L’insegnamento di Gesù ed i comportamenti dei suoi vicari

Tra il 70 d.C. ed il  IOO d.C. fu redatto il Nuovo Testamento, cioè i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e le lettere di Paolo, in cui Gesù fu elevato dagli evangelisti al rango di figlio di Dio e creata, sulla sua persona, una religione che ancora oggi, dopo 2019 anni è presente in quasi tutti le nazioni del mondo. Bisogna sottolineare che dalla personalità e dalle azioni di Gesù scaturì un potente centro di potere, il potere spirituale gestito dalla Chiesa cattolica, che per diciannove secoli consecutivi è  riuscito ad essere, alle volte anche con la violenza e con la coercizione, più incisivo e importante del potere temporale.
Solo nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, ebbe fine il potere temporale dei papi. Purtuttavia ancora oggi la Chiesa cattolica esercita una grande influenza sulle masse cristiane riuscendo a gestire ed a canalizzare milioni e milioni di voti nei paesi democratici in cui vengono indette libere elezioni. Ecco perché capi di stato e di governo di tutte le nazionalità fanno la fila in Vaticano per essere ricevuti dal pontefice e ricevere da lui l’approvazione alle loro politiche nazionali. La moralità, l’altruismo, l’amore per il prossimo, la difesa dei deboli e degli oppressi, l’alto senso di giustizia e di uguaglianza sociale che scaturiscono dai Vangeli di Cristo nonché l’universalità delle istituzioni ecclesiastiche fanno della Chiesa cattolica, potenzialmente, l’unica istituzione che, a mio avviso, possa salvare l’umanità dal baratro di immoralità, di corruzione, d’ intolleranza, di egoismo verso cui sta inesorabilmente precipitando.
Purtuttavia per poter raggiungere questo alto obbiettivo la Chiesa deve cambiare in profondità le proprie politiche sociali, i propri comportamenti dottrinali e le sue politiche finanziarie ed adeguarsi alle indicazioni  che scaturiscono dalle esortazioni e dagli ammonimenti più veri, profondi e razionali contenuti nei Vangeli  tramite i quali Gesù voleva cambiare e rinnovare la società ebraica del suo tempo.
In altri termini la gerarchia ecclesiastica deve ridimensionare le teatrali  attività liturgiche, le canonizzazioni, le beatificazioni, le santificazioni, le fastose celebrazioni religiose in cui si vedono schiere di cardinali, di vescovi, di sacerdoti nelle loro sgargianti ed eleganti divise sfilare al cospetto del loro capo supremo, il papa, per omaggiarlo come un monarca. Ma questi effetti di facciata, che sono comunque indispensabili per attirare schiere di fedeli sempre bramosi di godere delle fastosità teatrali dei grandi eventi liturgici più che riflettere sulle ingiustizie sociali che affliggono l’umanità intera, sono ben poca cosa rispetto ai colossali interessi che ruotano intorno alle attività economico-finanziarie per il mantenimento e la gestione  dell’intero apparato ecclesiastico.
In effetti, sotto questo profilo, la Chiesa cattolica è ben lontana dallo spirito di povertà e di comunione adottato e raccomandato da Cristo durante la sua missione evangelizzatrice in terra di  Galilea e di Giudea poiché fiumi di danaro affluiscono nelle casse del Vaticano: l’ obolo di San Pietro, le elemosine che si raccolgono nelle chiese, i ricavi ottenuti dalle messe officiate in memoria dei defunti, gli introiti derivanti dai pellegrinaggi religiosi in santuari e luoghi di culto  in cui sono apparse più volte, miracolosamente, le icone per eccellenza del cristianesimo, la ricca gestione dei matrimoni, dei battesimi, dei funerali sono alcune fra le molte altre fonti di commercio di cui si serve  la Chiesa cattolica per introitare danaro fresco nelle sue casse. Non bisogna poi dimenticare i finanziamenti dello Stato italiano il maggiore dei quali è senz’altro quello dell’8 per mille sul gettito complessivo dell’IRPEF versato annualmente alla Chiesa cattolica che, nel solo 2008, è costato allo Stato italiano ben un miliardo di euro.
