Olocausto 2015

Volevo imperniare il mio secondo articolo, relativo al mese di aprile 2015, sulla descrizione delle vicende evangeliche che rappresentano, poi, la missione principale di questo sito; in particolar modo avevo intenzione di soffermarmi sull’illustrazione degli inizi della vita terrena di Gesù non solo per evidenziare le regole e le norme cui venivano sottoposti i neonati ebrei, ma anche per descrivere le qualità etiche e morali che già in età adolescenziale iniziavano a caratterizzare la sua personalità. Sono stato costretto a rimandare l’argomento per entrare nel vivo della più immane tragedia che sta caratterizzando l’Europa del dopoguerra: la strage di migranti nello stretto di Sicilia la quale, per molti versi, potrebbe essere paragonata all’olocausto subito dal popolo ebraico ad opera del feroce regime nazista.
Certamente non sono paragonabili il numero di vittime che accomunano i due tragici eventi, numeri che sono molto distanti fra loro, purtuttavia ciò che più colpisce e fa inorridire è il tasso di indifferenza, di insensibilità politica, di cinismo, di intolleranza e non ultimo di razzismo che si scopre esistere nell’Antico Continente, cioè in questa nostra Europa culla della civiltà e del diritto. E’ assolutamente vero che non si può ancora parlare  di un’Europa unita politicamente, ma bisogna pur dire che è operante un’Europa con una moneta unica, con un Parlamento per applicare politiche comunitarie che impegnano i singoli Stati al rispetto di parametri economici e finanziari; esiste, dunque, un’Unione Europea costituita non solo da Stati centrali ma anche da Stati perimetrali che rappresentano, sì, i confini nazionali di quegli Stati perimetrali ma rappresentano anche i confini inviolabili di un’Europa unita, ben delineati sulle carte geografiche e riconosciuti territorialmente a livello internazionale.
Ricordo con sgomento le 366 bare allineate in un hangar dell’isola di Lampedusa contenenti le salme dei migranti che morirono annegati nello stretto di Sicilia il 3 ottobre del 2013 in seguito al naufragio di un barcone fatiscente andato a fuoco. Ricordo anche le visite degli statisti europei e italiani che si recarono sull’isola per rendere omaggio alle vittime, nonché la visita di papa Francesco, la sua corona di fiori gettata in mare per omaggiare le vittime ed il suo monito “vergogna” rivolto, con ogni probabilità, non solo a tutte quelle nazioni europee che avevano avversato tenacemente qualsiasi aiuto all’Italia impegnata nelle missioni di soccorso sullo stretto di Sicilia per salvare migliaia di migranti, ma anche a tutti quei partiti nazionali di opposizione che, invece di lodare ed appoggiare l’operato del governo italiano per il suo alto senso di umanità, lo criticavano aspramente, con demagogia e superficialità, accusandolo di essere la causa prima dei naufragi, grazie alla sua politica di accoglienza che incentivava, a loro dire, le partenze dei barconi di disperati dalle coste del nord Africa.
Bisogna sottolineare, però, che nel campo dell’immigrazione la vergogna vera e propria fu dei governi di centro destra, oggi all’opposizione, poiché la legge Bossi-Fini, oltre a contenere palesi violazioni di molte norme di diritto internazionale, quali ad esempio i respingimenti dei migranti profughi, prevedeva anche il “reato di clandestinità”, abrogato poi dal governo Renzi, in cui potevano essere individuate forme di razzismo volte ad escludere la presenza, nel nostro paese, delle diversità: diversità nel colore della pelle, negli aspetti religiosi, nella cultura, negli usi e nei costumi; diversità che, a detta di gruppi razzisti e xenofobi, avrebbero messo a repentaglio le certezze culturali radicate nelle popolazioni autoctone ma che, in realtà, tendevano ad escludere ogni forma di pietà, di tolleranza, di accoglimento, cioè sentimenti che privano l’uomo stesso della propria umanità rendendolo sordo al grido di dolore di coloro che, pur di cambiare il loro misero destino, sono disposti ad affrontare un terribile e costoso viaggio in cui sanno che, con ogni probabilità, potranno perdere la loro vita”.
