Il falso mistero della vita nascosta di Gesù (1)

Dopo essermi soffermato su un tema di primaria importanza, quale risulta essere il fenomeno della migrazione di massa dai paesi sub sahariani verso l’Europa ed aver stigmatizzato non solo l’egoismo e l’insensibilità generato dell’inumano sistema capitalistico oggi vigente, ma anche la conseguente progressiva perdita di moralità e di senso di solidarietà dell’uomo del terzo millennio, che rimane indifferente di fronte al terribile genocidio che si sta consumando nelle acque del nostro mare Mediterraneo, ho sentito il bisogno di ritornare al tema principe del mio sito per illustrare, nei particolari, la vita di un grande uomo realmente vissuto: Gesù di Nazareth che per primo, fra tutti i più grandi uomini della storia, individuò e combatté quel sistema capitalistico già allora imperante in altre forme, caratterizzato da uno sfruttamento violento e selvaggio delle classi meno abbienti ad opera di un’esigua classe dominante teocratica che collaborava con l’occupante romano.
I quattro Vangeli canonici sono concordi nell’affermare che nulla si sa sull’esistenza di Gesù che va dall’età di tredici anni fino all’avvio della sua missione di predicatore itinerante che ebbe inizio nei primi mesi dell’anno 28 d.C. e che finì tragicamente nella Pasqua dell’anno 30 d.C. Le fonti cristiane, inspiegabilmente, non hanno lasciato nessun documento né orale né tanto meno scritto che possa far luce o, quanto meno, dare qualche indizio utile per capire come, con chi e dove Gesù visse negli anni della sua gioventù ed in che modo avvenne la sua formazione politica e culturale. Questo silenzio, questo buio totale che permea una parte rilevante della vita di colui che con il suo pensiero avrebbe cambiato radicalmente, nei secoli a venire, gli assetti sociali del mondo, è oltremodo sospetto e poco credibile, poiché c’è una sproporzione evidente fra le moltissime informazioni raccolte nei suoi brevi tre anni di predicazione in terra di Palestina, informazioni che furono determinanti per la redazione dei Vangeli e la mancanza assoluta di notizie sulle esperienze umane e culturali che Gesù dovette pur fare nel più lungo periodo dei sedici anni della sua vita nascosta.
Si ha l’impressione che questa mancanza assoluta e totale di notizie sia stata quasi programmata, direi volutamente tralasciata dai redattori dei Vangeli canonici per non rivelare notizie su scelte politiche e culturali che Gesù dovette pur fare, ma che sarebbero state di inciampo e di ostacolo al suo processo di divinizzazione. Per poter portare a termine questo arduo compito, che la teologia cattolica non ha mai voluto sviscerare nei particolari facendolo passare attraverso le maglie di un’esegesi minuziosa e capillare, forse per tenere nascoste notizie imbarazzanti che avrebbero potuto inficiare e compromettere la credibilità di Gesù quale figlio dell’Altissimo, penso che non sia bastevole un mio solo articolo (1) che mediamente ha un contenuto di duemila parole (2000), ma ne occorreranno diversi, forse sette (7) per giungere ad una conclusione accettabile che faccia luce sulla vita nascosta di Gesù per mezzo di un’analisi approfondita del suo carattere adolescenziale, dell’assetto della società ebraica dell’epoca, delle condizioni economiche della Palestina derivanti dall’occupazione romana.
Bisogna quindi analizzare con attenzione non solo i Vangeli, ma anche il Talmud, la storia di Israele, l’archeologia per estrarre dai relativi testi le informazioni, gli elementi, i fatti che possono essere utili a mettere in evidenza i primissimi stadi della formazione culturale di Gesù. In sostanza si devono porre diverse domande e dare loro risposte accettabili e pertinenti: il pensiero di Gesù era incline a scelte di tipo materiale per poter vivere e condurre con normalità e serenità la sua vita, come ad esempio esercitare il mestiere paterno, avere una sposa da cui avere dei figli o ebbe quella particolare sensibilità d’animo che lo spinse ad approfondire il senso mistico e religioso della vita? Se si orientò verso una scelta mistica a quale filosofia fece riferimento e in quale scuola di pensiero condusse e completò la sua formazione culturale e religiosa? Si è già parlato abbondantemente della sua nascita sovrannaturale che, come argomentato negli articoli precedenti, è leggendaria ed assolutamente non credibile e si è avuto  modo di osservare che dai Vangeli è possibile trarre concreti indizi che pur aiutano a farci conoscere gli inizi del suo cammino.
