Papa Francesco e Karl Marx

Ho letto con molto interesse l’intervista che Franca Giansoldati del Messaggero ha fatto, in data 29/06/2014, all’attuale pontefice Francesco I al secolo cardinale Bergoglio, rimanendo non solo sbalordito, ma anche incredulo di fronte alle risposte che egli ha dato alla giornalista sul tema del comunismo e del marxismo.
Bisogna però, in prima istanza, appurare e capire se queste risposte sono state dettate da pura ingenuità politica che non ha permesso al papa di valutare appieno le reazioni interna negative di una curia reazionaria e conservatrice o se esse simboleggiano il vero pensiero del capo della cristianità. Ora siccome è impossibile pensare che un uomo di esperienza pastorale come papa Bergoglio possa non pesare attentamente le sue parole prima di darle in pasto all’opinione pubblica, bisogna dire che le sue affermazioni rappresentano veramente il suo reale pensiero.
Ma ora andiamo ad analizzare nei dettagli l’intervista e commentare le risposte date dal pontefice alle argute domande della giornalista: << Lei passa per essere un Papa comunista, pauperista, populista. L’Economist che le ha dedicato una copertina afferma che parla come Lenin. Si ritrova in questi panni? >>. La risposta di Bergoglio ha dell’incredibile, poiché dopo centinaia di anni di condanna senza riserva del comunismo da parte di tutti i papi che si sono succeduti sulla cattedra di Pietro egli, a nome della Chiesa, rivendica addirittura l’anima prettamente comunista e marxista che emerge e si evidenzia da una lettura attenta dei Vangeli.
Ecco la risposta del pontefice: << Io dico solo che i comunisti ci hanno rubato la bandiera. La bandiera dei poveri è cristiana. La povertà è al centro del Vangelo. prendiamo Matteo 25, il protocollo sul quale saremo giudicati: ho avuto fame, ho avuto sete, sono stato in carcere, ero malato, ignudo. Oppure guardiamo le beatitudini, altra bandiera. I comunisti dicono che tutto questo è comunista. Sì, come no, venti secoli dopo. Allora quando parlano si potrebbe dire loro: ma voi siete cristiani >>. Queste affermazioni sono semplicemente rivoluzionarie poiché danno, per la prima volta, consistenza politica ed ideologica ad un’equazione mai ammessa prima dalla Chiesa universale, equazione che può essere così tradotta: << DOTTRINA MARXISTA  =  DOTTRINA EVANGELICA >>.
Questa equazione, ammessa e sostenuta dal vicario di Cristo sulla terra o, se si vuole, dal successore di Pietro ci fa dire che siamo non solo all’inizio di un positivo ed eccezionale cambio epocale della rotta politico – pastorale tenuta sino ad oggi da un capo della cristianità, peraltro atteso ed auspicato da tanto tempo dalle masse proletarie sfruttate di tutto il mondo, ma anche di fronte ad una rivoluzione vera e propria che  pone la Chiesa non più come stampella del potere costituito o come parte integrante delle classi capitalistiche dominanti ma la colloca, proprio così come si evince dallo spirito evangelico, al servizio di tutta l’umanità sofferente e sfruttata che oggi rappresenta la maggior parte della popolazione mondiale.
E’ molto importante e significativo notare che nell’intervista il papa non richiama allocuzioni evangeliche dogmatiche indiscutibili cui bisogna credere solo ed esclusivamente per mezzo di atti di fede ma mette in risalto, attraverso Matteo 25 e le beatitudini, tutte quelle esortazioni evangeliche che non solo avevano il reale e sostanziale obiettivo di cambiare  la società ebraica dell’epoca, ma reinterpretate alla luce di questa nostra società moderna esse risultano potenzialmente valide per riformare anche l’attuale società capitalistica: << Beati voi poveri che adesso avete fame, perché sarete saziati >> (Lc 6, 20-21).
Mi permetto però di dissentire dall’opinione del pontefice quando nell’intervista egli afferma che Dio << Non condanna affatto i ricchi, semmai le ricchezze quando diventano oggetti idolatrati. Il dio danaro, il vitello d’oro >>. Ma sono solo gli avidi, gli accaparratori, gli sfruttatori, i corrotti, i truffatori, i fraudolenti, in ultima analisi i ricchi,  ad appropriarsi indebitamente della maggior parte dei capitali prodotti, sottraendo così a gran parte dell’umanità, che trae sostentamento dal frutto del proprio lavoro, le minime risorse per vivere con dignità e serenità. In effetti il Vangelo afferma senza se e senza ma << Ma guai a voi ricchi che adesso siete sazi perché patirete la fame >> (Lc 6, 24-25).
