non vi fu quell’accordo dottrinale che gli autori dei Vangeli, invece, tentano di accreditare nei loro rispettivi testi: Giovanni aveva in grandissima considerazione la Torah ed era rispettoso di essa nei minimi particolari. Gesù, invece, pur considerando la legge mosaica la statuto basilare della società ebraica, era più incline alla riforma, alla revisione di quegli articoli della Torah che, in qualche modo, penalizzavano la vita sociale e morale dell’uomo. Sicuramente fra Giovanni e Gesù addirittura si addivenne ad una frattura sul valore simbolico del battesimo poiché, nel momento in cui il Battista fu arrestato da Erode Antipa, sia Gesù sia i suoi discepoli abbandonarono definitivamente il rito battesimale praticato con tanto entusiasmo dal precursore (Gv 4, 1-3).
I disaccordi dottrinali, la reale e storica subordinazione di Gesù a Giovanni nella leadership del movimento furono le cause principali che frenarono e dilazionarono nel tempo l’attuazione del programma ideale di Gesù per la conquista del suo Regno di Dio.
Come afferma Giuseppe Flavio, Giovanni, dopo essere stato imprigionato, fu giustiziato da Erode Antipa con il consenso delle autorità del Tempio poiché, con il suo movimento stava mettendo in serio pericolo la stabilità del suo regno ed il mantenimento della sua corona. Giovanni fu quindi considerato dl potere costituito un pericoloso agitatore che, con la sua politica anti violenta, aveva buone probabilità di indurre il popolo ad un’azione rivoluzionaria per liberare Israele ed instaurare, così, il nuovo Regno di Dio.
L’arresto di Giovanni e la sua uscita di scena dalle vicende politico-religiose della Palestina, proiettarono automaticamente Gesù a capo del vasto ed importante movimento creato da Giovanni Battista. Ora egli poteva, finalmente, dare inizio alla realizzazione del suo programma riformista che, non essendo condiviso dal Battista in molti ed importanti punti, era stata la causa principale del disaccordo dottrinale fra i due leader.
Gesù era conscio delle gravi responsabilità che gravavano sulle sue spalle quale capo di un importante e vasto movimento che contava migliaia e migliaia di seguaci. Sapeva che la vita di molte persone e il destino stesso della nazione potevano dipendere sia dal tipo di azione che avrebbe deciso di adottare, sia dai messaggi che avrebbe indirizzato alle masse popolari che lo seguivano, messaggi che sarebbero stati considerati dal potere costituito sia ebraico sia romano più o meno sediziosi.
Gesù, prima di dare inizio alla sua missione, si ritirò in meditazione nel deserto dove, in estrema solitudine, avrebbe potuto guardare nei meandri più reconditi del suo animo per essere certo che, nei momenti più aspri e difficili della sua futura azione, non sarebbe caduto nella tentazione di deviare dal suo cammino ma, rinunciando a qualsiasi compromesso terreno, avrebbe proseguito la sua azione anche a costo della propria vita. Dicono i sinottici che Gesù rimase nel deserto per quaranta giorni senza toccare cibo continuamente tentato, metaforicamente, da Satana: << Gesù […] venne condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni tentato dal diavolo >> (Mt 4, 1-2); (Lc 4, 1-2); (Mc 1, 12).
Le convinzioni di Gesù uscirono notevolmente rafforzate dalla profonda meditazione nel deserto, poiché nel netto rifiuto che Egli oppone ai vari tentativi metaforici di seduzione di Satana, può essere individuata la sua fermezza e la sua piena consapevolezza nel portare a compimento il suo programma riformista senza compromesso alcuno con il potere costituito ebraico.
Giovanni, detenuto in uno stato di semilibertà nella fortezza di Macheronte, veniva continuamente aggiornato dai suoi discepoli sui risultati e sui progressi dell’azione politica di Gesù. Sicuramente rimase molto deluso dai mediocri risultati raggiunti dal suo più stretto collaboratore; forse perché Gesù tardava a proclamarsi quel re Messia che avrebbe dovuto galvanizzare le moltitudini ebraiche rendendo così possibile l’avvento del Regno di Dio.
Giovanni, dalla sua prigine inviò a Gesù alcuni suoi seguaci con il seguente messaggio: << Sei tu colui che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro? >> (Mt 11, 2-3). Perché Giovanni non era più certo della messianicità e della filiazione divina di Gesù se aveva visto lo Spirito Santo, in forma di colomba, scendere sul suo capo durante il suo battesimo ed aveva udito una voce dal cielo che diceva: <<Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto >>? (Mc 1, 9-11); (Mt 3, 16-17) >>. Perché Giovanni avrebbe dovuto nutrire dubbi sulla divinità di Gesù dopo una dimostrazione sovrannaturale di così alta rilevanza?
Evidentemente questo episodio, sicuramente leggendario, fu un’aggiunta posteriore degli autori dei Vangeli che aveva lo scopo di dare un’attribuzione divina a Gesù e di confermare la sua superiorità su Giovanni. In realtà i dubbi di Giovanni furono causati dalla condotta poco edificante che Gesù stesso teneva durante la sua predicazione: si intratteneva con peccatori e pubblicani, accettava nel suo gruppo donne di scarsa moralità e prostitute, non rispettava le prescrizioni legali sul riposo sabbatico, molto spesso partecipava a sontuosi banchetti dando l’impressione di essere un mangione ed un bevitore.