Luogo e data di nascita di Gesù

Abbiamo già osservato, nel precedente articolo relativo al mese di febbraio 2014, come uno degli obbiettivi teologici fondamentali che vollero cogliere i redattori dei Vangeli nella stesura dei loro testi fosse quello di certificare lo stato messianico di Gesù e di conseguenza la sua discendenza davidica, attraverso una evidente manipolazione degli antichi oracoli di venerati profeti, quali Isaia e Michea, per far nascere arbitrariamente Gesù a  Betlemme di Efrata, in Giudea, città natale del re Davide.
La teologia cattolica ha inoltre fissato volutamente, ma erroneamente, la data di nascita di Gesù nell’anno zero. Queste due operazioni, sicuramente antistoriche, possono essere considerate delle autentiche forzature messe in atto dai vertici della cristianità per presentare Gesù sia come cerniera fra l’Antico e il Nuovo Testamento, sia come il Messia davidico aspettato dal popolo ebraico che addirittura, grazie alla sua divinità, è riuscito a dividere la storia ed a fare da spartiacque fra due ere: l’era avanti Cristo (a.C.) e quella dopo Cristo (d.C.).
Altre forzature antistoriche sono altresì presenti nei Vangeli stessi. Ad esempio non sono conosciuti con esattezza né il giorno né l’anno di nascita di Gesù. La data più probabile è quella che si può supporre dal Vangelo di Matteo: “Dopo che Gesù nacque a Betlemme di Giudea. al tempo del re Erode, ecco dei magi arrivarono dall’oriente a Gerusalemme e chiesero: dove è il re dei Giudei nato da poco? Perché noi abbiamo visto la sua stella ad oriente e siamo venuti ad adorarlo” (Mt 2, 1-2). Gesù nacque quindi prima della morte di Erode che avvenne, con assoluta certezza storica, nei primi giorni del mese di aprile dell’anno 750 di Roma che corrisponde al 4 a.C.. Ma quanto tempo prima della morte di Erode potrebbe essere avvenuta la nascita di Gesù? Matteo narra: “Allora Erode mandò ad uccidere tutti i bambini che erano nati in Betlemme e dintorni dai due anni in giù” (Mt 2, 16). Per poter colpire Gesù, potenziale futuro re d’Israele, Erode ordinò la strage degli innocenti. Andando indietro di un anno, partendo dai primi mesi dell’anno 4 a.C. con Erode ancora in vita, ho ritenuto plausibile fissare la data di nascita di Gesù nell’anno 5 a.C.. Naturalmente questa è una data incerta in quanto la strage degli innocenti, così come riportata da Matteo, è sicuramente un episodio leggendario, poiché né lo storico per eccellenza del tempo, Giuseppe Flavio né gli altri evangelisti riferiscono del crudele ed efferato gesto perpetrato da Erode; purtuttavia, a dispetto dell’ anno zero fissato arbitrariamente dai vertici cristiani come data di nascita di Gesù, vi è la certezza storica che Gesù nacque mentre Erode era ancora in vita, cioè prima dell’anno 4 a.C..
Luca narra che Gesù nacque a Betlemme di Giudea poiché Giuseppe e Maria, suoi genitori, ambedue dimoranti a Nazareth di Galilea, furono costretti a trasferirsi a Betlemme in seguito ad un decreto di Cesare Augusto che ordinava un censimento di tutto l’impero romano (Lc 2, 1). Ora siccome Giuseppe era discendente dal casato di Davide (Vedi genealogie di Matteo [Mt 1, 1-16] e di Luca [Lc 3, 23-38]) doveva andare ad iscriversi, secondo le leggi e le costumanze ebraiche, negli elenchi fiscali del luogo di origine, cioè Betlemme, città natale del suo antenato Davide. Di questo censimento effettuato dalle autorità romane intorno agli anni 5, 6 a.C. ne fa menzione il solo Luca, per cui gran parte degli storici nutrono fortissimi dubbi sulla veridicità e storicità del censimento sopracitato, poiché non si hanno riscontri da altre fonti storiche.
La prima obiezione alla data del censimento indicata da Luca intorno al 5, 6 a.C. è che, a quel tempo, l’amministrazione della Palestina era retta da un re amico ed alleato di Roma:Erode il grande, per cui Roma ritirava direttamente da Erode i tributi e non era quindi interessata a sostenere il massiccio e pesante onere di un censimento. Fu giustificato invece il censimento ordinato da Cesare Augusto nel 6 d.C. quando la Giudea fu annessa all’impero romano in seguito alla detronizzazione do Archelao, figlio di Erode il grande. Publio Sulpicio Quirinio, legato di Siria, insieme al procuratore della Giudea, Caponio eseguirono il censimento seguendo, molto probabilmente, l’uso romano che aveva lo scopo di individuare le rendite dei singoli cittadini per imporre  i tributi. Erano quindi i commissari fiscali romani a viaggiare per poter rilevare, attraverso indagini a volte anche minuziose, le reali potenzialità tributarie della regione censita.