Bisogna riconoscere tuttavia, a parte alcuni cristiani comportamenti di pochissimi illuminati papi, che in pratica la Chiesa cattolica fino ad oggi è stata sempre parte integrante della classe capitalistica dominante e che, prima dell’unità d’Italia per secoli e secoli, contrariamente al testamento evangelico di Cristo, essa stessa ha rappresentato il potere assoluto in quanto detentrice sia del potere temporale che del potere spirituale, cioè il massimo grado del potere.
Ed allora è giusto evidenziare, contrariamente a ciò che afferma il pontefice, che non sono stati i comunisti o i marxisti a rubare alla Chiesa la bandiera della difesa dei diritti umani e dei poveri, ma è stata essa stessa a non volerla raccogliere preferendo seguire, nei secoli, la via che porta al potere, agli agi, alla ricchezza, alla magnificenza ignorando i sacrosanti e giusti principi di difesa dei poveri, degli emarginati, dei diseredati che emergono da una lettura attenta e razionale dei testi evangelici. Ad esempio uno degli errori più grossolani attuati in epoca moderna dalla Chiesa cattolica nella persona di uno dei suoi più alti rappresentanti cioè il papa Giovanni Paolo II, è stato il rifiuto e la condanna della “Teologia della liberazione” applicata in Sud America dall’episcopato latino americano in difesa delle classi meno abbienti di questa parte del mondo sfruttate brutalmente, tra il 1970 ed il 1990, dai governi golpisti di estrema destra conniventi con gli interessi delle multinazionali americane.
La “Teologia della liberazione”, d’impostazione ideale prettamente evangelica, traeva ispirazione non solo dal movimento dei preti operai, sacerdoti che in Francia scelsero come missione pastorale di lavorare nelle fabbriche per condividere le sorti della classe operaia sfruttata e senza diritti, ma anche dalla lotta portata avanti da Martin Luther King negli Stati Uniti d’America per la conquista dei diritti civili della popolazione di colore. Fra i principali protagonisti della teologia della liberazione bisogna annoverare non solo il francescano Leonardo Boff , il sacerdote Gustavo Gutierrez ed altri teologi, ma anche il martire indiscusso dell’ America Latina, l’arcivescovo Oscar Romero, ucciso dagli squadroni della morte al servizio del governo Salvadoregno di estrema destra, mentre stava celebrando messa.
Ed è appunto dopo queste puntualizzazioni storiche, che pongono la Chiesa cattolica fianco a fianco con le egoistiche classi capitalistiche mondiali per l’ intransigente difesa dei propri privilegi e delle sue immense ricchezze sparse in quasi tutte le regioni del mondo, che le affermazioni di papa Francesco assumono un valore di incredibile significato rivoluzionario, in special modo quando egli accetta l’ideologia  marxista ritenendola, a ragione, molto affine agli ideali evangelici ma aborrita da tutti i papi del dopo unità d’Italia grazie alla famosa  allocuzione coniata da Carlo Marx: << La religione è l’oppio dei popoli >>. Anche in questo caso è opportuno però fare una importante precisazione: Marx non disse << Il Vangelo è l’oppio dei popoli >> poiché riteneva che i principi evangelici fossero non solo giusti ed adeguati, ma anche molto affini al suo pensiero ideologico per costruire una società umana più solidale, meno egoistica e più attenta alla salvaguardia della dignità  di tutti gli uomini.
Questo vento nuovo che spira dal Vaticano, dal centro della cristianità,  che ravviva la speranza delle classi indigenti e povere di questo nostro mondo può essere colto anche nelle parole che papa Francesco enuncia nel suo ultimo documento pastorale “Evangelii Gaudium”:  << Oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. […] Non si può più tollerare che si getti il cibo quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. […] Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. […] Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile, che prima o poi provocherà l’esplosione. […] Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice.  […] In questo sistema, che tende a fagocitare tutto al fine di accrescere i benefici, qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta. […] L’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del danaro. […] La finanza e l’economia trasformano […] l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo. […]. In tal senso esorto i governanti dei vari paesi a considerare le parole di un saggio dell’antichità: “Non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e privarli della vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro” >>.
