Genesi degli Atti degli apostoli

Gli Atti degli apostoli può essere considerato un libro che senza ombra di dubbio presenta, dal punto do vista storico, delle caratteristiche a volte più interessanti dei Vangeli canonici poiché narra la storia dell’evoluzione del cristianesimo primitivo in un arco di tempo che va dal 30 d.C.  all’80 d.C., quindi un periodo di tempo molto più lungo di quello riferito dai Vangeli canonici che abbracciano al massimo un periodo di tre anni.
Bisogna subito precisare, però, che anche gli Atti degli apostoli è un libro in cui storia e fede sono intimamente mescolate fra loro per cui spesso vengono evidenziati accadimenti miracolosi frutto di una teologia dogmatica, sostanzialmente magica ed irrazionale, ma comunque molto efficace ed utile per fare propaganda e conquistare così migliaia e migliaia di nuove seguaci.
Gli Atti degli apostoli, scritti da Luca prima della redazione del suo terzo Vangelo e pubblicati tra l’85 ed il 90 d.C., sono indirizzati ad un nobile di nome Teofilo con l’obbiettivo di aggiornarlo sui fatti e sulle azioni che gli apostoli misero in atto, dopo la morte di Gesù, per la propagazione e l’espansione del cristianesimo, dapprima fra i Giudei di Gerusalemme e della Galilea e poi fra i pagani dell’Asia minore e della Grecia per giungere infine a Roma, capitale del potere politico-militare del mondo allora conosciuto. I primi catechizzatori furono naturalmente i testimoni oculari delle opere e delle azioni di Gesù cioè gli apostoli, fra i quali Pietro assunse una funzione di preminenza, quasi un “primus inter pares” nell’organizzazione e nell’evangelizzazione di Gerusalemme e di tutta la Palestina.
Sicuramente Pietro fu il più attivo, fra gli apostoli, nell’evangelizzazione di Gerusalemme facendo sì che migliaia e migliaia di gerosolimitani si convertissero alla fede in Cristo (At 2, 41);(At 4, 4). Arrestato diverse volte dal Sinedrio ma subito rilasciato, Pietro modellò i costumi e le abitudini della comunità cristiana non solo nel rispetto della Legge ebraica ma anche secondo gli esempi ed i precetti riformisti formulati dallo stesso Gesù quando era in vita. Si praticava, infatti, la comunione dei beni facendo in modo che fra i membri della comunità non vi fosse alcuna ingiustizia, in quanto i ricavati delle vendite dei beni di ciascun membro venivano messi a disposizione di chi ne avesse bisogno (At 2, 42-47). E’ doveroso evidenziare che nella prima comunità cristiana di Gerusalemme si praticava il “comunismo” considerato dallo stesso Gesù come la forma più equa e solidale per un equilibrato e sano sviluppo della società umana.
La crescita della comunità cristiana di Gerusalemme, formata all’inizio da Ebrei cristiani ortodossi nati in Palestina, di lingua aramaica, fu contaminata da un graduale ingresso di Ebrei cristiani ellenisti di stirpe giudaica, nati però fuori dalla Palestina e di lingua greca i quali, essendo pagani, non erano tenuti a rispettare i principi  della Thorà, cioè della sacra legge che Dio aveva dato a Mosè sul monte Sinai. Ad esempio costoro non praticavano il rito della circoncisione che era una delle regole fondamentali per poter essere annoverati a pieno titolo fra i Giudei ortodossi. Con il passare del tempo i rancori fra i due gruppi si acuirono a tal punto da portare,  su sentenza del Sinedrio, alla condanna per lapidazione di Stefano, ebreo cristiano ellenista responsabile della gestione delle mense cristiane comuni.
