Migrazione e operazione Mare Nostrum

Su una spiaggia libica, bersagliata da un sole accecante e cosparsa di rifiuti, arrivano numerosi gruppi di persone formati da due, tre, quattro unità dirigendosi, con fare circospetto, verso un fabbricato fatiscente abbandonato. Costoro sono impazienti di rifugiarsi nel capannone diruto per sottrarsi all’infernale calore del sole e dove, con ogni probabilità, troveranno un minimo di accoglienza e ristoro fornito loro dalle bande criminali che organizzano i viaggi della speranza per attraversare prima il deserto africano e poi il Mediterraneo per giungere, infine, sulle agognate coste italo-europee.
Certo questi viaggi sono molto costosi;  famiglie intere investono i risparmi di una vita non solo per sottrarsi alla fame ed alla sete, ma anche per fuggire dagli orrori di sanguinose guerre, rivoluzioni, colpi di stato in atto in Africa e nel vicino Medio-Oriente. Attrae l’attenzione, in particolare, una famiglia formata da padre, madre, un ragazzo dall’apparente età di 17-18 anni e un bimbo di 6-7 anni. Essi provengono dall’Eritrea, un Paese disperato, ridotto alla fame ed alla sete da una feroce dittatura che ha messo il bavaglio ai media, ha cacciato via tutte le organizzazioni umanitarie e rifiuta tassativamente gli aiuti alimentari forniti dalle strutture governative internazionali. Un clima di guerra permanente vige in Eritrea, grazie al quale i giovani di 15-16 anni sono sottoposti a coscrizione obbligatoria che il più delle volte dura dai 15 ai 20 anni. Coloro che si sottraggono alla coscrizione fuggendo dal Paese, se trovati, vengono picchiati selvaggiamente, torturati e incarcerati in container di metallo esposti al sole del deserto per periodi di tempo calcolati appositamente per infliggere la massima sofferenza. Molto spesso i malcapitati perdono la loro vita: un dolore senza fine!
La famiglia eritrea dopo essere sfuggita alla cattura è giunta, con sofferenze inaudite, sulle coste libiche e, per evitare spiacevoli controlli, ha fretta di imbarcarsi su pescherecci fatiscenti per raggiungere al più presto le coste italo-europee; in particolare il bimbo di 6-7 anni di nome Amin, con grandissimi occhi neri e crespi capelli che gli incorniciano la fronte, vestito con una maglietta gialla e pantaloncini rossi è impaziente e chiede insistentemente al padre quando saliranno sulla barca che li porterà in Italia. Padre e madre, però, hanno la morte nel cuore sapendo che i loro parenti rimasti in patria, in particolare i vecchi genitori, saranno arrestati per ritorsione. Spetterà loro, una volta giunti in Italia, racimolare qualche migliaio di dollari da spedire alle autorità eritree quale riscatto per la liberazione dei genitori.
L’imbarco avviene in piena notte: dal capannone fuoriescono circa 500 persone di etnia siriana, libica, palestinese, somala, eritrea le quali con veloci gommoni vengono trasferite su un vecchio peschereccio, una vera e propria  bagnarola fatiscente, ed ammassate come animali nella stiva, nel vano motori, lungo le strette fiancate, sul tettuccio del vano timone. Inizia così l’agognato viaggio che li condurrà verso la libertà, lontano dagli orrori della guerra, dalle sopraffazioni, dai soprusi, dalla violenza, lontano anche dalla fame e dalla sete. E’ oramai l’alba, l’imbarco è stato completato, si accendono i motori e con essi si accendono anche le speranze di tutti i migranti di giungere sani e salvi in un porto sicuro; pian piano il barcone scivola sulle acque calme del mare fino a diventare un piccolo puntino sulla linea dell’orizzonte per sparire poi completamente alla vista.