Questo censimento effettuato nel 5, 6 d.C., oltre ad essere documentato da Giuseppe Flavio, è menzionato anche negli Atti degli Apostoli dallo stesso Luca (At 5, 37) che dimostra così di conoscere le nefaste conseguenze di quel censimento allorché Giuda il Galileo guidò un’insurrezione popolare per sottrarre la nazione eletta da Dio al giogo degli impuri invasori romani. Alcuni studiosi credenti per giustificare il viaggio di Giuseppe e Maria e quindi per far nascere Gesù a Betlemme hanno tradotto ed interpretato l’originale passo di Luca: “Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio” (Lc 2, 2) in maniera sostanzialmente difforme e non corrispondente ai reali fatti storici: “Questo censimento fu fatto prima di quello fatto quando era procuratore della Siria Quirinio”. Giuseppe Ricciotti, sacerdote e storico del cristianesimo, nella sua opera “Vita di Gesù Cristo”, la cui prima edizione fu pubblicata nel 1941 afferma: “Non si può negare che questa è una traduzione peregrina e che, in realtà, è suggerita dal desiderio di evitare la difficoltà storico-cronologica offerta dall’originale passo di Luca”.
Un ulteriore fatto che mette in serio dubbio il viaggio di Giuseppe e Maria da Nazareth di Galilea a Betlemme di Giudea può essere attribuito allo stato fisico di Maria. La donna era incinta ed era prossima al parto nel momento in cui doveva accingersi ad affrontare il durissimo e pericoloso itinerario. La distanza da Nazareth a Betlemme è di circa 150 chilometri per cui il viaggio poteva durare anche dieci giorni. Sicuramente i due sposi avrebbero dovuto viaggiare al seguito di una carovana con Maria a cavalcioni di un asino o di un cammello, poiché era impensabile che, nel suo stato, avesse potuto procedere a piedi. Le condizioni ambientali esterne erano proibitive per una donna gravida: le elevate temperature durante il giorno, la polvere sollevata dalla carovana in cammino, i sobbalzi che continuamente Maria doveva subire dall’incedere della cavalcatura su terreni sconnessi ed accidentati, il disagio e la sofferenza di una donna al nono mese di gravidanza che per dieci notti doveva riposare all’aperto, magari a stretto contatto con gli animali della carovana.
Sicuramente Giuseppe era conscio dei gravi pericoli a cui sottoponeva la sua sposa ed il Bambino esponendoli al rischio di quel terribile viaggio: un viaggio per lo più inutile per Maria poiché, essendo incinta al nono mese di gravidanza, non era obbligata a sottoporsi all’improbabile censimento. Non è credibile, quindi, che un marito onesto e giusto come Giuseppe volesse esporre la sua donna ed il Nascituro al realistico pericolo di perdere la vita per affrontare un viaggio di nessuna utilità pratica.
Gesù, così come si arguisce dai Vangeli di Matteo e di Luca, nacque nell’anno 5 a.C. quasi sicuramente a Nazareth, piccolo villaggio della Galilea caratterizzato da un’economia agricolo-pastorale che imponeva agli abitanti un tenore di vita parsimonioso impostato, però, nel rispetto della cultura e delle tradizioni ebraiche. L’aspetto di Nazareth era quello di un paese povero ma dignitoso, gradevole alla vista di chi lo osservava; il villaggio era abitato do gente semplice: artigiani che lavoravano il legno, il ferro ed il rame, contadini che traevano sostentamento da un’agricoltura ancora rozza e poco produttiva, pastori possessori di piccole greggi di caprini ed ovini. Anche se la cittadina di Nazareth non è mai espressamente citata nell’Antico Testamento, scavi archeologici condotti da ricercatori israeliani nelle vicinanze di Cesare Marittima, hanno riportato alla luce una tavoletta di marmo con sopra inciso, in ebraico, il nome di Nazareth. Questo ritrovamento avvenne nel 1962 ed oggi il reperto, datato al III secolo D.c., è conservato nel museo archeologico di Gerusalemme. L’appellativo di”Nazzareno”, attribuito a Gesù, è quindi riferito alla cittadina in cui egli nacque e visse, anche se, eminenti studiosi hanno attribuito all’aggettivo fantasiosi significati.
Ora, da questa serrata critica storica, si evince con accettabile sicurezza che i redattori dei Vangeli manipolarono a loro piacimento il luogo di nascita di Gesù e che, successivamente, i vertici ecclesiastici fissarono arbitrariamente anche la sua data di nascita nell’anno zero. Ma non basta poiché Gesù non nacque in una grotta, quando piuttosto in una casa (Mt 2, 11); non erano presenti alla sua nascita né il bue né l’asinello che lo riscaldavano con il loro odoroso respiro; i Magi non erano tre e non si chiamavano Gaspare, Melchiorre e Baldassare. Tutte queste operazioni manipolate, adulterate e quindi sostanzialmente antistoriche sono state colpevolmente sostenute ed avallate nei secoli dalla Chiesa cattolica, poiché rispondenti tutte ad un evidente disegno teologico per dimostrare la filiazione divina di Gesù e fondare, su questo personaggio, una religione che si sarebbe poi espansa in tutte le regioni del mondo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

+ 66 = 71