Genesi dei Vangeli

I quattro Vangeli, pur essendo stati scritti per sostenere la divinità di Gesù ed il suo stato messianico per far da base teologica al sorgere di una nuova religione, rappresentano anche importanti documenti storici che, testimoniando sui fatti accaduti nell’epoca in cui Egli visse, presentano fra loro vistose analogie ma anche profonde differenze. Proprio per queste motivazioni reputo sia di estrema importanza tracciare la storia della genesi di questi antichi testi per metterne in evidenza non solo gli esagerati tratti teologici sfociati poi in puro dogmatismo, ma anche per fare chiarezza sulla storia terrena del Protagonista, sulle date in cui i Vangeli furono pubblicati e sulle fonti da cui i redattori attinsero per completare le loro rispettive opere.
Le analogie hanno permesso di raggruppare i Vangeli di Matteo, Marco e Luca e chiamarli “Vangeli sinottici”, perché si possono leggere insieme, con un solo colpo d’occhio, condividendo fra loro la stessa struttura  letteraria e narrativa. I Vangeli sinottici, pur indicando in Gesù il Figlio di Dio, mettono in evidenza anche il suo essere uomo facendo risaltare le sue ansie, le sue gioie, i suoi peccati, ma anche la debolezza della sua carne e l’atroce sofferenza durante la sua crocifissione. Il Vangelo di Giovanni, a differenza dei sinottici, è considerato il Vangelo spirituale per eccellenza poiché esalta, con dovizia di parole e di particolari, la divinità che si nasconde nell’uomo Gesù. Non è sbagliato affermare che in questo Vangelo prevalgono gli esagerati tratti dogmatici che conferiscono al testo un indubbio valore teologico.
L’opinione generale, fino a qualche secolo fa, era orientata a credere e quindi ad affermare che il Vangelo secondo Matteo fosse il più antico, in accordo con le opinioni delle autorità ecclesiastiche che avevano collocato il Vangelo secondo Matteo al primo posto del canone. L’affermazione secondo cui il primo Vangelo fosse opera dell’apostolo Matteo risale ad una nota di Papia da Jerapoli, riportata da Eusebio, dove si afferma che: “Matteo, nell’antico dialetto aramaico, raccolse e coordinò per primo i Detti di Gesù”. I Detti di Gesù possono essere identificati in sentenze, fatti, azioni, brevi discorsi attribuiti a Gesù ed ai suoi discepoli trasmessi per via orale o scritta durante la loro predicazione itinerante.
Oggi però l’opinione che Matteo sia il primo ed il più antico Vangelo è caduta grazie allo sforzo di molti illustri storici che, attraverso rigorosi studi condotti con sistematicità sui Vangeli sinottici, hanno accertato che il Vangelo secondo Matteo fu pubblicato fra il 75 e l’80 d.C. ed ha, come fonte originale, il Vangelo di Marco. In altre parole la critica letteraria ha messo in evidenza che il Vangelo più antico è il Vangelo di Marco, pubblicato fra il 70 ed il 75 d.C., da cui sia Matteo, sia Luca hanno attinto abbondantemente per la stesura definitiva dei loro testi. Ma Marco non è stata l’unica fonte poiché sia Matteo, sia Luca contengono una notevole quantità di informazioni mancanti dal Vangelo di Marco. S’intuisce quindi che Luca e Matteo si sono serviti di una seconda fonte scritta che, con ogni probabilità, è quella identificata da Papia da Jerapoli nei “Detti di Gesù”, che è stata denominata da studiosi tedeschi come “Q”, (“Q” deriva dalla parola tedesca “Quelle” che significa appunto “Fonte”).