Molti esponenti politici di opposizione hanno sempre tenacemente avversato l’operazione “Mare nostrum” voluta dal governo Renzi ritenendola sostanzialmente inefficace con la motivazione che, nonostante il costo di 9 milioni di euro al mese, sono morti annegati nello stretto di Sicilia circa 3500 profughi, ma costoro omettono di dire, però, che nello stesso tempo sono state salvate 170.000 vite nelle operazioni di soccorso portate a termine dalla nostra Marina militare. La sostituzione di “Mare nostrum”, che soccorreva i barconi fino a ridosso delle coste libiche con i relativi costi a carico dell’Italia, con l’operazione “Triton” gestita da “Frontex”, un’agenzia di carattere europeo, ha fatto sì che nella riunione straordinaria dei Capi di stato e di governo europei del 23 aprile 2015 fossero aumentate significativamente le risorse finanziarie da 3 a 9 milioni di euro al mese ma che si confermasse, purtroppo, anche il pattugliamento del mare entro e non oltre le 30 miglia dalle coste italiane o meglio europee con il rischio concreto di aumentare sensibilmente il numero delle vittime.
Il terribile disastro che si è consumato il 18 aprile 2015 nelle acque del Mediterraneo dove, in seguito al rovesciamento di un barcone,  sono annegate miseramente circa 900 persone, dà l’idea dell’emergenza umanitaria che è in atto nelle acque prospicienti le coste nord africane, anche per il fatto che il numero di vittime sono sicuramente molto più elevate in funzione dei molti naufragi sconosciuti che non hanno restituito testimoni.  Ma il fatto più allarmante che ha spinto non solo le autorità italiane, ma anche le istituzioni europee, ad affrontare con più decisione e senso di responsabilità la grave emergenza umanitaria, è la presenza sulle coste libiche di oltre un milione di profughi che, con le stagioni calde, sono pronti ad imbarcarsi sulle carrette del mare per raggiungere le coste italiane. Ciò potrebbe dar luogo non solo ad una vera e propria tragedia qualora le opportune misure di soccorso non si riportassero a ridosso delle coste libiche, ma la storia condannerebbe inesorabilmente l’Europa come la sola responsabile di un terribile olocausto avvenuto per non aver voluto soccorrere, per egoismo ed indifferenza, migliaia e migliaia di poveri disperati in fuga dalla persecuzione e dalla guerra.
Si parla in queste ore di misure militari per distruggere i barconi vuoti prima che partano dalle coste libiche, oppure di effettuare blocchi navali per respingere sulle coste africane le carrette del mare: nel primo caso si tratterebbe di un’aggressione, cioè di un vero e proprio atto di guerra nei confronti di uno stato sovrano: la Libia qualora l’operazione fosse decisa e condotta unilateralmente dalle forze militari italiane ma, quand’anche l’operazione fosse autorizzata dall’Onu si tratterebbe sempre e comunque di un atto di guerra che non farebbe altro che aumentare la violenza in zone già martoriate dalla sopraffazione e dall’odio. Per quanto attiene all’ipotesi di blocchi navali tesi ai respingimenti dei profughi si tratterebbe ugualmente di atti di guerra se effettuati in acque territoriali libiche e, qualora i blocchi navali venissero effettuati in acque internazionali, non si raggiungerebbe l’obbiettivo di limitare gli ingressi in Europa, poiché le navi sarebbero costrette, per diritto internazionale, a soccorrere ed ad accogliere i migranti in pericolo di vita.
Ora siccome è impensabile che l’Italia possa da sola accogliere una massa così elevata di profughi io penso che l’unica opzione valida resta l’apertura di corridoi umanitari non solo attraverso la realizzazione di campi di selezione ed accertamento della condizione di profughi nei paesi sub sahariani di transito, ma anche nell’assistenza durante il viaggio di trasferimento nelle varie Nazioni europee che dovrebbero impegnarsi ad accogliere quote prestabilite di migranti. In questo modo l’Europa manterrebbe il suo primato di culla del diritto e della civiltà e paese che negli ultimi 60 anni si è distinto per umanità, democrazia e tolleranza.
