Le problematiche del dopo referendum

Siamo di nuovo nel guado, siamo ricaduti in un vergognoso pantano che pone l’Italia nel novero dei paesi meno efficienti al mondo avendo raggiunto, dopo le attuali consultazioni presidenziali, lo strabiliante primato  di 64 governi in 70 anni di regime repubblicano con una durata media, per ciascun governo, di circa 1.1 anni.
Naturalmente un tale livello di inefficienza, che ha minato alla base la stabilità socio-economica italiana, è dovuta principalmente ad una classe politica che non ha posto come sua missione ideale il bene del paese, il benessere dei cittadini o lo sviluppo di una società più equa e solidale, ma ha ricercato affannosamente la conquista del potere con mezzi leciti ed illeciti per ottenere privilegi, alti emolumenti, onori ed un’alta visibilità, attraverso i media, come veicolo per il mantenimento del potere stesso. Poteva forse il nostro paese, nonostante le alte potenzialità dovute alle bellezze naturali, all’intelligenza ed alle elevate capacità culturali, imprenditoriali e tecniche del cittadino italiano, primeggiare nel novero delle nazioni con più alto tasso di sviluppo essendo diretto da una classe politica così misera ideologicamente, moralmente ed eticamente? Naturalmente no!!! in effetti i risultati più evidenti della decadenza italiana esplosero in corrispondenza dei primi dieci anni del nuovo secolo allorquando i governi di destra, guidati da Berlusconi, non colsero la necessità impellente di una stagione di riforme essenziali per modernizzare il paese, così come stava accadendo invece in Germania, Francia ed Inghilterra che, naturalmente, attraverso le riforme potevano contare su governi stabili ed efficienti e su uomini politici con alto senso di responsabilità.
Nel 2011 il governo di destra a guida Berlusconi, che non solo non aveva saputo gestire la grave crisi economica, ma addirittura l’aveva ignorata e sottovalutata, fu costretto a dimettersi poiché l’italia era sull’orlo di un catastrofico fallimento con lo spread a 575, il Pil a – 3.3, la produzione in caduta libera. Il governo tecnico Monti, così come  il governo Letta non riuscirono a far uscire il paese dalla crisi, poiché ambedue si erano impantanati in veti e controveti che, di nuovo, riprecipitarono l’Italia in un prolungato stallo economico. Fu a questo punto che Renzi, dopo aver vinto le primarie del Pd e diventato il segretario del partito fu posto, dal presidente Napolitano e dal Parlamento, a capo di un governo con l’obbiettivo principale di portare a termine tutte le riforme necessarie al paese fra le quali la riforma costituzionale per abolire il bicameralismo paritario, la revisione del titolo V, l’abolizione del CNEL, dare vita ad un senato delle autonomie locali ed abolire definitivamente le province. Dopo aver condiviso la riforma con Forza Italia, dopo 6 votazioni in Parlamento, dopo aver superato 80 milioni di emendamenti e soprattutto dopo che tutto il PD aveva votato in direzione a favore, la riforma fu approvata dalla maggioranza delle forze parlamentari. Venne fissata la data del referendum confermativo al 4 dicembre del 2016 ed oggi sappiamo tutti come è andata.
L’ammucchiata selvaggia ha fatto una campagna referendaria basata sulla disinformazione con una dose tale di contraddizioni da far vergognare perfino un babbuino: i 5S che si sono posti sempre come avversari intransigenti dei privilegi e fautori della diminuzione dei parlamentari hanno invece spinto i loro elettori a votare  per confermare al Parlamento 300 senatori che Renzi voleva invece diminuire: che coerenza!!! Che politici illuminati!!! L’ammucchiata selvaggia ha spinto il popolo a votare per confermare lo spreco di danaro pubblico in un ente inutile come il CNEL che in 70 anni ha presentato pochissime proposte di legge sull’economia e lavoro senza che nessuna fosse accettata dal Parlamento: che politici di rango!!! Che moralità!!! E pensate, i 5S e tutti coloro che fino al 4 dicembre avevano dichiarato l’Italicum una pessima legge, una legge inaccettabile per l’elezione del Parlamento, oggi propongono, senza alcuna vergogna, di andare subito ad elezioni proprio con quell’Italicum che aborrivano, non solo ma oggi la stessa legge, secondo i 5S, deve essere adottata, con risvolti di comicità eccezionali, anche per l’elezione dei senatori che il giorno 5 stapparono bottiglie e bottiglie di champagne         per aver mantenuto stipendio e privilegi, così come fecero i membri del CNEL, alla faccia dei contribuenti italiani.
