Sinistra, destra: contenitori politici oramai vuoti

Le classi politiche italiane, che ancora oggi si ergono a difesa e baluardo degli interessi delle classi lavoratrici invocando politiche di sinistra, basate cioè sulle ideologie comuniste o socialiste, non hanno ancora realizzato che tali prassi ideologiche non trovano più posto nelle attuali realtà sociali, poiché già da tempo sono state spazzate via dalla completa affermazione delle prassi politiche-economiche liberali portatrici della definitiva affermazione nel mondo del capitalismo. Ora io mi chiedo: dov’erano i partiti politici di sinistra quando ancora era possibile, attraverso le lotte sindacali e sociali della classe operaia, dare attuazione a riforme progressiste che avrebbero permesso una più equa redistribuzione della ricchezza prodotta? Dove erano i partiti di sinistra che intorno agli anni 60, 70 pur avendo avuto una grande forza politica per opporsi alle politiche di sfruttamento del capitalismo si dissolsero poi come neve al sole negli anni 90 con la caduta del più forte partito comunista europeo: il partito comunista italiano? Da allora le politiche di destra iniziarono a prendere il sopravvento anche con la complicità di importanti esponenti politici di sinistra che, per soddisfare le loro ambizioni di potere e per conquistare poltrone, non esitarono a distruggere quel poco di credibilità che ancora possedevano ed a mettere il potere nelle mani di una destra ultracapitalistica che avrebbe poi pian piano portato il nostro paese ad un passo dal fallimento economico-finanziario. Mi riferisco alla caduta del governo Prodi nel 1998 grazie al segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, che causò la caduta del primo governo di sinistra della storia italiana repubblicana. Massimo D’alema, oggi agli onori della cronaca politica per essere uno dei promotori della scissione dal PD guidato da Matteo Renzi, fu nominato Presidente del Consiglio di un governo che, non avendo dato risposte esaustive agli interessi della calasse lavoratrice, nelle elezioni politiche del 2001 diede la vittoria al centro destra guidato da Silvio Berlusconi il quale, nei dieci anni successivi, portò il paese sull’orlo del fallimento economico finanziario.
Ma la cosidetta sinistra, rappresentata degnamente nella seconda metà del 1900 dal PCI, non solo non ha metabolizzato compiutamente gli errori commessi nel passato, ma non è riuscita a cogliere nemmeno le profonde trasformazioni della società civile dovute alla globalizzazione e le diverse aspettative del suo elettorato continuando a frantumarsi in una miriade di micro formazioni politiche che non rappresentano nessuno, ma che comunque sottraggono forza al partito progressista e riformatore qual è l’attuale PD che rappresenta invece un un baluardo vero contro il capitalismo avendo messo in atto, durante il governo Renzi, nuovi ed inediti metodi politici che, prescindendo da prassi politiche marxiste o di pseudosinistra, ha lavorato ed operato all’interno del sistema capitalistico per una più equa redistribuzione della ricchezza prodotta. E’ impressionante il panorama di divisione politica all’interno della cosidetta area di sinistra: Partito socialista italiano, Sinistra ecologia e libertà, Sinistra italiana, Partito comunista italiano, Partito della rifondazione comunista, Partito comunista dei lavoratori,  Alternativa comunista, Sinistra anticapitalistica, Possibile, Sindacati ed altre piccolissime formazioni i cui capi, mascherando il loro interesse personale per la conquista di poltrone istituzionali, ingannano le classi lavoratrici promettendo lotte politiche di sinistra per la conquista di condizioni di lavoro ed economiche più favorevoli.
Ma tutte queste formazioni di sinistra stanno veramente lottando all’interno delle nostre società per ottenere sostanziali miglioramenti delle classi meno abbienti? Stanno conducendo azioni politiche in grado di aumentare il tenore di vita dei lavoratori? I Sindacati di sinistra stanno lottando per migliorare le condizioni del  lavoro all’interno delle fabbriche o per ottenere miglioramenti salariali per permettere alle totalità delle famiglie italiane di arrivare agevolmente alla fine de mese? Le risposte non possono che essere negative, dal momento che non solo in Italia, ma in tutto il mondo i poveri diventano sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi, un mondo che dal sistema di sfruttamento capitalistico sta passando inesorabilmente ad un sistema imperialista, già ipotizzato da Carlo Marx, gestito da una ristretta cerchia di poteri forti che agisce non più, per fare profitto, sullo sfruttamento della forza lavoro, ma opera sulle grandi speculazioni finanziare creando ad arte bolle speculative in vari settori del mercato finanziario per poi farle crollare al momento opportuno per fare giganteschi profitti. Tutti ricordano la terribile crisi finanziaria dei “Sub-prime” del 2008 che portò il mondo intero sull’orlo di un disastroso fallimento finanziario.