Ma molti si chiedono: è realizzabile un’opzione così cristiana, così caritatevole, così impregnata di “pietas” e di senso etico e morale? Io penso di sì e questo mio ottimismo deriva da semplici calcoli di carattere demografico: l’Europa unita conta cinquecento milioni di abitanti. Ammettendo che la massa di persone da accogliere ammonti veramente ad un milione di unità, numero sicuramente sovrastimato, i 28 paesi europei dovrebbero farsi carico di accogliere un quota profughi proporzionale al proprio numero di abitanti che darebbe luogo, a mio avviso, a cifre facilmente sostenibili che non peserebbero eccessivamente sulle finanze e sulle strutture dei singoli paesi, anzi i profughi accolti potrebbero essere inseriti nelle strutture produttive per svolgere lavori non più appetibili per gli autoctoni con un evidente reciproco vantaggio.
Bisogna sottolineare, però, che in passato molte nazioni del nord Europa sono state contrarie non solo ad accogliere parte di profughi sul proprio territorio appellandosi al trattato di Dublino che prevede l’assistenza e la residenza a carico del paese in cui è avvenuto lo sbarco, ma si sono opposte anche ad una collaborazione finanziaria con l’Italia che da sola ha sostenuto i costi dell’operazione Mare Nostrum. Ma oggi che l’emergenza sullo stretto di Sicilia si sta facendo veramente drammatica come si possono superare gli egoismi nazionali? Quale voce si deve levare alta per richiamare l’Europa unita ad un senso di maggiore responsabilità e giustizia? A mio avviso questa voce deve venire dal centro della cristianità, dal Vaticano, da papa Francesco il quale più volte si è detto indignato da tanto egoismo, di tanta indifferenza verso quelle popolazioni che soffrono, oltre alla povertà, anche persecuzioni e guerre a causa di uno sfruttamento selvaggio e di una redistribuzione della ricchezza che tarda a realizzarsi. Papa Francesco dovrebbe tuonare contro queste Nazioni europee per di più cattoliche come ad esempio l’Inghilterra che, dopo aver sottomesso e depredato molte popolazioni con un colonialismo brutale ed a volte sanguinario, oggi si rifiutano di tendere una mano a quelle stesse popolazioni colonizzate quale atto di risarcimento concreto dei danni loro inflitti non molti anni or sono.
Ma da papa Francesco, fino a questo momento, sono venuti solo appelli molto generici, blande esortazioni, richiami a maggiore responsabilità. Moniti come “vergogna” non hanno nessun effetto se non indirizzati direttamente a coloro che non partecipano, non collaborano, che non aiutano, aggravando così la disperazione ed il dolore che permea oramai sempre più in profondità questo nostro mondo, né sono sufficienti corone di fiori gettate in mare in onore delle vittime o messe solenni che in qualche modo servano a mitigare o ad alleviare le nostre colpe e la nostra indifferenza, poiché quelle persone sono oramai morte annegate e non potranno più vivere la loro vita. Proprio per queste motivazioni l’indignazione del papa dovrebbe montare sempre più alta ed imperiosa contro gli egoismi nazionali nei momenti storici in cui la condivisione diventa un fattore di importanza vitale per alleviare le sofferenze dell’umanità, anzi io penso che dovrebbe essere lo stesso papa, come capo di Stato, ad accogliere in Vaticano una quota parte di profughi per dare l’esempio ed indicare a tutte la nazioni europee che la solidarietà è un obbligo etico e morale a meno che non si voglia precipitare o permanere nel baratro dell’indifferenza, dell’intolleranza e dell’egoismo.
Io amo citare, nei casi in cui non sono più sufficienti le sole parole ma è assolutamente indispensabile assumere atteggiamenti pragmatici e concreti, la “Lettera di Giacomo”, il fratello di Gesù, che in qualche modo contestava la teologia di Paolo di Tarso che riteneva sufficiente la sola fede in Cristo per ottenere la salvezza: “”Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano ed uno di voi dice loro: “andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa””. Questa citazione del Nuovo Testamento dovrebbe essere fatta propria da papa Francesco e indirizzata, in prima istanza, ai popoli cristiani che seguono le norme evangeliche richiamate giornalmente nelle messe e nelle omelie e solo successivamente ai governanti di quelle Nazioni cattoliche, specie dell’est europeo, che rifiutano, in un momento così tragico, di fare delle opere concrete di bene accogliendo come dei buoni Samaritani, sull’esempio dell’Italia, quote di fratelli profughi da vestire e da sfamare.

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