La condanna a morte di Stefano fu la scintilla che fece esplodere una grave persecuzione del Sinedrio contro la comunità cristiana di Gerusalemme che comunque colpì, in massima parte, i Giudei cristiani ellenisti non osservanti la legge mosaica i quali furono costretti a fuggire da Gerusalemme ed a rifugiarsi nelle regioni della Giudea e della Samaria per evitare il carcere e la morte (At 8, 1-3). In effetti fu effettuata, da parte del Sinedrio un’operazione di pulizia  etnica che espulse da Gerusalemme i Giudei cristiani ellenisti considerati, dal potere costituito, elementi estremamente pericolosi e destabilizzanti del potere politico-religioso mentre Pietro e gli apostoli, appartenenti al gruppo di Giudei cristiani ortodossi di stirpe palestinese, osservanti scrupolosi della sacra legge, non subirono persecuzioni o molestie e poterono quindi restare a nella Città Santa. In questa operazione entra in gioco, per la prima volta nella storia del cristianesimo, Paolo di Tarso che, con ferocia e crudeltà, devasta e perseguita i Giudei cristiani ellenisti di Gerusalemme.
Per effetto della diaspora, cioè dell’allontanamento e della dispersione degli Ebrei cristiani ellenisti da Gerusalemme, comunità cristiane si erano formate su tutto il territorio palestinese come ad esempio in Samaria, in Galilea, in Giudea; comunità che Pietro non volle abbandonare ed alle quali riservò varie visite, accompagnato da Giovanni, per rafforzare la fede in Cristo. Ben presto però cominciarono ad emergere ed a delinearsi con più chiarezza le differenze dottrinali. Gli elementi di novità introdotti dai Giudei cristiani ellenisti al tradizionale culto ebraico, crearono dapprima attrito e risentimento che portarono poi alla rottura fra i due gruppi allorquando nella comunità Giudeo cristiana ortodossa furono accolti pagani senza l’obbligo della circoncisione.
Si deve tener conto che Luca compose gli Atti degli apostoli circa cinquant’anni dopo gli accadimenti narrati e quando oramai il cristianesimo si era affermato in maniera dilagante fra i pagani di tutte le nazioni dell’area mediterranea. Luca tende a smorzare i toni della feroce lotta sorta in seno alla comunità Giudeo cristiana, per cui minimizza e dà poco rilievo all’accoglimento dei pagani nel seno della comunità cristiana per dimostrare che quella era la linea politica tracciata dal capo della cristianità di Gerusalemme: Pietro.
Per opera di Paolo, cui Cristo si rivelò sulla via di Damasco, la fede cristiana si diffuse rapidamente anche nel mondo di cultura ellenistica: Siria, Asia minore, Roma. Paolo nacque a Tarso, in Cilicia da genitori ebrei. Circonciso e di stretta osservanza farisaica possedeva due nomi: Saul nome ebraico e Paolo, nome di estrazione occidentale in quanto cittadino romano. Egli fu l’autore di varie lettere che sono certamente i documenti più antichi del Nuovo Testamento in quanto scritti e pubblicati fra il 50 ed il 60 d.C.. Con l’opera missionaria di Paolo si ha un brusco cambio di prospettiva della catechesi cristiana.
Mentre gli apostoli e gli evangelizzatori della comunità cristiana primitiva di Gerusalemme imperniavano la loro predicazione sui precetti, sugli insegnamenti e sulle opere che erano state messe in pratica dallo stesso Gesù nel parziale rispetto della legge mosaica, il fondamento della predicazione paolina era il Gesù crocifisso e risorto. Le azioni e le opere che Gesù aveva svolto durante la sua breve vita per portare salvezza e libertà al popolo ebraico, per Paolo assumono un’importanza secondaria. Il suo messaggio, incentrato su Cristo come agnello sacrificale che prende su di sé i peccati dell’intera umanità, è rivolto non solo ai Giudei ortodossi ma soprattutto al mondo pagano, assumendo quindi un carattere di universalità.
La teologia paolina, in tal modo, sovverte radicalmente l’impostazione giudaica del cristianesimo primitivo, poiché afferma che la via nuova per essere giustificati di fronte a Dio può essere percorsa da tutti gli uomini sia essi Giudei o pagani, in quanto non è più l’osservanza della legge mosaica che dà salvezza, ma è solo ed esclusivamente la fede nel Cristo risorto. Per queste sue posizioni teologiche, che tendevano ad eliminare dal contesto sociale giudaico la sacra legge che Dio aveva dato a Mosè, i rapporti di Paolo con le colonne della Chiesa primitiva furono sempre burrascose e diverse volte egli corse addirittura il rischio di essere ucciso dalle folle di giudei ortodossi.