Ma la vera ricchezza della Chiesa cattolica risiede nel suo patrimonio immobiliare non solo all’interno dello Stato Vaticano che si estende su di una superficie di 44 kmq, ma anche al di fuori delle sue mura, dentro la città di Roma; patrimonio che gode di un particolare stato giuridico stabilito dal Concordato che esenta il Vaticano dal pagamento di tributi di ogni genere allo Stato Italiano. In aggiunta nel 1992, con un decreto legislativo, il governo italiano introdusse l’esenzione ICI per tutti gli immobili di proprietà della Santa Sede adibiti a luoghi di culto, ad attività assistenziali, sanitarie, culturali, didattiche e ricreative. Oltre alle meravigliose basiliche che sono considerate patrimonio dell’umanità la Chiesa possiede nella città di Roma numerosissimi palazzi di straordinaria bellezza e valore poiché realizzati in epoche molto antiche da straordinari architetti e sedi di storia secolare. Il patrimonio immobiliare della Santa Sede è, tuttavia, sparso in tutto il mondo: migliaia di diocesi, di vescovadi, di prelature, di musei, di biblioteche, di chiese, di ospedali che la Chiesa gestisce incassando grandi quantità di danaro. Ora sarebbe molto lungo ed oneroso illustrare dettagliatamente gli introiti che pervengono alla Santa Sede dalle proprietà  immobiliari sotto forma di affitti, dalle rendite dovute alla ricettività turistica, dagli utili derivanti da spregiudicate transazioni finanziarie effettuate dalla banca vaticana, lo IOR ,  dai profitti ottenuti da attività commerciali e dal fiume di danaro proveniente dalle attività di culto precedentemente illustrate. L’unica considerazione che si può fare e che può essere facilmente documentata è la lontananza dallo spirito evangelico con cui la Chiesa cattolica opera nel contesto della società umana. Ha, però, la Chiesa cattolica la forza necessaria per discostarsi dai suoi molti interessi materiali che fanno dello Stato Vaticano, proporzionalmente parlando, uno degli Stati più ricchi al mondo?  Possiede essa, al suo interno, quella capacità etica, morale e culturale per assumere orientamenti socio-politici che siano più vicini ai principi ed alle normative chiaramente elencati da Gesù durante le sue predicazioni in Galilea e in Giudea? Bisogna purtroppo prendere atto che, nel campo socio-politico, la Chiesa ha scelto di disimpegnarsi o meglio di non assumere orientamenti chiari, espliciti, oggettivi temendo che le giuste esortazioni a seguire e ad applicare le norme evangeliche per riequilibrare le disastrose diseguaglianze fra le classi sociali potessero offrire un valido sostegno alle istanze ideologiche marxiste, le quali sostengono, invece, con molto più spirito evangelico l’abolizione di quella proprietà privata ottenuta con lo sfruttamento brutale delle masse operaie e la necessità di una più equa distribuzione dei beni materiali per evitare ingiustizie, divisioni insanabili, lotte fratricide.
La proprietà privata, il simbolo per eccellenza del liberismo difeso ad oltranza dalle classi dominanti di ogni tempo, è stata anche una fra le più importanti istanze sociali sostenute e difese senza “se” e senza “ma”  in quasi tutte le encicliche pubblicate, nei secoli, dai vari pontefici che si sono avvicendati nel governo della Chiesa. Leone XIII (1878-1903), Pio X (1903-1914), Pio XII (1939-1958), Giovanni XXIII (1958-1963), Giovanni Paolo II (1978-2005) sono stati i pontefici che, dopo la caduta del potere temporale dei papi avvenuta nel 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia, hanno continuato a difendere la proprietà privata dando, così, una misura della netta convergenza fra gli interessi materiali della Chiesa cattolica e gli interessi del sistema capitalistico. (Dio, fede e inganno -Arduino Sacco Editore- p.p. 145,153).
Purtuttavia ci  sono stati due papi che si sono sganciati, dopo la perdita del potere temporale, dal tradizionale attaccamento secolare ai beni materiali e che possono essere considerati, all’interno dell’istituzione ecclesiastica, come le eccezioni che confermano la regola. Si tratta di papa Benedetto XV che governò la Chiesa dal 1914 al 1922 e di Paolo VI che fu vicario di Cristo dal 1963 al 1978.
Benedetto XV assunse un atteggiamento d’ intransigente opposizione allo scoppio della prima guerra mondiale appellandola come “orrenda carneficina” e “Flagello dell’ira di Dio”. Distribuì più di ottanta milioni di lire ai contadini russi colpiti da una spaventosa carestia ed ai contadini cinesi colpiti da spaventose calamità naturali dimostrando così uno spirito evangelico che non conosceva discriminazioni razziali o barriere ideologiche (Claudio Rendina-I papi storia e segreti-p.p. 644, 645).