Tutta questa proliferazione di movimenti, di partituncoli, di associazioni che hanno la pretesa di basare le loro azioni politiche sulle prassi ideologiche marxiste, cioè di sinistra, in realtà non riescono a dare nessun contributo al miglioramento di vita delle classi lavoratrici anzi la loro insipienza politica dovuta all’eccessiva frantumazione crea incertezza, smarrimento, disorientamento che si ritorce poi contro le stesse classi meno abbienti sempre più incerte ideologicamente e timorose del futuro. I sindacati che negli anni 60-80 lottavano contro i proprietari delle grandi e medie aziende per garantire salari accettabili, per ottenere condizioni di lavoro all’interno delle fabbriche che non offendessero la dignità dei lavoratori oggi invece fanno politica, vogliono incidere, impropriamente, sulla promulgazione di leggi dello Stato, raccolgono firme per indire referendum abrogativi di leggi regolarmente approvate dal Parlamento confondendo non solo i ruoli istituzionali ma anche le aspettative dei lavoratori e di tutti i cittadini italiani in genere.
Purtuttavia questo insensato processo di frantumazione politica della sinistra non si arresta ed è proprio di questi giorni la fuoriuscita dal Partito democratico di importanti dirigenti tipo Bersani, Speranza, Rossi, D’Alema che, dopo essersi abbracciati sul palco del Testaccio al canto di “Bandiera rossa”, si sono uniti ai fuoriusciti di SI dando vita ad un nuovo partito che si chiamerà Democratici e Progressisti (DEP) da cui, con ogni probabilità, usciranno, dividendosi, i progressisti di SI non favorevoli al governo Gentiloni: una vera e propria tragedia, una tragica situazione  messa in atto da noti politici irresponsabili già recidivi che, si spera, non portino ad una vittoria del M5S alle prossime elezioni politiche. Renzi, da politico moderno e scaltro che invece guarda al futuro, avendo capito che le lotte politiche vecchie e stantie basate sulle idee marxiste non possono essere più vincenti poiché la rivoluzione proletaria non è più proponibile, dopo aver scalato il PD diventando segretario del partito è riuscito a conquistare anche il potere esecutivo diventando Presidente del Consiglio per poi adottare una politica riformista che è venuta incontro, se pur in maniera ancora insufficiente, alle esigenze delle classi meno abbienti.
E’ questo il nuovo metodo di lotta che potrà avere degli effetti positivi per una redistribuzione più equa della ricchezza prodotta in un sistema in cui oramai impera il potere capitalistico: il Jobs act ha creato in tre anni 600.000 posti di lavoro in più anche se con un rallentamento dovuto alla progressiva minore defiscalizzazione alle imprese; la riforma della scuola ha permesso la stabilizzazione ed il passaggio a ruolo di 130.000 insegnanti anche se molti di loro non hanno ottenuto il posto di lavoro nella zona di residenza; La riforma del pubblico impiego sta eliminando situazioni di vero e sfacciato abuso dei dipendenti disonesti, a breve saranno rinnovati i contratti sindacali fermi dal 2010,  verranno inoltre indetti concorsi pubblici per rimpiazzare le professionalità in uscita; è stata portata a termine la riforma delle unioni civili che finalmente ha messo l’Italia nel novero della nazioni più civili del mondo. Di pari passo è stata portata a compimento  una redistribuzione della ricchezza prodotta aumentando di 80 euro mensili gli stipendi di 10 milioni di italiani entro uno specifico range di reddito oltre ai buoni Bebè di 1000 euro ed ai buoni di 500 euro assegnasti a insegnanti e a studenti maggiorenni per l’aggiornamento culturale. Se fosse stata approvata la riforma costituzionale promossa da Renzi il senato sarebbe stato abolito risparmiando 500 milioni di euro, non ci sarebbero più i costi legati al carrozzone CNEL, l’iter legislativo sarebbe stato più veloce e snello, libero dal bicameralismo perfetto e si sarebbero risparmiati milioni di euro con l’eliminazione dei contenziosi Stato-regioni.
Ma di cosa ha bisogno oggi il nuovo PD uscito dalla scissione per attrarre il consenso elettorale delle classi operaie e medie che stanno pian piano impoverendosi sempre più? Io penso che, dopo la caduta di tutti i modelli morali ed etici ad opera di un capitalismo che ha fatto del materialismo più sfrenato e del massimo profitto possibile i suoi cavalli di battaglia principali causando così diseguaglianze sociali, povertà assoluta, sofferenza, dolore e rabbia, non siano ancora bastevoli le politiche riformatrici di tipo Renziano che in qualche modo sono riuscite a redistribuire in maniera insufficiente la ricchezza prodotta, ma sia necessario elaborare, all’interno del PD, nuove ed inedite prassi ideologiche che abbiano il duplice effetto di ridare speranza per il futuro alle masse lavoratrici sfruttate e nello stesso tempo convincano gli sfruttatori, i capitalisti ad abbandonare le loro eccessive politiche di rapina essendo queste non solo ingiuste ma, alla fine, anche portatrici di odio, di risentimenti profondi, di violenza e non di rado portatrici di morte che porteranno l’umanità a precipitare in un baratro di rovina senza fine.

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