La grave questione dottrinale fu discussa ed approfondita nel concilio degli apostoli che si tenne a Gerusalemme nel 50 d.C.. Nell’adunanza finale, in cui erano presenti le colonne della Chiesa: Pietro, Paolo, Giovanni e Giacomo, il fratello di Gesù, ed una grande moltitudine di discepoli, Pietro si disse favorevole nel dispensare i cristiani pagani convertiti dall’obbligo del rispetto della Legge mosaica e della circoncisione non essendo, costoro, in grado di sopportarne l’enorme peso. Il pensiero di Pietro ha così delle grosse affinità con la teologia paolina e fu proprio per questo motivo che si venne a creare, durante il concilio, una grave frattura fra Pietro e Giacomo, il fratello di Gesù il quale, invece, era più incline ad evitare l’ingresso dei pagani nelle comunità cristiane se non dopo la loro accettazione sia della legge mosaica sia del rito della circoncisione. In effetti Paolo tenne duro durante il concilio di Gerusalemme poiché, nella sua Lettera ai Galati (Gal 2, 1-10), afferma che non si fece imporre dalle colonne della chiesa, con ogni probabilità da Giacomo, nessun obbligo sul tema della circoncisione e dell’osservanza della legge.
Il concilio di Gerusalemme fu, alla luce di quanto scritto da Luca negli Atti, confrontato con quanto affermato da Paolo nella sua lettera ai Galati, un vero e proprio fallimento, poiché le due comunità antagoniste non riuscirono a trovare un accordo per portare avanti un’evangelizzazione basata su una comune impostazione teologica. Pietro, che si era schierato con le linee teologiche paoline, perse la sua leadership all’interno della comunità primitiva Giudea cristiana ortodossa la quale fu assunta da Giacomo, il fratello del Signore, il quale costrinse Pietro a rientrare nei ranghi teologici giudaici ortodossi ed a rompere definitivamente con Paolo e con i Giudei ellenisti non circoncisi.
Gli odi, i rancori, i risentimenti reciproci mai sopiti, esplosero ad Antiochia dove si consumò la definitiva rottura di Paolo con Pietro quando, come già riferito, Pietro, per ordine di Giacomo si allontanò dai Giudei pagani non circoncisi. Paolo accusò Pietro ed i suoi seguaci di ipocrisia, poiché lo stesso Pietro aveva ritenuto giusto, in prima istanza, convertire al cristianesimo i Giudei pagani.
Nel 58 d.C. Paolo visita di nuovo Gerusalemme ed ebbe un incontro burrascoso non solo con Giacomo, ma anche con un gruppo di Giudei ortodossi inferociti i quali lo catturarono e stavano per ucciderlo ma fu fortunosamente salvato da un tribuno romano, comandante della coorte romana di stanza nella fortezza Antonia, che intervenne con una squadra di soldati per sedare il tumulto (At 21, 27-36). Per evitare ulteriori disordini Paolo fu trasferito dai Romani, sotto nutrita scorta, a Cesarea Marittima e da lì, dopo alterne vicissitudini, arrivò a Roma per essere giudicato da Cesare.
Con la distruzione di Gerusalemme e del Tempio nel 70 d.C. ad opera dei Romani si ha un radicale cambiamento del quadro politico-religioso della Palestina: il movimento di liberazione zelota, che nel 66 d.C. aveva dato inizio alla rivolta contro Roma, fu definitivamente sconfitto e nel vortice degli avvenimenti la comunità primitiva Giudeo cristiana ortodossa, detentrice dell’originale pensiero di Gesù, non riuscendo più a mantenere efficiente la sua organizzazione, pian piano si sfaldò ed infine scomparve. La sua autorità fu rivendicata dalla comunità Giudeo cristiana pagana di Roma che aveva accettato in pieno la teologia paolina del cristianesimo.
