Incompatibilità fra lo stato di Gesù Figlio di Dio e la sua discendenza davidica

Le genealogie riportate in Luca e Matteo, diverse fra loro nel susseguirsi della varie generazioni, furono elencate dai due evangelisti per dare credibilità e sostenere la discendenza sia di Giuseppe sia di Gesù dalla dinastia del re Davide.
Matteo costruisce la sua genealogia elencando quarantadue nominativi in ordine decrescente a partire da Abramo fino a Gesù (Mt 1, 1-16) e divide i nominativi in tre gruppi di quattordici generazioni: da Abramo a Davide, da Davide a Geconia, da Geconia a Gesù. Complessivamente la genealogia di Matteo comprende un periodo di circa duemila anni di storia ebraica caratterizzata da vicende politiche e religiose molto complesse la cui evoluzione ha inizio con un governo patriarcale da Abramo a Davide, continua con un governo monarchico da Davide a Geconia a cui segue, da Geconia a Gesù, la grave crisi della deportazione babilonese, del profetismo, dei patrioti Maccabei e dell’occupazione romana.
La genealogia di Luca inizia, invece, da Gesù e risale fino ad Adamo comprendendo ben settantasette nominativi (Lc 3, 23-38). E’ chiaro che mentre Matteo, con la sua genealogia, vuole dimostrare la discendenza davidica di Gesù, Luca va oltre e mette insieme una serie di nominativi, molti dei quali sconosciuti, per dimostrare, sì, la sua discendenza davidica, ma soprattutto per mettere in evidenza la filiazione divina di Gesù risalendo fino ad Adamo.
Ora in Matteo le ultime due generazioni sono le seguenti: Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria “dalla quale è nato Gesù” (Mt 1, 16). In Luca le prime due generazioni in ordine di elencazione sono le seguenti: Eli generò Giuseppe che a sua volta generò, “come si credeva”, Gesù (Lc 3, 23).
Ambedue gli evangelisti confermano, in modo molto ambiguo, la nascita sovrannaturale di Gesù: infatti Matteo afferma che Giuseppe era lo sposo di Maria, ma non dice espressamente che fu Giuseppe, in quanto sposo di Maria a generare Gesù, ma afferma, semplicemente, che Gesù nacque, ovviamente, da sua madre Maria. Lo stesso dicasi di Luca il quale, con la frase “come si credeva”, fa capire, in maniera altrettanto ambigua, che in pratica Giuseppe non fu il padre naturale di Gesù. In effetti le genealogie trasmettono al lettore attento e critico l’ambiguo messaggio che Gesù non nacque da un normale rapporto coniugale, ma fu concepito in maniera sovrannaturale per volere dell’Altissimo.
Ora, pur volendo ammettere la discendenza di Giuseppe dalla casa di Davide, non è possibile considerare Gesù consanguineo di Davide non essendo Giuseppe il suo reale padre ma solo il suo padre putativo. Al contrario, se Gesù fu figlio reale di Giuseppe, cioè nato da un normale rapporto coniugale fra Giuseppe e Maria, quindi consanguineo di re Davide cade l’ipotesi della sua nascita verginale e di conseguenza va in frantumi tutta l’impalcatura teologica costruita dagli evangelisti che lo vogliono rappresentare figlio dell’Altissimo. A questo proposito, però, sono da prendere in considerazione alcuni costumi radicati nelle antiche tradizioni ebraiche, i quali sono stati usati da alcuni studiosi per giustificare la discendenza davidica di Gesù pur non essendo Giuseppe, secondo i Vangeli, suo padre naturale ma solo suo padre putativo.
Nel matrimonio “Levirato” se un uomo sposato moriva senza aver lasciato figli, il fratello del defunto poteva sposare la vedova e il primo figlio maschio generato doveva essere considerato figlio del fratello morto invece che figlio del padre naturale (Gn 38, 6-11). Alcuni studiosi di tradizioni ebraiche affermano, inoltre, che nell’antico Israele un uomo che adottava un bambino aveva la possibilità di considerarlo, a tutti gli effetti, suo figlio naturale. Sia il figlio generato dal matrimonio Levirato sia il figlio adottivo avevano quindi diritto di essere annoverati nella linea genealogica del padre putativo cioè del padre che non li aveva concepiti.