Questa è la strada su cui sembra volersi incamminare la Chiesa di papa Francesco anche perché egli, più volte, ha affermato di sognare una “Chiesa povera” al servizio dei poveri così come fece Gesù durante la sua missione pastorale in Galilea ed in Giudea. Diverse azioni del pontefice, poi, sono coerenti con le sue affermazioni:  non risiede nei lussuosi appartamenti papali ma nella più modesta residenza di santa Marta; si presta molto volentieri all’abbraccio del popolo; la tirata di orecchi che, durante la messa del 27 marzo 2014, egli ha voluto dare ai parlamentari italiani sul tema della corruzione; la richiesta di perdono alle vittime della pedofilia ecclesiastica; la scomunica ai mafiosi.
Bisogna riconoscere che questi segnali riformisti dati dal pontefice concorrono a rafforzare la speranza nelle masse popolari mondiali di un reale cambiamento di rotta politica di una Chiesa universale che, essendo tale, ha un immenso potere contrattuale nei confronti dell’assurda politica capitalistica attuata nella maggior parte delle Nazioni di questo nostro mondo. In effetti la Chiesa è l’unica istituzione in grado di fermare il degrado morale ed etico in cui sta sprofondando l’umanità solo se essa avrà la capacità di rinnovarsi mettendo in atto tutte quelle norme evangeliche che mettono al centro dello sviluppo umano una maggiore uguaglianza sociale; la condanna esplicita e totale del capitalismo nella sua attuale forma che genera povertà, indigenza e morte; il rifiuto della guerra e della violenza portatrici di sofferenze indicibili per gran parte dei cittadini  di questo nostro pianeta; l’abolizione dello sfruttamento indiscriminato non solo di tutte le risorse della Terra, ma anche dello sfruttamento dei minori, delle donne, dei popoli; l’abolizione di tutte le forme di schiavismo ancora operante ed attivo in molte regioni del mondo.
Bastano, dopo quanto elencato, i blandi seppur positivi segnali che il papa ha voluto dare ai cittadini del mondo per far sì che la Chiesa diventi effettivamente paladina e tutrice delle esigenze dei poveri, dei diseredati, degli oppressi? Sono sufficienti le semplici esortazioni che il pontefice, nelle udienze settimanali o nei grandi raduni di popolo, indirizza ai governanti, ai politici, ai vertici militari di Nazioni in guerra fra loro per far sì che si prenda finalmente coscienza dei gravi danni materiali , morali ed etici che l’uomo, con i suoi egoistici comportamenti, sta facendo a se stesso?
No, a mio avviso non bastano né sono sufficienti!! Io penso che papa Francesco debba iniziare a tuonare contro i governanti e le lobbies di quelle Nazioni che sono garanti  di sistemi politici in cui l’accaparramento della ricchezza con metodi fraudolenti, l’adorazione del danaro ed il consumo più sfrenato sono alla base di uno sviluppo sociale iniquo, egoistico e senza regole certe, dove il più forte schiaccia inesorabilmente il più debole.
Io  sto semplicemente affermando che la Chiesa ed  Il pontefice hanno il dovere morale di ritornare ad occuparsi di politica reale adottando come base ideologica i principi evangelici per informare gli elettori di tutte le nazioni democratiche del mondo, sui comportamenti non solidali di organizzazioni politiche, sugli egoismi di potenti gruppi di pressione, sulla disonestà di governanti scorretti non solo politicamente, ma anche ideologicamente responsabili, tutti, di creare all’interno della società umana non solo povertà, indigenza, miseria sia materiali che culturali, ma anche di scatenare odio, violenza e distruzione nel momento in cui l’esasperazione delle masse proletarie raggiungerà livelli non più sopportabili.
Io non affermo che la Chiesa, in questo inedito piano strategico futuro,  debba caricarsi di responsabilità politiche di governo, ma sostengo che essa debba assumere il nobile ruolo di garante di una maggiore giustizia sociale per raggiungere livelli di redistribuzione della ricchezza prodotta più equi e solidali; come? In che modo?  Con la deterrenza politica di gestire, indirizzare, convogliare, l’immenso consenso elettorale proveniente dalle sterminate masse cattoliche di tutto il mondo verso quelle organizzazioni di potere che basano le loro azioni politiche sui principi della dottrina evangelica o, se si vuole,  della dottrina marxista.