Questa è, a mio avviso, la vera storia della nascita del cristianesimo primitivo che la Chiesa cattolica non ha mai voluto mettere in evidenza né illustrare, nella sua catechesi, ai suoi seguaci e che, purtroppo, non si costruì su una base teologica derivante dalla reale predicazione e dalle azioni di Cristo, ma si imperniò sulla teologia paolina la quale, al solo scopo di fare proselitismo per creare una nuova religione universale, stravolse le vere basi teologiche del cristianesimo primitivo fondato dagli apostoli affermando che non sono le buone opere e le buone azioni che possono dare salvezza all’uomo, così come predicava Gesù, ma per ottenere la salvezza eterna era bastevole la sola fede nel Cristo crocifisso e risorto.
Per dare un esempio della venerazione che la Chiesa cattolica nutre nei confronti di Paolo basta recarsi nella chiesa più antica di Roma, San Giovanni in Laterano, per osservare con stupore che Paolo è annoverato fra le statue marmoree che rappresentano i dodici apostoli ed è ubicato in prima fila, proprio di fronte alla statua di Pietro, per assegnargli una paritetica dignità. Ora è accertato, al di la di ogni ragionevole dubbio, che Paolo non conobbe personalmente Gesù quindi non poté assolutamente essere stato uno dei dodici discepoli che accompagnavano Gesù durante la sua opera evangelizzatrice in terra di Palestina. Purtuttavia, disconoscendo totalmente la storia evangelica, la Chiesa cattolica ha preferito depennare, dalle iconografie marmoree della chiesa di San Giovanni in Laterano, uno dei veri discepoli di Cristo: Giuda il traditore per mettere al suo posto Paolo di Tarso.

12 pensieri su “Genesi degli Atti degli apostoli

  1. Ciao, come tu sai ho letto adesso il libro “L’ INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO” che oltre a confermare tutto quanto da te riportato, fa considerazioni, convalidate da scritti e/o ragionamenti, che mettono in una altra luce il Cristianesimo e tutto quanto fa parte della Storia e persone che l’ hanno fatto nascere. Il testo forse è discutibile, e per un cristiano forse è inconcepibile, ma le sue conclusioni sono credibili e forse vere. Per un credente e almeno per me, comunque, ogni religione è sempre inventata, ma è un mezzo, anche politico, per migliorare la convivenza degli uomini .

    1. Ciao Ezio, la lettura di testi che si riferiscono alla nascita del cristianesimo sono stati per me una continua rivelazione ed hanno progressivamente segnato la mia transizione dalla irrazionalità dogmatica oscurantista derivante dal continuo indottrinamento religioso, alla certezza dell’inesistenza del Dio biblico trascendente che si può, a mio avviso, desumere dall’esperienza della precarietà della vita di ogni giorno, dall’inutilità dei riti liturgici e della preghiera, dal continuo imbarbarimento della società umana proiettata verso una continua escalation della violenza. La domanda che mi sono posto è la seguente: perché il Dio trascendente, onnipotente, onnisciente, misericordioso, pietoso non interviene per sanare questo insano cammino della società umana? La risposta a cui sono giunto è che, semplicemente, questo Dio è impotente poiché non esiste. Bisogna evidenziare, però, che per l’attuale società umana è realmente esistente un nuovo dio che assorbe continuamente le menti ed i cuori degli uomini ed aggiungo anche e soprattutto le menti ed i cuori dei religiosi: questo nuovo dio è il dio danaro per il cui possesso l’uomo è disposto a commettere qualsiasi nefandezza. Io penso che la religione possa dare sollievo e pace alle persone semplici che sono riuscite a mantenere intatta la loro fede e che quindi sperano in quella vita, dopo la morte, in cui sognano e si illudono di ritrovare le persone amate, ma esiste anche il rovescio della medaglia: esse sono anche terrorizzate dal giudizio finale di essere precipitati nel più profondo degli inferi in funzione dei