Paolo di Tarso, il vero fondatore del cristianesimo

Dopo aver pubblicato diversi articoli su tematiche di carattere socio-economiche, torno ad affrontare concezioni socio-religiose che sono poi le argomentazioni che più mi appassionano, non solo perché hanno condizionato da secoli e condizionano tutt’ora la vita di ciascuno di noi, ma soprattutto perché lo fanno attraverso approcci a volte storici, giusti ed interessanti, ma il più delle volte con argomentazioni dogmatiche, totalmente irrazionali che possono essere accettate e credute solo dalla fresca mente di un bambino ma che difficilmente possano riuscire a trovare posto e credibilità nella matura mente di un adulto.
Paolo di Tarso, anche da chi non lo vede cinto dall’aureola della sacralità religiosa, può essere annoverato tra i più grandi comunicatori della storia antica, avendo avuto l’eccezionale capacità di saper dialogare sia con etnie di cultura e religione ebraica sia con comunità di stirpe e cultura greco-romana. Fanatico persecutore dei primi cristiani, divenne uno dei massimi propagatori della fede in Cristo quando, sulla via di Damasco, folgorato da quella che lui stesso definì una rivelazione, si convertì al Cristianesimo.
Nel Nuovo Testamento si tende a presentare l’evoluzione dottrinale del Cristianesimo come il risultato di accordi e decisioni prese con il consenso e l’avallo di tutte le comunità cristiane, anche se di diversa etnia. In effetti una lettura attenta e critica di questi documenti evidenzia il grande travaglio e le gravi lacerazioni sorte fra la comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme, guidata prima da Pietro e successivamente da Giacomo (Il fratello di Gesù) e la comunità giudeo-pagana della diaspora guidata da Paolo.
Nonostante i molteplici tentativi per trovare accordi e compromessi che potessero soddisfare le esigenze delle parti al fine di creare una base teologica e dottrinale comune, nel Concilio di Gerusalemme del 50 d.C. si addivenne ad uno scisma all’interno della Chiesa cristiana primitiva.
Paolo è da ritenere il principale responsabile di questa frattura, poiché modificò e stravolse l’originale tessuto della dottrina elaborata e divulgata dai discepoli di Gesù, basata sull’amore per il prossimo e sulla condivisione dei beni materiali. Paolo, invece, per dare alla nuova fede la possibilità di espandersi nel mondo pagano, ritenne la fede nel Cristo crocifisso e risorto l’unica e sola via per essere giustificati di fronte a Dio annullando, nella sua impostazione teologica, le tradizioni ebraiche e la sacra legge data da Dio a Mosè quale strumento di salvezza, provocando l’ira ed il risentimento dei giudei.
Sappiamo poi che Pietro e Giacomo finirono per accettare l’impostazione ecumenica di Paolo che può definirsi così ” Il vero fondatore del Cristianesimo” inteso come religione universale. Paolo di Tarso continuò a nutrire rancore ed odio contro i giudei che si erano opposti con caparbietà alla sua teologia, sentimenti che seppe esprimere con parole durissime che dettero inizio a quell’antisemitismo che perdura ancora oggi, senza più ragione, nella nostra epoca e che offende oramai la coscienza dell’intera umanità.
Dopo la distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito, la comunità giudeo-cristiana si disperse ed infine scomparve; la sua autorità fu rivendicata dalla comunità cristiano-pagana di Roma che aveva accettato in pieno la teologia paolina.
Si apriva così un nuovo e definitivo capitolo nella storia del Cristianesimo che, libero oramai dai vincoli della vecchia religione, ebbe modo di espandersi in tutti il mondo allora conosciuto grazie  ad una nuova e rivoluzionaria concezione dell’uomo.

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