Correnti storico-teologiche sull’esistenza in vita di Gesù

Nonostante la religione cristiana stia attraversando un periodo di profonda crisi di credibilità dovuta, in massima parte, agli aspetti prevalentemente irrazionali, dogmatici e magici con cui la Chiesa continua ad indottrinare i propri seguaci, ancora oggi sono oltremodo attuali ed incredibilmente accese le discussioni ed i dibattiti incentrati sull’esistenza in vita di Gesù di Nazareth, cioè il personaggio su cui è stata fondata, ad opera di Paolo di Tarso, la religione cristiana.
Io reputo essenziale sottolineare che già nell’antichità insigni storici dell’epoca ( 90-150 d.C.) quali Giuseppe Flavio, Tacito, Plinio il giovane, Svetonio oltre ai filosofi non cristiani Porfirio e Celso riferirono non solo sulla reale esistenza in vita di Gesù o di Cristo e sulla storia della rapida espansione del cristianesimo, ma anche sul pericolo che la nuova fede cristiana rappresentava per le istituzioni sia sociali sia religiose vigenti nell’impero romano.
Queste testimonianze, però, non sono state ritenute sufficientemente valide dalla storiografia moderna laica per attestare la storicità di Gesù in quanto giudicate tardive e mancanti, quindi, di riscontri oggettivi come quelli che invece sarebbero stati più attendibili e sicuri se forniti da cronisti neutrali contemporanei del Maestro galileo, cioè da storici, testimoni oculari, che avessero potuto tramandarci, in maniera particolareggiata, le azioni, le opere, l’approccio ideologico e sociale tramite i quali il Nazareno voleva liberare il popolo ebraico sia dal potere delle autorità sacerdotali ebraiche sia dalle catene dall’oppressivo potere dell’impero romano.
Bisogna sottolineare, allora, che l’attenzione degli storici laici del cristianesimo si è spostata, durante l’arco del tempo, sullo studio approfondito e critico dei testi neotestamentari a cominciare dal diciottesimo secolo, allorquando eminenti studiosi iniziarono ad esaminare e a leggere con spirito libero e critico i testi evangelici dando origine così alla “Scuola critico-scientifica”. Il nuovo approccio, aperto ad una lettura razionalistica dei Vangeli, si basava sostanzialmente non su interpretazioni personali ma su dati storici rigorosamente oggettivi.
H.S. Reimarus (1778), Ernest Renan (1863), H.G. Paulus (1820), F. Baur (1840), A, Loisy (1930),  Joel Carmichael (1962) e più tardi W. Fricke, E.P. Sanders, M.Craveri, R. Calimani, G. Giardetti sono i rappresentanti di quella scuola denominata “Critico-scientifica” che riconosce in Gesù una figura storica realmente esistita che ha sviluppato la sua azione riformatrice di stampo rivoluzionario in Galilea e in Giudea intorno al terzo decennio del promo secolo d.C. e che, come tanti altri aspiranti Messia, fu messo a morte dagli occupanti romani. I suoi discepoli non vollero far cadere i suoi messaggi per cui, attribuendo al Maestro galileo poteri sovrannaturali, lo esaltarono progressivamente fino a che la successiva gerarchia ecclesiastica lo divinizzò innalzandolo fino al rango di Figlio di Dio.
Le ipotesi della scuola “critico-scientifica” furono contestate e messe in crisi da altri eminenti studiosi come: D.F. Strauss (1835), B. Bauer (1840), A. Dreews (1910), R. Bultman (1920), P.L. Couchoud (1925) ed altri che negarono con determinazione la validità dei metodi utilizzati dagli esponenti della scuola “critico-scientifica” per dimostrare la storicità dei Vangeli e quindi l’esistenza in vita di un Gesù uomo. Secondo costoro al centro del grandioso movimento cristiano è posta una leggenda, un mito: Gesù non è mai esistito, la sua figura divina e sovrannaturale è stata progressivamente umanizzata fino al punto di farla morire sulla croce per la redenzione e la salvezza degli uomini.