loro cattivi comportamenti. In ultima analisi le persone credenti vivono sempre in uno stato di incertezza e di insicurezza, vivono cioè male. Ora io credo che le religioni, basandosi su un vero e proprio plagio poiché esse agiscono, in prima istanza, sulle fresche menti dei bambini con nozioni irrazionali, magiche, dogmatiche per asservirli, da adulti, alle loro politiche di interesse clericale, formano dei cittadini con una visione distorta della vita, pronti sempre ad ubbidire agli imput del potere religioso e quindi, a mio avviso, a peggiorare la convivenza fra gli uomini creando dolore e sofferenza. Basti pensare alla lotte civili per il divorzio, per l’aborto, per l’eutanasia per i malati terminali, all’uso dei contraccettivi in generale ma anche a quelli determinanti per non contrarre terribili malattie come l’AIDS. La Chiesa ancora non molla su queste tematiche di importanza fondamentale per una sana convivenza fra gli uomini. Io, come tu sai per aver letto il mio ultimo libro, ho trovato un Dio alternativo al Dio trascendente biblico che non ha bisogno di riti liturgici, di preghiere inutili o di adulazioni per dare salvezza materiale all’uomo, ma pretende solo ed esclusivamente atti concreti di rispetto per il suo corpo universale; ora però il discorso si farebbe troppo lungo. Ti ringrazio per il tuo intervento.

  2. Concordo quasi in tutto nella tua posizione nei confronti della Chiesa. Anche per me ritengo che se un Dio esiste non ha bisogno di riti e preghiere per intervenire nella vita dell’ uomo, ma ritengo che i nostri rapporti con un Dio sopranaturale si stanno evolvendo nei secoli o nei millenni verso un miglioramento della società umana. Le varie religioni sono solo leggi che hanno la pretesa di migliorare la convivenza degli uomini e che noi come genere umano cerchiamo di modificarle per altri scopi. Così come Dio ha creato il mondo in 7 giorni ( che corrispondono a circa 13 miliardi di anni) può darsi che l’ uomo in altrettanto tempo o molto più riesca a modificare una religione che sia un comportamento di vita più consono all’ intelligenza dell ‘ uomo

    1. Ciao Ezio, il Nuovo Testamento, cioè i quattro Vangeli canonici, gli Atti degli apostoli e le lettere di Paolo, è un testo corredato di tratti etici e morali sicuramente molto più elevati di quelli contenuti nell’ Antico testamento che, invece, ci presenta un Dio trascendente biblico vendicativo,violento, addirittura sanguinario se si pensa, ad esempio, alle stragi di pulizia etnica che gli Ebrei, su indicazione del loro Dio, consumarono per conquistare la terra promessa. “Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità non lascerai in vita alcun essere che respiri, ma lo voterai allo sterminio” (Dt 20, 16-18). Le conseguenze della conquista della Palestina da parte del popolo ebraico guidato da Dio è ancora oggi gravida di violenza e di spargimento di sangue. A proposito dell’auspicio che tu fai nella speranza che l’uomo riesca a trovare una religione degna dell’intelligenza umana, io penso che questo statuto già esiste e lo possiamo riscontrare nei tre Vangeli sinottici preventivamente sfrondati, però, dalle irrazionalità dogmatiche elaborate da secoli di teologia sia ebraica che cattolica. Se l’uomo fosse in grado di applicare le norme di comportamento sociale razionali contenute nei Vangeli, sicuramente potremmo vivere in un consesso umano più giusto che permetterebbe all’uomo di vivere in serenità, di essere più felice e più altruista e quindi potenzialmente in grado di effondere negli spazi cosmici i prodotti più significativi derivanti dalla sua intelligenza così come io auspico nel testo “l’uomo, il virus di Dio”. Negli articoli che seguiranno arriverò a parlare delle riforme sociali, espresse nei Vangeli, che Gesù voleva mettere in atto e che proprio per questo motivo fu perseguitato e successivamente assassinato dal potere costituito.