In effetti l’ipotesi di una priorità del Vangelo di Matteo, scritto in lingua aramaica, della quale peraltro non esiste traccia, è molto difficile da sostenere poiché, nell’ipotesi che Marco, nella redazione del suo Vangelo, avesse attinto dal più dettagliato Vangelo di Matteo già circolante essendo il primo, lo avrebbe abbreviato e ridotto in maniera drastica e sostanziale. Il Vangelo di Marco, infatti, è lo scritto più stringato e riassuntivo fra i sinottici essendo formato da sole 11299 parole greche, al contrario dei Vangeli di Matteo e Luca che, rispettivamente, risultano composti da 18278 e da 19404 parole greche. Ora un autore che si appresta a scrivere un’opera letteraria non farebbe un riassunto delle fonti che ha sottomano, piuttosto le amplierebbe allo scopo di dare più credibilità, più organicità e completezza sia alla fonte da cui attinge sia alla sua opera definitiva.
Nella realtà dei fatti sia Matteo, sia Luca hanno arricchito la storia evangelica, rispetto a Marco da cui hanno attinto, non solo con un Vangelo dell’infanzia, ma anche attraverso genealogie preordinate cercando in questo modo di accreditare Gesù non solo come il Messia di discendenza davidica annunciato dai profeti, che doveva riscattare e liberare Israele dalla dominazione pagana, ma anche come Figlio di Dio. In effetti, come ho argomentato nel mio articolo relativo al mese gennaio 2015 queste due ultime proposizioni sono in netta contraddizione fra loro.
L’autore del terzo Vangelo è identificato in Luca che fu assistente di Paolo di Tarso nei suoi innumerevoli viaggi missionari. Molto probabilmente Luca era un esperto dell’arte medica poiché prestò assistenza a Paolo nel suo viaggio missionario i Macedonia che intraprese dopo una lunga malattia, contratta in Galazia, che lo aveva fortemente debilitato. Luca scrive il suo Vangelo fra l’80 e l’85 d.C. e lo dedica a Teofilo, insigne cittadino pagano “Poiché molti si sono accinti a scrivere ed a comporre una narrazione degli eventi compiutisi in mezzo a noi […] è parso bene anche a me […] o nobile Teofilo narrartele per iscritto” (Lc 1, 1-4). Quindi al tempo in cui Luca iniziò a comporre il suo Vangelo circolavano, con ogni probabilità, non solo i Vangeli di Marco e Matteo da cui attinse, ma anche altri scritti basati sui racconti di testimoni oculari e di ministri della parola.
Il Vangelo di Luca, essendo frutto di “meticolose e diligenti ricerche” fin dagli inizi della vita di Gesù, narra ed illustra un Vangelo dell’infanzia diverso da quello di Matteo ma che forse è il più amato dai cristiani poiché mostra Gesù, il Figlio di Dio,  che viene al mondo come il più povero fra gli uomini: la nascita in una misera stalla, il giaciglio costruito da semplici fascine di paglia, i pastori, gente povera dedicata al lavoro, che per primi adorano il bambino Gesù.
Il quarto Vangelo, il Vangelo di Giovanni, scritto verso la fine del 100 d. C. propone una diversa prospettiva degli avvenimenti evangelici molto diversi da quelli descritti nei sinottici: la cronologia delle azioni svolte da Gesù  è molto meno credibile rispetto a quella, più realistica, elencata nei Vangeli sinottici, in primo luogo per quanto attiene ai viaggi di Gesù a Gerusalemme: in Giovanni Gesù compie ben cinque visite alla Città Santa, l’ultima delle quali gli sarà fatale, discostandosi in maniera sostanziale dalla cronologia sinottica nella quale, invece, Gesù compie un solo ed unico viaggio a Gerusalemme in cui, dopo aver evangelizzato le masse giudaiche e scacciato i mercanti dal tempio con un atto rivoluzionario, viene catturato, flagellato e crocifisso. Il quarto Vangelo ha un obbiettivo di carattere prettamente spirituale essendo interessato a proporre la filiazione divina di Gesù e la certezza che la sua morte è stata programmata dall’immensa bontà del Padre il quale, per amore dell’umanità, lo ha mandato sulla Terra per riscattare l’uomo dai propri peccati. Purtuttavia bisogna dire che il quarto Vangelo è ricco di frammenti narrativi di validità storica che non possono essere ignorati dalla critica letteraria ed a cui gli studiosi debbono fare riferimento per dare più compiutezza storica all’azione ed alla figura di Cristo.