Bisogna dire, però, che sulle sponde italiane le speranze, il dolore, le sofferenze dei migranti e della famiglia eritrea citata in questo articolo non sono state tenute, per un lungo periodo di tempo, in alcuna considerazione dalle leggi italiane: il “reato di clandestinità” previsto dalla legge Bossi-Fini era un complesso di norme che, con la motivazione di regolamentare gli ingressi dei migranti in Italia, in realtà rappresentava una barriera disumana ed immorale che trattava il fenomeno della migrazione come un problema da risolvere esclusivamente con norme penali da far rispettare con l’impiego delle forze di polizia, della marina militare, della guardia di finanza; un fenomeno da bloccare anche con respingimenti in alto mare senza tenere in alcuna considerazione il diritto di asilo per coloro che fuggono dalla guerra, dalla violenza e dalle persecuzioni. Addirittura c’era il rischio di procedimenti penali per “favoreggiamento alla clandestinità” a carico di coloro che in mare avessero prestato soccorso a barconi di migranti in difficoltà. La legge Bossi-Fini, una legge di destra nella quale possono essere individuate forme di razzismo volte ad escludere la presenza, nel nostro Paese, delle diversità: diversità nel colore della pelle, negli aspetti religiosi, negli usi e nei costumi; diversità che, a detta di gruppi razzisti, metterebbero a repentaglio le certezze culturali radicate nelle popolazioni autoctone ma che, in realtà, tendono ad escludere ogni forma di pietà, di tolleranza, di accoglimento, sentimenti che privano l’uomo stesso della propria umanità rendendolo sordo al grido di dolore di coloro che, pur di cambiare il proprio destino, sono disposti ad affrontare un terribile viaggio in cui sanno che, con ogni probabilità, potranno perdere la vita.
L’abrogazione del “reato di clandestinità”, previsto dalla legge Bossi-Fini, ha rappresentato un passaggio assolutamente fondamentale per far riacquistare all’Italia quella dignità e quell’onore necessari per essere riannoverata fra i paesi più civili ed accoglienti del mondo. Bisogna dire però che oggi la frontiera sud del territorio italiano bagnato dal Mediterraneo è anche una frontiera europea e l’aumento dei flussi migratori, dovuto in special modo alla primavera africana, cioè alla destabilizzazione della Libia, della Tunisia, dell’Egitto, alimentata peraltro dalle nazioni europee, nonché alla guerra civile scoppiata in Siria, rappresenta un enorme problema cui deve far fronte l’intera Europa.
Era il 3 ottobre del 2013 quando un’imbarcazione libica strapiena di migranti naufragò a poche miglia dell’isola di Lampedusa provocando la morte di 366 persone, di cui 83 donne e 9 bambini. I soccorritori raccontano l’orrore della scena del disastro e lo sgomento dei sopravvissuti, in particolar modo il dolore e la disperazione di un padre con un figlio di 17-18 anni, salvi ambedue a bordo di un gommone, che indicava una macchia giallo-rossa che galleggiava sulla superficie del mare: era il corpo senza vita del piccolo eritreo Amin che, caduto in mare, era annegato insieme alla madre incinta che cercava di salvarlo. “Viene la parola vergogna, è una vergogna” tuonò papa Francesco; il presidente del consiglio Enrico Letta, il vicepresidente Alfano, il presidente della camera Boldrini, il presidente della commissione europea Barroso, resero omaggio alle vittime del naufragio e si impegnarono a varare un provvedimento per fronteggiare l’emergenza umanitaria dei migranti nello stretto di Sicilia.
Il 18 ottobre del 2013 iniziò l’operazione “Mare Nostrum” che impiegava mezzi navali di pattugliamento del Mediterraneo, di aerei della marina militare, di navi di pronto soccorso ospedaliero dotate di gommoni veloci e di elicotteri per soccorrere i migranti in difficoltà. Dal gennaio 2014, grazie all’operazione “Mare Nostrum”, gestita solo ed esclusivamente dal governo italiano, sono stati soccorsi più di centomila persone facendo riconquistare all’Italia quell’onore, quella dignità, quella pietà che erano stati perduti con la politica dei respingimenti.