  3. Due sole considerazioni che chiariscono la mia posizione attuale verso Dio e la religione:
    Non posso arrivare alla conclusione che Dio non esiste perchè non “sembra” intervenire sulle questioni umane, è solo che l’uomo pretende che intervenga nelle sue questioni subito. Come dicevo i tempi del nostro Dio (se esiste) sono molto lunghi e quello che vorremo avvenisse adesso avviene dopo molte generazioni. Infatti per un credente fa arrivare sulla terrra personaggi che danno una svolta ai comportamenti umani verso l’ altruismo,la serenità di vita e la generica gioia. Seconda considerazione Dio esiste perchè esiste l’uomo che ha sempre voluto qualcuno che fosse giusto (secondo la sua visione) e che compisse quello che lui riteneva giusto. Quello che crea l’ uomo con la sua intelligenza e/o convinzione ESISTE. C’ e una frase detta dagli atei che riasume questo: “Non è Dio che ha creato l’ uomo ma l’ uomo che ha creato Dio.”

    1. Ciao Ezio, io sono giunto alla conclusione della non esistenza del Dio trascendente biblico attraverso una lunga riflessione ma, sostanzialmente, attraverso due opzioni principali. La prima è di natura teologica e può riassumersi nel seguente modo:secondo la religione cristiana ed ebraica il Dio trascendente biblico è onnipotenza, onniscienza, bontà, misericordia, amore, inerranza. Se tutti questi attributi positivi fossero veri, cioè se Dio avesse agito nei secoli secondo questi attributi, Egli non avrebbe potuto assolutamente ispirare la Sacra Rivelazione, così come afferma la teologia cattolica, in quanto questa è un coacervo di violenza, di cattiveria, di immoralità e fornisce inoltre indicazioni sbagliate, ingenue e sciocche. Ora sarebbe troppo lungo elencare gli atti immorali contenuti nell’Antico testamento, però voglio citare una rivelazione errata di Dio contenuta nella Genesi quando si afferma che la terra è ferma al centro dell’universo ed attorno ad essa ruota il sole. Questo è un madornale errore commesso da un Dio onnisciente che tutto sa e tutto vede. Per questo errore commesso dal Dio biblico innumerevoli persone andarono sul rogo ai tempi dell’inquisizione fra le quali bisogna ricordare Giordano Bruno che fu bruciato dalla Chiesa in piazza di Campo dei Fiori a Roma, per non parlare di Galileo che fu costretto, per avere salva la vita, ad abiurare alla sua verità che confermava sperimentalmente l’esattezza del sistema eliocentrico copernicano. Bisogna dire quindi che se non fu il Dio trascendente biblico, l’ispiratore della Sacra Rivelazione, sicuramente furono gli autori biblici ad escogitare unilateralmente interpretazioni inverosimili, violente, banali, crudeli per spiegare i complessi fenomeni naturali attribuendoli arbitrariamente al Dio trascendente biblico. Ora se l’Antico Testamento è un testo di esclusiva matrice umana, il Dio biblico è un’illusione scaturita dalla fervida immaginazione dell’uomo derivante da uno stato di minorità caratteristico del bambino il quale, essendo ancora immaturo, cerca consiglio ed appoggio dal proprio padre. Ma l’illusione non è altro che un sogno, una chimera, un miraggio, in altri termini non è realtà, ma è qualcosa che in ultima analisi, non esiste. Le conclusioni che si possono trarre da questa analisi sono che se il Dio trascendente biblico è un’illusione Egli non esiste e non è mai esistito. Questa mia esegesi è inoltre una conferma alla tua citazione sul pensiero ateo: “Non è Dio che ha creato l’uomo ma è l’uomo che ha creato Dio”. La seconda opzione che mi porta ad essere un “non credente” deriva dal continuo e progressivo imbarbarimento dell’umanità che con i propri irresponsabili comportamenti sta lasciando dietro di se una scia di dolore, di sofferenza, di ingiustizie sociali sulle quali il Dio trascendente biblico non può porre alcun freno grazie alla sua impotenza come conseguenza della sua inesistenza. Purtuttavia, nonostante queste mie posizioni teologiche radicali, io non mi sento un ateo poiché sono riuscito a trovare un “Dio immanente sovrannaturale” alternativo al Dio trascendente biblico che realmente punirà l’uomo per la sua ferocia e per la violenza nei confronti della natura, cioè del suo corpo universale. Mi scuso per la lunghezza della mia argomentazione.