4 pensieri su “Papa Francesco e Karl Marx

  1. Sei ancora pieno di aspettative perché fiducioso della classe politica e religiosa. Nel mondo attuale essere coerenti col proprio credo e mandato, laico o religioso, è così tanto penalizzante per essere realizzato. Solo coloro che professano ed attuano il proprio credo ai margini del mondo così detto civilizzato e condividendo tutto il disagio presente in quelle comunità realizzano nei fatti il comunismo/cristianesimo.
    Quanti ne hai conosciuti nella tua vita lavorativa e religiosa ?
    Io nessuno seppure, credimi, ho frequentato Paesi con differenti credi religiosi e sociali.
    Solo il ” dio ” denaro è al centro dei vari sistemi politici e religiosi e l’etica e la morale sono sempre utilizzati per sostenere ed incrementare il potere costituito.
    Ciao Gelasio perché è sempre un piacere leggerti.

    1. Ciao Sandro, sono sicuramente consapevole dell’enorme difficoltà di riuscire ad incidere in maniera significativa sull’andamento dell’attuale società. Ciò che oggi serve, a mio avviso, per evitare la catastrofe futura, è solo una redistribuzione della grande ricchezza prodotta a livello globale che è detenuta, però, da un numero ristrettissimo di capitalisti (questo argomento sarà il tema del mio prossimo articolo del mese di agosto).
      Ora, per rispondere alle tue riflessioni, voglio raccontarti un aneddoto: in occasione della presentazione del mio ultimo libro a Roma dovevano essere presenti all’evento due importanti teologi che scrivono su un’altrettanto importante rivista cattolica. Mi sono recato presso la sede di questa rivista per omaggiare uno dei due teologi del mio testo propedeutico ai loro rispettivi interventi. Abbiamo avuto una lunga discussione sul tema in oggetto alla fine della quale io mi sono dichiarato “Ottimista” su un possibile cambiamento sociale sulla base delle dottrine razionalistiche evangeliche e marxiste. Il teologo scuotendo la testa mi ha dato la seguente sorprendente risposta: “Figliuolo, penso che lei, più che un ottimista sia un “Utopista”. Ebbene, su un tuo post del 27 giugno, in cui condividi un link a proposito di “Brutto carattere”, affermi in pratica che è giusto ed essenziale per ognuno di noi essere sincero, ribellarsi, avere avversari, assumersi le responsabilità delle proprie scelte. Io non solo sono perfettamente d’accordo ma a questi aggettivi aggiungo anche L'”Utopia” che può essere un utile strumento per scuotere le coscienze.

      1. Ama il prossimo tuo come te stesso. Da ciascuno secondo le proprie capacità …. a ciascuno secondo i propri bisogni. Secondo te potrebbe essere questo il punto di partenza per cambiare le sorti dell’umanità? Ricorda che l’uomo è sempre stato da che mondo è mondo un grande egoista.

        1. L’allocuzione “Ama il tuo prossimo come te stesso”, ma anche la Regola aurea “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” sarebbero sicuramente le norme più efficaci per l’avvento e l’instaurazione di una società più giusta, equa e solidale. Purtroppo tali regole, per eccessivo egoismo dell’uomo come tu ben ricordi, non sono mai state messe in pratica nell’arco dei secoli, né dalle società civili medioevali, monarchiche ed oggi capitalistiche, né, tantomeno, dalla Chiesa cattolica che è stata sempre parte integrante del potere costituito. Il mondo, a mio avviso, ha bisogno di un radicale cambiamento dei rapporti sociali che dovrà necessariamente basarsi su una più equa redistribuzione dell’immensa ricchezza prodotta sul pianeta Terra che è poi una della condizioni imprescindibili indicata sia dal Vangelo sia dal Marxismo.
          Pur non essendo credente io penso che la Chiesa cattolica, dopo una radicale revisione delle sue posizioni politico-pastorali, grazie alla sua universalità, potrebbe essere l’unica istituzione in grado di salvare l’umanità dal degrado, dal caos e dalla violenza di un prossimo futuro poiché il Vangelo, nelle sue parti storiche e razionalistiche, è molto affine ai principi marxisti. In effetti bisogna dire che le prime comunità cristiane che sorsero a Gerusalemme dopo la morte di Cristo, non lasciarono cadere il suo messaggio riformatore e costruirono una società in cui l’economia era regolata da principi comunisti: “Tutti i credenti erano poi insieme ed avevano tutte le cose in comune e vendevano le possessioni e gli averi fra tutti secondo che alcuno ne avesse bisogno”(At 2, 44-45).
          La prima comunità cristiana regolata da principi di uguaglianza economica e religiosa ben presto si espanse e diventò molto numerosa, vivendo così nell’amore fraterno, poiché tutti erano solidali fra loro. “Non c’era alcun indigente fra loro giacché quanti si trovavano a possedere terreni o case vendendoli portavano i prezzi delle case vendute e li ponevano ai piedi degli apostoli. Si spartiva poi a ciascuno secondo i bisogni” (At 4, 34-35″). Questa allocuzione soddisfa pienamente la frase che tu hai postato “Da ciascuno secondo le proprie capacità…a ciascuno secondo i propri bisogni”.
          Un comunismo primitivo fu quindi applicato per la prima volta dalla società cristiana rimanendo operativo per oltre quattro secoli. Questa forma di sistema comunista ebbe fine solo nel momento in cui, nel 381 d.C., il clero entrò a far parte del potere costituito, corrompendosi, poiché Massenzio riconobbe la religione cristiana come religione di stato. In un certo senso papa Francesco non si è allontanato di molto dalla verità storica.
          Nel ringraziati per l’interessante intervento mi scuso per la lunghezza della risposta.

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