Per gli studiosi credenti, quali G. Ricciotti, P. Parente, V. Messori, G. Ravasi, i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, le commissioni teologiche cattoliche, la nascita di Gesù, i miracoli da lui operati mentre era in vita, la sua resurrezione dalla morte e la sua ascensione in cielo sono una vera e propria realtà storica. Bisogna sottolineare che i credenti sono in una posizione invidiabile, vivono serenamente i loro giorni e i loro cuori non sono tormentati da conflitti o da dubbi circa la vera essenza di Gesù in quanto egli non rappresenta per loro un enigma, un problema: Gesù per costoro, oltre ad essere stato un uomo, è veramente un Dio.
L’enigmatica figura di Gesù, il successo che questo personaggio ha riscosso nei secoli, la speranza che ha suscitato e suscita ancora oggi in milioni e milioni di uomini di poter costruire società umane più giuste e solidali, hanno spinto studiosi di ogni nazione a cercare nuove vie di approfondimento dei testi evangelici che potessero condurre, con più certezza, all’uomo Gesù. I nuovi metodi di studio si basano principalmente su tre assunti: il primo afferma che è da considerare storicamente vero tutto ciò che nei Vangeli è in contrasto con la teologia di glorificazione, esaltazione e divinizzazione di Gesù. Il secondo assunto puntualizza che è da ritenere storicamente certo tutto ciò che nei Vangeli è in stridente contrasto  con le concezioni religiose sia giudaiche sia cristiane. Il terzo dice che è da considerare autentico tutto ciò che nei Vangeli è in correlazione ed in accordo con i dati provenienti da fonti storiche neutrali su tematiche come la cultura, la società, la storia, l’assetto geografico dell’epoca in cui Gesù calcò la Palestina.
Un esempio fra i tanti, a favore del primo assunto, è la morte di Gesù sulla croce. La crocifissione era considerata la morte ignominiosa per eccellenza in quanto era il supplizio riservato agli schiavi, ai ladri, ai malfattori, ai criminali politici. Le domande sono le seguenti: perché gli autori dei Vangeli riservarono al loro Dio una morte così ingloriosa? Non avrebbero potuto farlo morire mentre, alla testa di eserciti giudei, si batteva valorosamente contro le legioni romane che occupavano la Palestina? Morire alla stessa stregua dei criminali non è certamente un attributo che si addice ad un Dio.
Oltre al piacere della buona tavola Gesù aveva anche delle frequentazioni con peccatori e peccatrici: è il caso dell’invito a tavola di un fariseo in cui, mentre Gesù è comodamente sdraiato sul divano da pranzo, una donna, molto probabilmente una peccatrice conosciuta in città come prostituta, gli prese i piedi e << Incominciò a bagnarglieli di lacrime e li asciugava con i capelli, poi li baciava e li ungeva di profumo >> (Lc 7, 38). E’ semplicemente inaudito, per i Giudei, ma anche per i Cristiani il solo pensare che l’aspettato dalle genti, il figlio di Dio potesse accettare ed essere consenziente ad approcci femminili così diretti e sensuali come quello effettuato dalla peccatrice innominata, per lo più mentre si era nel bel mezzo di un banchetto in cui, notoriamente, vengono dimenticati tutti i problemi ed i pesi della vita essendo, quindi, più inclini a deviare dai normali canoni morali ed a commettere peccato.
Come mai i redattori dei Vangeli riferiscono questi episodi, che sicuramente cozzano violentemente non solo contro le concezioni comportamentali di un normale rabbì giudeo, ma soprattutto erano inammissibili e scandalosi per colui che era considerato il figlio di Dio? Sarebbe stato molto più semplice, per i redattori dei Vangeli, ritrarre Gesù nell’atto di respingere con sdegno i sensuali approcci della peccatrice o mentre rimprovera ed invita i peccatori a redimersi e ad espiare i loro peccati. La morte per crocifissione inflittagli come criminale politico, i comportamenti contrari alla morale sia giudaica che cristiana sono assunti che dimostrano la natura esclusivamente umana di Gesù e di conseguenza la sua certa esistenza in vita.