Paolo VI nella sua enciclica ” Populorum Progressio” afferma che la destinazione della terra e dei frutti che essa produce o naturalmente o come effetto del lavoro dell’uomo, devono essere messi a disposizione di tutta l’umanità e di tutti i popoli, secondo la regola della giustizia concepita sulla base dell’amore fraterno e della solidarietà. << Non è del tuo avere, afferma Sant’ Ambrogio, che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune che tu ti annetti. La terra è data a tutti e non solamente ai ricchi>> (Populorum Progressio – Paolo VI – L’opera da compiere, cap. 3, par. 23).
L’elezione al soglio di Pietro del patriarca di Venezia Albino Luciani, avvenuta il 26/08/1978, che assunse il nome di Giovanni Paolo I destò grandi speranze fra i cattolici di tutto il mondo soprattutto per la semplicità e l’umiltà con cui si rivolgeva alle masse di fedeli facendo in modo che anche le persone più dimesse e modeste potessero capire i messaggi più veri e profondi espressi da Gesù nei suoi Vangeli. Egli seguì le orme che il suo predecessore, Paolo VI, aveva già messo in evidenza sul tema della proprietà privata  ed affermò, in una udienza generale, che l’arricchimento incondizionato e senza regole che dà luogo e giustifica la detenzione di grandi quantità di proprietà privata << non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto poiché i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza >>.
Giovanni Paolo I non sopportava che la banca vaticana , lo IOR, si comportasse come una qualunque banca d’affari o peggio, aborriva l’idea che lo Stato Vaticano potesse trarre profitti e utili  da transazioni bancarie spregiudicate, poco chiare o poco trasparenti poiché era convinto che la Chiesa cattolica, sulla scia degli insegnamenti lasciati da Cristo sui Vangeli, dovesse rinunciare alle ricchezze superflue che molto spesso distraevano la curia vaticana dalla loro alta missione evangelizzatrice. Dopo soli trentatré giorni di pontificato papa Luciani morì improvvisamente destando grande cordoglio fra i fedeli, ma suscitando anche incredulità e stupore in funzione delle molte versioni diverse fornite dai vertici del Vaticano sull’ora della morte, sulla persona che per prima scoprì il cadavere, sui fogli di appunti che stringeva fra le sue mani che , secondo alcuni, contenevano le nuove nomine che il papa era deciso a rendere pubbliche il giorno dopo. Sicuramente questa fu una morte che lasciò dietro di se dubbi e perplessità che ancora oggi permangono, soprattutto in funzione del fatto che i vertici vaticani si rifiutarono di far eseguire sul cadavere dell’illuminato pontefice un’autopsia che avrebbe sicuramente individuato le vere cause della morte. Tutte queste considerazioni fecero sì che il mondo intero si ponesse la seguente domanda: Giovanni Paolo I era morto per cause naturali o era stato ucciso?
Sono molte, a mio avviso, le similitudini caratteriali fra Giovanni Paolo I e l’attuale pontefice Francesco il quale ha già dato segnali molto forti sui cambiamenti radicali che è in procinto di mettere in atto per riformare in profondità la gestione delle più importanti istituzioni ecclesiastiche per avvicinare la Chiesa cattolica alle masse di poveri, di deboli , di diseredati così come predicò e fece Cristo durante la sua missione evangelizzatrice in terra di Israele. Troverà, questo papa umile e già molto amato dai fedeli, le stesse difficoltà incontrate da papa Luciani? Sarà in grado di arginare le spinte al conservatorismo della curia vaticana che Benedetto XVI non è riuscito a sconfiggere e che, con ogni probabilità sano state la causa delle sue clamorose dimissioni? Oggi credo sia ancora presto per dare un giudizio imparziale sull’operato di papa Bergoglio. Credo anche che gli apparati vaticani preposti alla  sicurezza del papa saranno sicuramente in grado di non ripetere gli errori del passato per fare in modo che l’attuale vicario di Cristo possa continuare a portare avanti la sua alta missione evangelizzatrice che, a mio avviso, rappresenta l’unica ancora di salvezza per l’umanità intera. Sicuramente ritornerò a parlare di papa Francesco in uno dei miei prossimi articoli.

2 pensieri su “L’insegnamento di Gesù ed i comportamenti dei suoi vicari

  1. Dalla tua analisi storica e di attualità, emerge con chiarezza che i vicari di Cristo ( e di Dio e dello Spirito Santo ) non hanno seguito i Suoi insegnamenti ma la ” dottrina ” attualizzata nel corso dei secoli per rimanere nei sistemi dei poteri umani.
    Personalmente riconosco solo Francesco d’Assisi come cristiano. Nei tempi più recenti madre Teresa di Calcutta si è distinta per la Sua scelta ma in condizioni sociali di contorno più favorevoli.
