Le conseguenze dell’esito referendario

Ci siamo, mancano poche ore alla resa dei conti; dopo molti mesi di dibattiti pro  o contro la riforma costituzionale, che in principio era stata scritta e condivisa da una vasta compagine di forze politiche ed  era stata votata con almeno il 60% di consenso delle forze parlamentari Berlusconi, leader di Forza Italia, con molta leggerezza e poco senso di responsabilità, non ebbe alcuno scrupolo nel buttare a mare tutto il lavoro politico riformista svolto grazie al patto del Nazzareno nel momento in cui il Partito Democratico, per evitare lo stallo, propose ed elesse il nuovo Presidente della repubblica nella persona di Sergio Mattarella, per altro stimato ed apprezzato dallo stesso Berlusconi e da molti altri politici di Forza Italia.
Purtuttavia il governo Renzi, con coerenza e determinazione, ha continuato nella sua opera di risanamento del nostro paese raggiungendo importanti traguardi non solo in campo economico, ma anche riconquistando quel rispetto e quella dignità in campo internazionale che l’Italia aveva perso durante i governi di centro destra: tutti ricordano le risatine sarcastiche di Merkel e Sarkozy  nel momento in cui un giornalista chiese loro cosa pensassero dell’operato del governo di centro destra presieduto da Berlusconi.
I molti traguardi raggiunti dall’attuale governo hanno causato dei corti circuiti di invidia non solo nei partiti di opposizione, ma anche all’interno dello stesso Partito Democratico dove i vecchi dinosauri del partito tipo Bersani, D’Alema, ed altri, che non erano riusciti a cavare un ragno dal buco, cioè non avevano fatto riforme né migliorato le condizioni economiche del paese poiché si erano impantanati in veti e controveti, hanno iniziato una lotta fratricida per defenestrare l’attuale governo che invece, saldo nelle proprie convinzioni e non guardando in faccia nessuno, ha proseguito, senza tentennamenti, nella propria politica riformista senza la quale l’Italia non può assolutamente uscire dalla crisi politica ed economica causata dalle sciagurate politiche messe in atto dai governi di centro destra.
Io credo sia bene sottolineare che un’eventuale vittoria dei “no”, contrariamente a coloro che pensano che il risultato referendario, qualunque esso sia, non causerà conseguenze alcune, avrà invece dei risvolti catastrofici per la nostra economia, non nella immediatezza delle prime settimane, ma nel corso del tempo cioè quando sarà evidente, in caso di dimissioni dell’attuale governo, che l’ammucchiata che ha sostenuto il “no” non ha alcuna possibilità di governare con senso di responsabilità il nostro paese, in primo luogo per le diversità programmatiche e poi, in seno al centrodestra, per questioni di leaderschip: Berlusconi o Salvini? Berlusconi già lo conosciamo, poiché è stato Presidente del consiglio di governi formati con la Lega e con la destra e conosciamo anche i danni economici ed etici che tali governi sono riusciti ad infliggere alla nostra Italia.
Salvini lo conosciamo bene poiché esponente di spicco di quella Lega che voleva e forse vuole ancora la secessione; quella Lega delle ronde padane; del ridicolo parlamento del nord concesso per la mania di grandezza di Bossi e durato si e no  un paio di mesi; quella Lega che dileggiava Roma ladrona mentre investiva i soldi del partito in diamanti o in lauree in Albania, ma non basta poiché tutti ricordano il Salvini nazionale che cantava canzoni dispregiative contro i napoletani. Ora la domanda che mi pongo è la seguente: vogliamo rimettere nelle mani di costoro il destino della nostra Italia e dei nostri figli?
Dimenticavo il movimento del “no” universale: il movimento 5S che dice “no” a qualsiasi proposta economica o politica promossa da altri: il no all’Expo di Grillo nel momento in cui furono scoperti i casi di corruzione ad una stadio molto avanzato del progetto. Per fortuna il Presidente Renzi, con ottimismo e fiducia, ultimò il progetto che poi si rivelò un successo per il nostro paese.  Il no alle olimpiadi di Roma che ha privato la capitale di quasi 2 miliardi di euro erogati dal CIO con i quali sarebbero state ammodernate le strutture del zona di Tor Vergata, prima fra tutte la realizzazione della metropolitana in un quartiere importante di Roma perché sede di un’ università. Il probabile stop al prolungamento della metro C di Roma che si fermerà così alla stazione di S. Giovanni. Per quanto attiene, invece, alle proposte politiche il movimento ha sempre rifiutato inviti di collaborazione con altri partiti ritenendo questi ultimi un’accozzaglia di corrotti con cui non avere nulla da spartire  escludendo però, in questo modo, una larga fetta di elettorato da decisioni politiche importanti per il nostro paese. Onestà!! Onestà!! era il grido con cui i 5S hanno cercato di distinguersi dagli altri partiti, salvo poi cadere in una grave contraddizione nel momento in cui hanno adottato due pesi e due misure criticando gli indagati degli altri partiti ma guardandosi bene dal criticare i loro.