Nella genesi letteraria dei Vangeli non possono poi essere ignorate le lettere di Paolo dalle quali gli evangelisti hanno attinto abbondantemente per la redazione delle loro opere: l’elezione di Gesù a Figlio di Dio visto come l’agnello sacrificale che si immola sulla croce per espiare i peccati dell’umanità, la sua resurrezione nella pienezza della sua carne, l’avversione nei confronti del popolo giudaico accusato, a torto, di essere un popolo deicida, sono un chiaro e lampante riflesso, nei Vangeli, della teologia paolina già espressa ed enunciata nelle sue lettere pubblicate tra il 50 ed il 60 d.C., cioè molto tempo prima della definitiva pubblicazione dei Vangeli stessi.
Ad esempio il cambiamento di prospettiva della cena pasquale, da celebrazione di ringraziamento e di commemorazione per l’uscita degli Ebrei dalla schiavitù egiziana, in un rito che vuole Gesù come vittima sacrificale che si immola per la salvezza dell’umanità, è dovuto all’affermarsi, nel mondo allora conosciuto, della teologia paolina già evidenziata nella sua prima lettera ai Corinzi pubblicata ad Efeso tra gli anni 53-56 d.C.: “Io (Paolo) infatti ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso. Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: questo è il mio corpo che è per voi, fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice dicendo: questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me” (1 Cor 11, 23-25). Bisogna sottolineare però che Paolo non fu un discepolo ed un testimone oculare delle azioni di Gesù e che la cena pasquale era un rito di estrazione prettamente ebraica e non cristiana, per cui risulta evidente che non fu l’ebreo Gesù ad introdurre nelle cena il rito dell’Eucarestia, ma furono gli evangelisti stessi che, nei loro scritti, (Mc 14, 22-24); (Mt 26, 26-28); (Lc 22, 19-20) vollero dare continuità e credibilità alla teologia paolina che aveva introdotto il rito dell’Eucarestia come rito cristiano, non più ebraico, per celebrare nei secoli futuri la divinità di Gesù in qualità di Figlio di Dio.
Ora, avere un quadro storico e critico della formazione letteraria e teologica dei quattro Vangeli canonici che si discosta alquanto dalla classica interpretazione cattolica  può, a mio avviso, aiutare il lettore a chiarire dubbi, a fare confronti, a guardare i Vangeli non solo con gli occhi della fede, ma anche a considerare l’enorme rivoluzione etica e morale apportata da un Gesù rivoluzionario e riformatore per una società umana in cui fossero prevalenti  bontà e misericordia, pietà e amore, per ottenere un nuovo regno terreno caratterizzato da più giustizia sociale e più uguaglianza fra gli uomini. Proprio per queste motivazioni in questo mese pubblicherò un articolo sulla genesi di un altro testo facente parte del Nuovo Testamento: gli Atti degli Apostoli.

2 pensieri su “Genesi dei Vangeli

  1. Apprezzo moltissimo quanto tu hai scritto ed è proprio su questa luce che cercavo di avere informazioni su la parte storica e umana di Gesù.

    1. Ciao Ezio, sono molto felice nell’apprendere che il mio articolo sulla genesi dei Vangeli ti sia stato utile per iniziare a mettere a fuoco il Gesù uomo, il Gesù storico che operò in terra di Palestina. Il mio progetto culturale ha l’obbiettivo di spaziare su tutta la storia di Cristo visto con gli occhi di un laico per entrare nei dettagli che la Chiesa non ha mai potuto o voluto rivelare alle schiere dei credenti. Un saluto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

44 − = 36