Gli unici riferimenti su Gesù bambino sono narrati in Luca e riguardano l’atto della circoncisione, che era il segno caratteristico dell’appartenenza dell’individuo a Dio ed alla Nazione Ebraica e la purificazione di Maria al Tempio dopo il parto. La circoncisione veniva praticata l’ottavo giorno dopo la nascita ed in genere veniva effettuata dal padre che, durante la cerimonia, imponeva anche il nome al bambino. Era inoltre usanza ebraica che la donna, dopo il parto, dovesse presentarsi al Tempio per la purificazione e fare un’offerta che consisteva nel sacrificare al Dio d’Israele due tortore e due piccioni. Da questi pur flebili indizi, che possono essere ritenuti storicamente veri, poiché tute le pie famiglie ebraiche erano tenute al rispetto delle normative dettate dalla Sacra legge, si può acquisire la piena consapevolezza che Gesù fu educato nel pieno rispetto e nella totale osservanza dell’ebraicità.
Si può immaginare, quindi, che la fanciullezza di Gesù non fu dissimile da quella vissuta da tutti gli altri bambini di Nazareth: i giochi lungo le impervie e scoscese stradine del paese, gli innocenti litigi con i suoi coetanei, i rimproveri dei genitori nei casi di disubbidienza e l’amore che ambedue i genitori riservavano al loro figlio primogenito. Con ogni probabilità Gesù ricevette l’educazione scolastica, al pari dei suoi coetanei, nella sinagoga di Nazareth in cui si leggevano e si commentavano i brani dell’Antico Testamento. Queste discussioni e il continuo confronto con gli altri fanciulli sotto la guida di un maestro, arricchivano l’animo dei piccoli allievi forgiandone il carattere. La sinagoga, ai tempi di Gesù, era formata da un salone rettangolare disposto in modo che, durante le celebrazioni, riunioni o preghiere, il popolo fosse rivolto con il viso verso Gerusalemme. Gli arredi principali delle sinagoghe erano costituiti da casse in cui venivano scrupolosamente custoditi i rotoli in papiro delle Sacre scritture, da sedie su cui prendevano posto i convenuti e da una pedana in legno riservata al lettore o al commentatore del brano dell’Antico Testamento.
La fanciullezza di Gesù viene completata dagli evangelisti con la scarna ed insufficiente annotazione che vede il futuro figlio di Dio sottomesso ai genitori che cresce in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio ed agli uomini. Un passo di Luca, però, ci permette di fare ipotesi più precise sul reale pensiero di Gesù e di individuare, con più chiarezza, quali fossero gli indirizzi che egli intendeva dare alla sua vita. Quando i suoi genitori lo ritrovarono, all’età di dodici anni, nel Tempio di Gerusalemme a disquisire con i dottori della legge, sua madre Maria lo redarguì per il suo comportamento irrispettoso nei confronti dei genitori, in ansia per tre giorni a causa della sua assenza dalla carovana che riportava la sua famiglia da Gerusalemme a Nazareth. “Figlio, perché ci hai fatto questo? Vedi, tuo padre ed io, addolorati, andavamo in cerca di te” (Lc 2, 48). Gesù rispose alla madre con freddezza ed irriverenza: “Perché mi cercavate? non sapevate che io mi debbo occupare di tutto ciò che riguarda il Padre mio?” (Lc 2, 49).