Non riesco poi a capire perché quando Grillo parla ai suoi sostenitori agitando furiosamente le mani e scuotendo con vigore la testa tutti ridono; ride tutto lo stato maggiore presente sul palco, ridono a crepapelle i sostenitori; una volta ho visto tremare abbondantemente anche la telecamera, segno che anche il cameraman rideva. Un leader politico dovrebbe essere ascoltato in religioso silenzio affinchè possano rimanere impresse nei cervelli di chi ascolta proposte politiche, principi etici e morali, comportamenti da mettere in atto; invece nei comizi di Grillo e compagnia si ride, si ride, si ride!!!! Le false firme a Palermo ed a Bologna per cui sono stati indagati molti esponenti regionali e deputati nazionali dimostrano che i 5S sono uguali a tutti gli esponenti degli altri partiti con una differenza sostanziale: il Partito Democratico afferma che la corruzione deve essere combattuta ed i ladri messi in galera, mentre il Movimento 5S propone che per eliminare la corruzione devono essere fermate le grandi opere, i grandi investimenti che sono il motore principale per far ripartire la nostra economia e per creare nuovi posti di lavoro. Ora votare “no” nel referendum del 4 dicembre significa, con molta probabilità, rimettere il governo nella mani di questi signori, una parte dei quali ha già governato per molti anni riuscendo a mettere in ginocchio la nostra economia oppure dare in mano a Grillo ed ai 5S, senza alcuna esperienza amministrativa e Roma lo dimostra, le redini di un governo che non vuole lo sviluppo italiano per evitare ruberie e corruzione ma che, allo stesso tempo, condannerebbe  il nostro paese ad un declino inesorabile.
Votare “sì” significa invece ottenere i seguenti vantaggi: si permette al governo, con l’eliminazione del bicameralismo paritario, di proseguire con più efficacia la sua azione di risanamento approvando le leggi con tempi medi di 45 giorni contro i 550 giorni attuali; in effetti solo la camera avrà il potere di legiferare sul 93% delle leggi oggi soggette al ping pong del bicameralismo perfetto e solo la camera sarà abilitata a dare la fiducia al governo; si eliminerebbero 315 senatori con i relativi stipendi che si aggirano intorno ai 20.000 euro mensili, di contro i 100 senatori che rappresenterebbero le autonomie locali percepirebbero 0 euro poiché già hanno stipendi che oggi si aggirano intorno ai 10000 euro mensili ma che, se passasse la riforma, sarebbero ulteriormente diminuiti fino a 5000 euro, cioè equiparati allo stipendio del sindaco di un comune capoluogo. Non solo quindi diminuirebbero i parlamentari passando dai quasi mille attuali  ai circa 750 ma, allo stesso tempo, le immunità parlamentari scenderebbero di circa 250 unità. Lo Stato, cioè tutti noi, risparmierebbe circa 500 milioni di euro derivanti dal minor numero di stipendi pagati ai parlamentari, dall’eliminazione dell’ente inutile CNEL (consiglio nazionale economia e lavoro) che viene a costare circa 20 milioni di euro all’anno; verrebbero abolite definitivamente le province il cui costo si aggira intorno ai 250 milioni di euro e, da ultimo, diminuirebbero i costi derivanti dalle migliaia di contenziosi che lo Stato deve sostenere con le regioni sulle materie concorrenti. Bisogna sottolineare che la riforma costituzionale è stata sempre promessa e mai attuata da tutti i partiti politici, molto probabilmente perché desiderosi, in primo luogo, di mantenere in vita tutti i loro privilegi ed in seconda istanza, di non avere a cuore il destino della nostra Italia.
Io reputo, quindi, sia essenziale votare senza se e senza ma per dare la vittoria al “si” per dar seguito a quei miglioramenti ed a tutti quei passi avanti fatti dal governo Renzi: è di oggi la notizia dell’accordo fra sindacati e governo per i rinnovo del contratto degli statali fermo da oltre sette anni in cui si è concordato un aumento medio di 85 euro; è di oggi la notizia data dall’ISTAT della diminuzione della disoccupazione giovanile che si è attestata al 36,5%, è di oggi la notizia che la lotta portata avanti da Renzi in Europa ha dato i suoi frutti perché l’Unione Europea si è impegnata a coprire integralmente la spese per la ricostruzione del dopo terremoto in centro Italia. Io spero che i miei amici lettori con cui ho avuto molto spesso ampi ed accesi dibattiti su questo argomento riflettano bene su questa importante tornata referendaria in modo da votare non con la pancia, così come assurdamente ha consigliato Grillo, ma con il cuore e la mente, cioè con razionalità piena per non permettere che la nostra Italia sprofondi in una nuova crisi da cui poi sarà estremamente difficile uscirne. Gli italiani hanno già preso una sonora cantonata fidandosi del ridicolo contratto che Berlusconi firmò da Bruno Vespa a Porta a Porta ed è proprio per evitare di ricadere nello stesso errore che voglio citare un antico aforisma: << Sbagliare è umano, perseverare è diabolico >>.

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