  4. Ciao, la mia posizione circa Dio e la sua esistenza è, pur essendo daccordo su quasi tutto quello che dici, è completamente opposta. Sono daccordo che i vari libri sacri ( Bibbia, Corano, Vangeli, ecc) sono opere dell’ Uomo che solo i credenti ritengono ispirati da Dio, se non scritti direttamente da Lui ( Il Decalogo). Come cercavo di spiegare precedentemente, DIO ESISTE per chi ci crede e, fa miracoli, ascolta le preghiere, ti segue personalmente con l’ angelo custode, modifica la tua posizione da pessimista a ottimista e con il classico effetto placebo toglie la depressione e miracolosamente ti fa affrontare la vita con gioia. Non si può dare dei limiti a un Dio quindi è onnipotente.
    Anche tu comunque tua ricerca immagini un “Dio immanente sovranaturale”. Il vero problema tra chedente e ateo è che l’ateo non ammette l’ esistenza di Dio mentre il credente ha forti dubbi che pur esistendo voglia e/o possa intervenire sulla vita del singolo individuo. Altro punto importante che non condivido nei tuoi ragionamenti è che tu aboliresti la religione a scuola, io invece continuerei a dare illusioni ai bimbi al limite aggiungendo Babbo Natale e Befana o Supermen come personaggi che da Mito possano avere qualche dubbio della loro esistenza.( Esagero ma per una mente non matura è importante sognare) Mi scuso anch’ io della lunga argomentazione.

    1. Ciao Ezio, le tue osservazioni sono giuste e sacrosante. Infatti io non mi pongo il problema di convertire la gente a non credere nel Dio biblico trascendente ma solo di esporre le mie convinzioni teologiche che poi i miei lettori potranno apprezzare, accettare ma anche criticare o respingere. Io ho una sorella credente che segue le ritualità liturgiche della Chiesa con costanza e convinzione. Ebbene nei discorsi che molto spesso facciamo su questi argomenti, in quanto lei è anche una mia assidua lettrice, mi confessa di trovare pace e tranquillità dalle sue attività religiose ed io ne sono immensamente felice e mai mi sognerei di allontanarla dalle sue credenze che le danno serenità. Purtuttavia debbo ribadire che la religione, tutte le religioni presentano caratteri di irrazionalità che se non superati costringerebbero l’uomo a rimanere in un oscurantismo che bloccherebbe completamente lo sviluppo della società umana. In effetti, la storia ci rivela che dopo sedici secoli di prevalente e repressivo potere clericale (500-1700), l’illuminismo è riuscito a liberare la società umana dai ceppi dell’inquisizione e dare libero sfogo alla razionalità scientifica e filosofica che ha fatto compiere all’uomo dei progressi giganteschi. Penso poi che materie di natura confessionale non dovrebbero entrare a far parte dei programmi scolastici perché appunto la religione è un sentimento, uno stato d’animo soggettivo non rispondente ad un interesse di carattere generale; è come se a scuola si insegnasse l’ideologia comunista, socialista o democristiana. Penso inoltre che le favole sono belle ma aggiungo anche che finiscono durante la nostra adolescenza. La religione e la Chiesa, per i propri interessi, catturano la persona per tutta la vita, persino in punto di morte quando, irrazionalmente, interviene il prete a darci l’estrema unzione.

  5. Scusa se ancora scrivo, non è per il gusto di disturbarti che intervengo ne per convincerti in alcun modo di pensarla come la penso io, ma è solo per il piaciere di parlare con qualcuno, per focalizzare le mie idee in questo campo, sia obiettando a quello che non condivido che sentendo il parere di altri che non si discostano molto dal mio pensiero.