Purtuttavia le forze ostili all’accoglienza, alla solidarietà, all’amore per il prossimo hanno tuonato contro il cosiddetto buonismo del governo Renzi che, con l’operazione “Mare Nostrum”, ha salvato da sicura morte migliaia e migliaia di vite umane. “Altro sangue sulle mani di Renzi e 300.000 euro al giorno spesi per aiutare gli scafisti ad incentivare l’invasione dei migranti”; così si è espresso il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Il governatore della Lombardia Maroni ha affermato che “Il governo deve bloccare subito l’operazione Mare Nostrum perché è oramai un irresistibile richiamo per i clandestini” e Maurizio Gasparri di Forza Italia chiama l’operazione “Una vergogna costosa ed eterna”. Il movimento 5S, per bocca del suo leader Grillo, ha affermato che i migranti sono portatori della tubercolosi; l’affermazione è stata prontamente smentita dal ministro della difesa Pinotti in quanto tutti i migranti in arrivo sono continuamente monitorati e non sono stati rilevati casi di contagio.
Come si può essere così cinici ed insensibili nei confronti di povera gente che fugge dalla guerra, dalla fame e dalla sete, dalle persecuzioni? Una sola vita salvata vale molto più dell’intero costo annuo di Mare Nostrum. Quante volte ancora devono essere crocifissi, assassinati, torturati, oppressi gli Africani per ricevere giustizia? Dobbiamo ricordarci che il benessere attuale europeo è frutto anche di un feroce colonialismo che ha avuto termine solo 40-50 anni or sono. E’ nostro dovere ricordare che il colonialismo rapinò letteralmente i territori africani occupati estraendo oro, argento, diamanti, minerali di ogni genere da utilizzare nella madre patria; europeizzò le popolazioni imponendo loro lingua, religione, usi e costumi deupaperando quelle che erano le risorse culturali e le tradizioni autoctone. Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania, Belgio, Italia furono gli Stati colonialisti che applicarono sulle colonie una politica imperialista ritenendo che la missione civilizzatrice dell’uomo bianco fosse assolutamente necessaria per aiutare le popolazioni indigene ad uscire dal sottosviluppo. Niente di più falso! Laddove si organizzavano sacrosanti focolai di resistenza, le stragi delle popolazioni locali erano l’unica norma messa in atto dal generoso uomo bianco.
Nel Congo Belga, possedimento privato del re Leopoldo II la popolazione indigena fu ridotta alla schiavitù e si stima che morirono, fra il 1885 ed il 1908, circa 10 milioni di persone. Le popolazioni Herero della Namibia, all’epoca colonia tedesca (1904-1915), furono sterminate dall’esercito coloniale tedesco al comando del generale Lothar Von Trotha. Nel 1937, in seguito ad un attentato organizzato e portato a termine da patrioti  eritrei, il vicerè di Etiopia Rodolfo Graziani, rimasto ferito, ordinò una feroce e sanguinosa rappresaglia che causò più di 20.000 vittime. La Francia cancellò qualsiasi struttura di potere locale e tradizionale dal suo impero coloniale: in Camerun, tra il 1952 ed il 1970, l’esercito francese sterminò 400.000 nazionalisti camerunensi, i politicanti francesi destabilizzarono il Togo che aveva ottenuto l’indipendenza nel 1960 e furono implicati anche nel terribile genocidio avvenuto in Ruanda. Questi sono solo alcuni esempi dei danni, delle vessazioni e del dolore causati dal colonialismo europeo. In effetti si stima che, nella storia dell’Africa, oltre 100 milioni di africani sono stati ridotti in schiavitù ed oltre 30 milioni sono morti per gli stenti, le torture, le vessazioni, i soprusi messi in atto dall’uomo bianco.