Da 5 giorni che ritornati in auge i ridicoli termini che definiscono una metodologia elettiva: porcellum, consultellum, mattarellum, e chi più ne ha più ne metta, Travaglio e compagnia gongolano dalla felicità, Brunetta con la sua sciarpetta al collo pensa che forse potrà recuperare lo scranno perduto, Di Maio senza alcuna esperienza amministrativa pensa già di fare il premier pensando che basti tagliarsi i capelli e mettere la cravatta per occupare quella poltrona e di Battista propone un referendum per uscire o rimanere nell’euro senza sapere che per i trattati internazionali non sono ammissibili i referendum. Di Salvini non dico niente perché c’è poco da dire.
Ora si pone il problema della formazione del nuovo governo. Io penso che Renzi debba rimanere coerente con se stesso rifiutando un eventuale incarico di un nuovo mandato da presidente del consiglio con tutta la sua compagine per gestire la transizione verso nuove elezioni. Il suo è stato un gesto di coerenza politica mai accaduto in Italia che dimostra non solo la sua alta figura politica di statista, ma mette in evidenza la coerenza, il non attaccamento alla poltrona, la sincerità e la trasparenza del suo operato politico. Io nutro la speranza che egli non si faccia rosolare a fuoco lento dall’accozzaglia incoerente dando loro la possibilità di reiterare nuovamente e falsamente le loro accuse di presidente del consiglio illegittimo perché non eletto dal popolo. Facessero loro le proposte da mettere in campo dal momento che tutto ciò di buono che ha messo in campo Renzi è stato rigettato. L’Italia non può permettersi la perdita di un giovane leader che in tre anni ha svolto un programma di riforme economiche e sociali che nessuno era mai riuscito a fare. Resti Renzi segretario del partito democratico dettando con la sua maggioranza  la linea politica da tenere per ripresentarsi alle prossime elezioni con un patrimonio di voti personali di almeno il 30-35 % che lo pone come l’uomo più votato in questa tornata referendaria. All’interno del PD c’è poi da affrontare la spinosa e difficile situazione, valutando con attenzione e fermezza le conseguenze del voltafaccia messo in atto dalla minoranza interna che, alleandosi nella campagna referendaria con le forze di destra spingendo così una parte consistente degli elettori PD a votare “no”, hanno in pratica tradito la fiducia che gli italiani ed il partito stesso avevano riposto in loro eleggendoli.
Oggi, dopo il referendum, costoro vanno così fieri del loro tradimento dal non vergognarsi di apparire in televisione ed esternare tutta la loro felicità e la profonda avversione nei confronti del loro segretario: D’Alema ha affermato che il giorno 5 dicembre è stato il giorno più felice della sua vita cioè ha gioito, senza il minimo pudore, perla vittoria delle destre; Emiliano, il governatore della Puglia, ha sfogato tutto il suo livore contro Renzi accusandolo di aver portato il partito ad una sconfitta con riforme poco accorte, in special modo per quanto attiene alla nostra costituzione che doveva rimanere integra e scevra da modifiche: Il bue che dice cornuto all’asino!!! Infatti è stato proprio lui con i suoi amici, nemici di Renzi, a causare la sconfitta del proprio partito. Non si può poi non citare lo smacchiatore di giaguari, certo Bersani, il quale ha affermato che il suo “no” è stato determinante per impedire che tutto il merito della vittoria del”no” andasse alle destre: semplicemante ridicolo!!!|
Ora, a mio avviso, le posizioni di una minoranza che non accetta la volontà politica espressa dalla maggioranza, automaticamente si mette fuori dal partito ed è sbagliato ricercare un accordo, una rucucitura, un compromesso con gente motivata da una profonda invidia  il cui unico obbiettivo e quello di far fuori il loro segretario che è riuscito a fare in quasi tre anni quello che loro non sono riusciti a fare in tutta la loro carriera politica. Per concludere la maggioranza del partito democratico guidata da Renzi deve prendere atto che non si può seguitare ad andare avanti con un nido di serpi in famiglia le quali non farebbero altro se non seguitare ad indebolire il partito per biechi motivi di rivalsa personale. La sola via di uscita, a mio avviso, è quella di una rapida separazione che porti Renzi ad incassare alla prossime elezioni politiche, con un suo movimento, quel 30-35% di consensi usciti dal voto referendario.

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