    Papa Francesco probabilmente lo faranno vivere perché si è conquistato la fiducia del mondo, pur essendo un gesuita.
    Vivere a contatto con la povertà materiale e spirituale è la strada che deve percorrere tutto l’universo delle Chiese Cristiane. Sono appena tornato da un viaggio della memoria in Russia nell’ansa del fiume Don a nord di Rostov sul Don dove morirono tanti soldati italiani e le camicie nere ed ho constatato come anche le chiese Ortodosse, Armene e la stessa Sinagoga risplendano di dorature e pietre preziose che male si coniugano con l’ambiente socio-economico circostante.
    Mi auguro che tutte le religioni che hanno fondamenta in comune subiscano ed attuino la rivoluzione di Francesco d’Assisi. Sai non vado da anni ad Assisi per il disgusto che ho provato per il diffuso mercato in ogni dove da parte del clero e dei laici. Ecco la mia scelta di vivere nelle vicinanze di uno Speco Francescano dove egli si riposava nei viaggi che compì per fare riconoscere il Suo modo di essere cristiano ed il Suo Ordine. Ma cosa ne è rimasto oggi ?

    1. Ciao Sandro, come ben sai Francesco d’Assisi, nella sua mistica conversione spirituale, si sentì investito dal Cristo crocifisso della missione di rinnovare una Chiesa in piena decadenza morale ed etica. Egli mise al centro della sua azione riformatrice l’amore per i poveri e per la creazione intera facendosi egli stesso il più povero fra i poveri così come fece Gesù Cristo durante la sua predicazione itinerante in terra di Galilea e di Giudea. Ora, uscendo dall’ambito religioso, bisogna riconoscere che ci sono stati tanti altri uomini che, laicamente, si sono posti sulla scia degli insegnamenti evangelici per cercare di riformare e cambiare questa nostra società globale oramai corrotta dall’adorazione del suo nuovo dio, il dio danaro. Gandhi, la “grande anima” fu un grandissimo uomo rimasto in povertà, ma che riuscì, con metodi non violenti, ad affrancare l’India da una brutale dominazione coloniale. Martin Luther King fu assassinato, negli USA, per la sua appassionata lotta contro il razzismo e la segregazione razziale. Chi non ricorda la potenza spirituale del suo sermone “I have a dream” che sognava un’umanità riunita sotto l’egida della fratellanza, dell’amore per il prossimo e di una piena e solidale giustizia sociale? Ernesto Che Guevara che abbandonò le sue cariche ministeriali all’interno del governo castrista per esportare l’esperienza rivoluzionaria cubana a favore delle masse povere e diseredate della Bolivia dove fu assassinato a sangue freddo. Nelson Mandela che, senza il ricorso alla violenza, è riuscito a sconfiggere l’odiosa apartheid in Sudafrica. Sono in pieno accordo con il tuo pensiero quando affermi, in occasione del tuo viaggio, che “Le chiese ortodosse, armene e la stessa sinagoga risplendono di dorature e pietre preziose che male si coniugano con l’ambiente socio-economico circostante”. Penso, infatti, che la Chiesa non sia ancora matura per schierarsi a favore di un cambiamento degli scandalosi rapporti sociali con cui viene amministrata l’attuale società umana, poichè è ancora troppo legata agli interessi terreni in termini di finanza, di proprietà privata e di interessi politici. Oggi è in via di canonizzazione Giovanni Paolo II che ebbe il grande merito di essere uno dei maggiori protagonisti della caduta del regime sovietico ma che ebbe anche il coraggio di affacciarsi al balcone del palazzo della Moneda a fianco del feroce dittatore cileno Augusto Pinochet avallando così e dando credibilità ad un governo abusivo che, con l’appoggio degli USA, aveva conquistato il potere con un brutale colpo di stato assassinando il suo legittimo presidente Salvador Allende. Penso, in ultima analisi, che vi sono stati e vi saranno ancora uomini illuminati sia religiosi che laici che, come stelle luminose, indicheranno all’umanità con il loro esempio la via da seguire sulla scia degli insegnamenti evangelici. Queste sporadiche stelle luminose sono però destinate a spegnersi e a non effondere più la loro luce – giusta la tua osservazione: “Cosa è rimasto oggi dell’insegnamento di Francesco?” – se la Chiesa cattolica, nella sua universalità, visibilità ed unità, non sarà essa stessa in grado di garantire la strada della fratellanza fra uomini e popoli, dell’amore per il prossimo, di una maggiore giustizia sociale come mezzi indispensabili per salvare l’umanità dalla caduta nell’abisso di una rovina senza fine. Mi scuso per la lunghezza della risposta. Gelasio.

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