Oggi gli europei hanno dimenticato la loro inqualificabile condotta di conquista coloniale, che sicuramente è stata determinante per il nostro benessere e per il nostro attuale tenore di vita, rimanendo indifferenti al destino di centinaia di migliaia di migranti ridotti alla miseria ed assuefacendosi al dramma di famiglie intere miseramente annegate nello stretto di Sicilia. Lo Stato Italiano, invece, con l’operazione Mare Nostrum, ha avuto uno scatto di orgoglio, ha recuperato la propria umanità e dignità di nazione civile e, ignorando il razzismo di chi urla per conquistare un pugno di voti, ha non solo pattugliato lo stretto di Sicilia portando soccorso e salvezza a migliaia di persone, ma ha condotto un’energica azione diplomatica affinché fosse l’Europa ad assumere la responsabilità e l’onere del pattugliamento delle sue frontiere meridionali ed a soccorrere i barconi della speranza.
A novembre inizierà l’operazione Frontex Plus cui dovrebbero partecipare tutte le nazioni facenti parte dell’Unione Europea con l’indubbio vantaggio di alleggerire l’Italia dall’impegnativo e costoso onere del pattugliamento dello stretto di Sicilia. La Francia e la Germania hanno già dato il loro assenso al progetto che dovrebbe andare a sostituire gradualmente l’operazione Mare Nostrun con una ripartizione non solo degli oneri finanziari ma anche con un impegno ad accogliere nei vari Stati europei, dopo l’identificazione, quote proporzionali di migranti e profughi i quali dovranno attenersi, nei loro comportamenti, alle norme ed alle leggi vigenti nei singoli Stati che daranno loro ospitalità.

4 pensieri su “Migrazione e operazione Mare Nostrum

  1. Ho un sentimento contrastante su tale argomento. Pur condividendo le tue osservazioni circa il nefasto ruolo delle potenze coloniali ( ci metto solo per verità anche l’italia fascista ) ma anche il nefasto ruolo degli USA per i recenti avvenimenti medio-orientali e nord africani devo purtroppo constatare che l’accettazione di queste genti non è poi sorvegliata e seguita. Ieri nel quartiere operaio di Terni dove sono nato e cresciuto ho fotografato ed inviato al Comune ed alla Polizia una documentazione di come era ridotta una bellissima piazza fatta recentemente con escrementi anche umani, materassi e cartacce in ogni dove. Tale Quartiere, Italia; è oggi abitato da pochissimi ternani ed italiani; é multietnico con albanesi, rumeni, indiani, pakistani, ucraini, africani neri e del nordafrica. Capirai che l’insieme di queste culture ed inculture genera una non accettazione da parte dei nativi. Poi in questo momento di disoccupazione diffusa per gli italiani, vedere queste persone spendere soldi per bere al bar sapendo che hanno un contributo economico non piccolo dallo stato italiano rende la convivenza più difficile. C’è anche lo scontro per gli odore nascenti dalle differenti cucine e tutto serve per alimentare il dissenso. Io quando capito nel quartiere GODo quando vedo i bambini di tutte le razze giocare assieme e parlare in italiano. ma poi mi domando se anche a casa parlano italiano coi loro genitori . La risposta è negativa ( comprendo anche questo ) ma lo stato italiano non deve dare le cittadinanza a chi non conosce sufficientemente la lingua parlata e letta e la Costituzione e le leggi italiane. La educazione Civica e linguistica non deve essere opzionale ma un obbligo e con esami da superare per ottenere la Cittadinanza ( vedi il Canada ).