E’ facilmente dimostrabile, introducendo il terzo assunto, come nei Vangeli vengono descritti fatti, personaggi, storie, luoghi, culture assolutamente coerenti e in accordo con le opere lasciate da importanti storici antichi non cristiani che scrissero sui fatti accaduti nell’epoca in cui visse ed operò Gesù. Un esempio molto calzante di quanto affermato è il passo di Luca sull’entrata in scena, nei Vangeli, di Giovanni Battista: << Nell’anno XV dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide e Lisania tetrarca dell’Abilene sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa la parola di Dio scese su Giovanni […] >> (Lc 3, 1-2). Il quadro storico, molto ampio e dettagliato, illustrato da Luca deve essere ora confrontato con quanto riportato da insigni storici dell’epoca quali Tacito, Svetonio, G. Flavio.
All’imperatore Ottaviano, morto il 19 agosto dell’anno 14 d.C. (767 anno di Roma) successe Tiberio che morì il 16 marzo del  37 d.C. regnando esattamente 22 anni, sei mesi e 28 giorni. Il suo regno si sovrappose, proprio come affermato da Luca al periodo della giovinezza, della predicazione e della morte di Gesù. Ponzio Pilato fu eletto procuratore della Giudea da Tiberio nell’anno 26 d.C. succedendo a Valerio Grato che governò la Giudea dal 15 al 26 d.C.. P. Pilato è menzionato da G. Flavio, da Filone e da Tacito. In favore della storicità di P. Pilato ci viene in aiuto anche l’archeologia: nel 1961 durante gli scavi nei pressi di Cesarea Marittima fu ritrovata una pietra rettangolare con su incisi i nomi di Tiberio e di Pilato. Alla morte di Erode il grande (4 d.C.) il regno della Palestina si frazionò e fu diviso fra i suoi figli con l’assenso dell’allora imperatore Ottaviano. La Samaria, la Giudea e l’Idumea furono assegnate ad Archelao con il titolo di erede al trono. Tali regioni, nel 6 d.C., passarono sotto la diretta amministrazione di Roma per il cattivo governo di Archelao. L’imperatore fece amministrare le regioni da prefetti di cui uno fu appunto P. Pilato. Luca, nel suo passo (Lc 3, 1-2), non menziona giustamente Archelao poiché, nell’anno XV dell’impero di Tiberio, Archelao era già stato, da lungo tempo, rimosso dall’incarico. Le regioni di Galilea e Perea toccarono ad Erode Antipa col titolo di tetrarca mentre a Filippo furono concesse le regioni della Traconotide, Gaulanitide, Betanea e Iturea con il titolo di tetrarca. Quanto ai sommi sacerdoti Anna e Caifa citati da Luca si sa, da G. Flavio, che Anna amministrò il tempio per molti anni e quando, nel 15 d.C., fu deposto dal procuratore Valerio Grato a lui successero nella dignità di sommo sacerdote ben cinque figli ed un genero di nome Caifa. Caifa tenne il pontificato per ben 18 anni ( 18-36 d.C.) ma Anna, il suocero, dotato di grande autorità, influenzò in maniera determinante la gestione del potere sacerdotale. Questa, molto probabilmente è la ragione per cui Luca associa a Caifa il nome di Anna.
Il confronto effettuato tra il quadro storico illustrato da Luca e le descrizioni lasciate dagli storici non cristiani sugli stessi argomenti mette in evidenza uno straordinario accordo, un parallelismo evidente che, senza ombra di dubbio, fanno ritenere l’impalcatura sociale, storica, culturale, geografica descritta nei Vangeli, veritiera e significativamente attendibile.
Io penso che coloro che mettono in dubbio la reale esistenza di Gesù, non ritenendo sufficientemente valide le testimonianze degli storici antichi non cristiani né attendibile in alcun modo la narrazione evangelica, dovrebbero fare uno sforzo supplementare ed integrare la lettura del Nuovo Testamento con una buona conoscenza dell’Antico Testamento e del Talmud per scoprire che i Vangeli, oltre a dare il massimo rilievo agli aspetti divini di Gesù, rivelano, come illustrato in questo articolo, importanti elementi di storicità che fanno ritenere l’esistenza in vita di Gesù oramai certa e sicura.

 

 

 

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