    Siamo tutti convinti come Italiani che la religione di stato non deve esistere e che la Chiesa ha fatto numerosi errori per imporla con grandi danni per l’ umanità. Attualmente è convinzione comune che la religione non debba essere obbligatoria nelle scuole e sono scomparse le insegnanti (Suore o preti) cercando di sostituire la religione con storia delle religioni.Concordo anche con te che la Chiesa ha rallentato se non ostacolato il corretto sviluppo della razionalità sientifica. La Chiesa e le religioni tutte sono un ostacolo alla libera espressione della ragione e ostacola il progresso. L’ uomo come si libera nell’adolescenza di befana , babbo natale o i vari eroi e a volte si libera dai consigli dei genitori, DEVE, PER IL SUO EQUILIBRIO MENTALE, liberarsi di tutte le parti favolistiche delle religioni che sono ostacolo al libero esercizio dei suoi pensieri. Ognuno di noi che si faccia domande della sua esistenza può accettare le spiegazioni della madre (tipo sei nato sotto un cavolo o ti ha portato la cicogna), della chiesa (ti ha creato Iddio con anima e corpo) o della scienza ( teoria dell’ evoluzione ). Attualmente la chiesa e le religioni non ti vincolano il pensiero è solo difficile allontanarsi dopo che ti hanno lavato il cervello da bambini. Grazie per la sopportazione e è sempre un piacere per me poter esprimere liberamente le mie idee.

    1. Ciao Ezio, voglio dirti, prima di tutto, che è un piacere per me disquisire su questi argomenti che poi sono lo scopo principale del mio blog che ad oggi non solo è abbastanza seguito ma sta anche ricevendo molte sottoscrizioni. Penso però che mentre sia molto facile liberarsi dalle belle favole di babbo natale, della befana o di cappuccetto rosso perché esse finiscono con l’inizio dell’adolescenza per mezzo dell’educazione alla razionalità impartita dalla famiglia o dalla scuola – nessun genitore infatti si sognerebbe di confermare al proprio figlio adolescente l’esistenza di babbo natale o della befana – la religione, invece, basandosi su un continuo e capillare indottrinamento che dura per tutta la vita è uno stato d’animo, un sentimento molto difficile da estirpare, poiché si radica profondamente nella mente dell’uomo con un processo che si trasferisce da generazione a generazione. Io penso che addirittura alla religione, essendo radicata nella società umana da secoli e secoli, possano essere attribuiti i principi caratteristici dell’evoluzionismo darwiniano. Io personalmente sono stato attore di questo processo di liberazione teologica poiché, essendo stato chierichetto per tutta la mia adolescenza, la mia mente era impregnata di concetti magici ed irrazionali. Aggiungo che alle richieste di chiarimento su molte argomentazioni che io rivolgevo al prete lui mi rispondeva che non dovevo pormi domande ma dovevo semplicemente avere fede e credere, credere ed ancora credere. Questa, con ogni probabilità, è stata la molla che mi ha spinto ad indagare sui fenomeni religiosi e ti assicuro che non è stato facile liberarmi del pesante fardello teologico fatto di paure per le possibili punizioni divine, paure di essere precipitato dopo la morte nel più profondo degli inferi, paure per il biasimo che poteva venire dalla famiglia o dalla piccola comunità montana in cui vivevo da adolescente etc. etc.. Per il mio affrancamento da queste paure e dalla religione ho dovuto affrontare un lungo processo informativo che io ho chiamato “processo di raschiatura teologica” passando attraverso una critica non solo delle Sacre Scritture ma anche attraverso la storia della religione ebraica e cristiana che mi hanno poi permesso di scrivere i miei libri e di fare queste discussioni nelle relative presentazioni ed oggi con te e con altri su questo mio blog.

    1. Ciao carissimo Roberto, voglio ringraziarti per il tuo apprezzamento e, poiché sei un assiduo lettore dei miei libri spero, se ti va, vorrai fare degli interventi su argomenti di tuo interesse a cui io, se ne sono capace, risponderò molto volentieri. Ciao ed a presto

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