    1. Ciao Sandro, in Francia ed in Germania, che hanno dato ospitalità a percentuali di profughi ben più alte di quelle italiane, il rispetto per le istituzioni nazionali e locali da parte dei migranti è pressoché totale. In questi paesi i programmi di integrazione razziale sono operativi da anni, anche perché i rispettivi governi hanno considerato i migranti come una risorsa piuttosto che una spesa. Pensiamo, ad esempio, ai lavori più umili e pesanti che gli autoctoni non vogliono più fare. Pensiamo ai contributi che i lavoratori migranti versano allo Stato per pagare le pensioni, specialmente in Stati come l’Italia, la Francia e la Germania in cui è in atto da tempo una marcata diminuzione demografica. In Italia purtroppo non è così, i programmi di integrazione sono quasi inesistenti, basti pensare che il diritto di cittadinanza è negato ancora oggi a coloro che sono nati in Italia, parlano perfettamente la lingua italiana e pensano come italiani. Ricordiamoci i raccoglitori di pomodori pagati a due euro al giorno e confinati in baracche fatiscenti da operatori agricoli senza morale e senza scrupoli che lucrano vergognosamente sulle vite di persone inermi e deboli. Ricordiamoci dei raccoglitori agricoli africani uccisi senza alcuna pietà a colpi di arma da fuoco per essersi ribellati ad un trattamento disumano che li privava di qualsiasi diritto. Questo tipo di trattamento ha un solo nome:”RAZZISMO”. Io credo che la società europea sia destinata a diventare una società multirazziale perché è impossibile arrestare la fuga di coloro che fuggono dai paesi in guerra dove vige la violenza, la persecuzione, la fame e la sete. Se si vogliono superare realmente i problemi della diversità legati a fenomeni migratori lo Stato Italiano deve applicare un serio programma di integrazione razziale che consideri la diversità come un possibile arricchimento piuttosto che un pesante fardello da respingere a tutti i costi.

  2. Certo Gelasio che dovrebbe essere così MA COSI’ NON E’.
    Con le parole, promesse, buonismo non si fa ” real politik ” ma solo conquista del potere per il potere e per soddisfare il proprio IO ed i propri interessi personali e del ceto al quale si appartiene.
    La decadenza dei principi etici e morali è ormai diffusa e si diffonde come la peste bubbonica o l’ebola. E purtroppo coinvolge tutte le classi sociali e religiose.
    Non vedo un futuro per gli ex Paesi ricchi ma solo per quei Paesi che tengono in pugno la finanza degli ex paesi ricchi. poveri i nostri figli e nipoti !

    1. Ciao Sandro, il tuo pessimismo in un certo qual modo mi spaventa, poiché sento in te la perdita di qualsiasi speranza per un futuro migliore. Io penso che la progressiva perdita dei valori etici e morali di questa nostra società sia il frutto avvelenato lasciatoci in eredità da un capitalismo egoista, intollerante e senza scrupoli che ha gestito e gestisce ancora oggi tutti i processi di sviluppo dell’attuale società globalizzata. Penso, d’altra parte, che fra i fattori più significativi che potrebbero invertire questa folle corsa dell’umanità verso il baratro di una distruzione senza fine, rivesta un’importanza fondamentale la gestione dei processi culturali, con particolare riferimento all’insegnamento, fin dalla tenera età, di tutte quelle materie umanistiche come la filosofia, il diritto, la storia, la letteratura ecc. ecc. che imprimono in maniera indelebile nella psiche dell’uomo i più alti concetti di etica e morale da applicare poi su tutte le branche delle attività umane. Oggi ad esempio non esiste un’etica nella gestione finanziaria, non esiste etica nei processi informativi e di comunicazione, non esiste una morale nei processi di produzione industriale e così via dicendo. Certo noi non arriveremo a vivere in questa futura società permeata di etica e moralità, purtuttavia ciascuno di noi, già oggi, può spargere quel piccolo seme per fare in modo che progressivamente la società evolva verso il bene comune. Sono anche cosciente del buon grado di utopia che gronda dal mio pensiero la quale mi aiuta, però, ad avere più speranza nelle capacità dell’uomo di sapersi rinnovare per costruire un futuro migliore.

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