Ora siccome Gesù non nacque da un matrimonio levirato se ne deduce che essendo stato concepito, secondo Matteo e Luca, dall’Altissimo Egli fu semplicemente un figlio adottivo di Giuseppe che aveva però diritto di entrare, a pieno titolo, nella linea genealogica del padre putativo, cioè di Giuseppe, ed a discendere quindi dalla stirpe di Davide.
Questa estrapolazione è senz’altro una forzatura fatta da questi studiosi per salvare sia la discendenza davidica di Gesù sia la sua nascita verginale. Appare infatti giustificato l’inserimento di un figlio nato da un matrimonio levirato nella linea genealogica del fratello morto poiché nel bimbo vengono trasmessi, dal fratello che concepisce, gli stessi caratteri genetici del fratello morto. Nel caso di un figlio semplicemente adottato, qual è il caso di Gesù, invece non è plausibile né accettabile l’inserimento del figlio adottivo nella linea genealogica del padre adottivo, poiché vi è mancanza assoluta di consanguineità fra padre e figlio. In effetti la discendenza è legittima solo quando è garantita la trasmissione degli stessi caratteri genetici da padre in figlio e quindi da generazione a generazione.
La filiazione divina di Gesù e la sua nascita verginale non solo rappresentano gli assunti per eccellenza nella storia della salvezza, ma sono soprattutto gli elementi principali sui quali sono stati incardinati dissertazioni e discussioni senza fine per dare corpo e consistenza  alla teologia Mariana.
In Matteo, Giuseppe, lo sposo di Maria, fu avvertito in sogno da un angelo che la sua sposa era rimasta incinta per opera dello Spirito Santo e che avrebbe partorito un figlio a cui doveva essere posto il nome di Gesù. Il Vangelo di Luca amplia e dilata il racconto: qui non si tratta di un sogno ma di un’apparizione vera e propria dell’Arcangelo Gabriele che rivela a Maria che Dio onnipotente l’aveva scelta per concepire e partorire un figlio che sarebbe stato chiamato “Figlio dell’Altissimo” ed a cui il Signore Iddio gli avrebbe affidato il trono di Davide ed il suo regno non avrebbe avuto mai fine.
E’ chiaro ed evidente che quelli di Matteo e Luca sono racconti leggendari, creati ad arte per dimostrare l’origine divina di Gesù e l’assoluta purezza della madre e come tali possono essere creduti solo ed esclusivamente per via di fede religiosa. In realtà Gesù era il figlio primogenito di una numerosa famiglia composta di fratelli e sorelle: << Non è costui il falegname? Il figlio di Maria e il fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda e di Simone e le sue sorelle non sono qui fra noi? >> (Mc 6, 3); (Mt 13, 55-56). questo brano riportato nei Vangeli di Marco e di Matteo è un punto chiave nella lettura e nell’interpretazione dei fatti evangelici in quanto mette in crisi tutta l’impalcatura leggendaria costruita intorno alla nascita verginale e quindi divina di Gesù.
Razionalmente parlando si può affermare che quella di Gesù fu una nascita avvenuta secondo le leggi di natura e che l’esistenza di fratelli e sorelle dimostra che Maria ebbe normali rapporti coniugali con il marito Giuseppe dal quale ebbe origine una normale e povera famiglia galilea che visse secondo gli usi ed i costumi del tempo. La Chiesa ha cercato di salvare la nascita sovrannaturale del Nazzareno adducendo la motivazione che i menzionati fratelli e sorelle di Gesù elencati nei Vangeli di Marco e di Matteo fossero in realtà i cugini in quanto all’epoca sia la lingua ebraica sia l’aramaica non erano in grado di fare distinzione fra fratelli e cugini. Tutti gli studiosi del Nuovo Testamento sono d’accordo nell’affermare che le persone elencate in Marco e Matteo sono realmente i fratelli carnali di Gesù in quanto i Vangeli furono scritti in greco e la lingua greca distingue in maniera inequivocabile il significato fra fratello e cugino.
Le forzature e le manipolazioni che sia Luca sia, in special modo, Matteo introducono nei loro rispettivi Vangeli per dimostrare la messianicità, la filiazione divina di Gesù e la sua nascita verginale, le argomentazioni fantasiose e le conseguenti contraddizioni che emergono da una lettura critica dei Vangeli mettono il lettore attento nella condizione di considerare leggenda la maggior parte dei fatti e degli accadimenti narrati nei Vangeli dell’infanzia. (Gelasio Giardetti – Gesù, l’uomo – Andromeda editrice)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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