Ora, questo episodio, che ha una buona probabilità di essere realmente avvenuto, mostra Gesù in una luce negativa che va contro la tendenza prevalente dei Vangeli di esaltare e magnificare le sue doti morali e le sua qualità divine. Qui appare un Gesù fanciullo che rimprovera, con una punta di cattiveria e di arroganza, Maria sua madre per essere stata in apprensione, disconoscendo addirittura Giuseppe dalla sua funzione di padre, trasgredendo così  ad uno dei precetti fondamentali della legge che impone di amare e rispettare, sempre ed in ogni occasione, i genitori. Il passo successivo di Luca (Lc 2, 51-52), che mostra un Gesù sottomesso ed ubbidiente che cresce in sapienza, statura ed in grazia davanti a Dio ed agli uomini, è in evidente e pieno contrasto con l’atteggiamento provocatorio di Gesù nei confronti dei genitori.
Le conclusioni che si possono trarre da questo episodio sono di grande importanza perché mettono in evidenza alcuni dati caratteriali di Gesù: spirito indipendente e decisionista fin dalla tenera età; consapevolezza della sua alta vocazione mistica ed auto convinzione di una sua particolare vicinanza al padre celeste Dio di Israele; desiderio di conoscenza, per mezzo del confronto dialettico e dello studio dei Sacri testi, di tutte le vie che portano alla giustizia sociale ed alla salvezza. Dalle considerazioni fatte è facile immaginare che Gesù non restò inattivo negli anni della sua adolescenza e della sua gioventù; il suo alto senso di responsabilità, la sua tendenza al misticismo, la sua sete di conoscenza lo spinsero, sicuramente, a ricercare, ad approfondire e ad indagare sui numerosi e variegati aspetti socio-religiosi caratteristici della società ebraica.
La sinagoga di Nazareth fu il luogo in cui ebbe inizio la preparazione culturale di base del giovane Gesù che comunque era ancora incompleta ed insufficiente per portarlo a conoscenza ed essere padrone di tutte le tematiche religiose, sociali, economiche e politiche che caratterizzavano la Palestina degli inizi del primo secolo d.C.. Sicuramente Gesù, spinto dal desiderio del sapere, si staccò dalla famiglia non più giovanetto recandosi a Gerusalemme dove venne in contatto con le grandi scuole farisaiche avendo modo di colloquiare con gli eruditi dottori della legge sui significati più importanti e più reconditi delle antiche scritture. Con ogni probabilità, frequentando queste scuole di rango più elevato, egli riuscì a farsi un’idea concreta degli interessi politici ed economici sia delle classi dominanti politiche ebraiche, sia delle massime autorità religiose, capendo anche quali erano i rapporti che intercorrevano fra le massime autorità del Tempio: i Sommi sacerdoti e l’esercito di occupazione romano.
Ora bisogna riconoscere che, nonostante gli oceani di parole spesi dalla teologia cattolica sia per esaltare le qualità spirituali di Gesù sia per condurre un’esegesi serrata su ogni frase, su ogni brano dei Vangeli con lo scopo estrarre da essi elementi utili per la sua divinizzazione, nulla è stato scritto o dibattuto dai teologi cristiani su quei pochi indizi, da me evidenziati e dibattuti in questo articolo, che aprono spiragli inediti e sconosciuti su aspetti caratteriali di un Gesù adolescente che lo proiettano e lo inquadrano in una visione più umana, realistica e dinamica dei fatti accaduti. Perché la Chiesa ha tralasciato questi importanti indizi che evidenziano un Gesù dal carattere forte e decisionista? perché la teologia ufficiale cattolica ha voluto nascondere ed occultare l’arroganza ed il poco rispetto che Gesù dimostra nei confronti del padre Giuseppe e della madre Maria? Evidentemente questi aspetti caratteriali di Gesù non rispondevano e non erano consoni ai progetti formulati dai grandi teologi cristiani per elevarlo fino al rango di Figlio di Dio ed era più utile per loro addirittura cancellare il cinquanta per cento della sua vita che avrebbe potuto creare ostacoli insormontabili alla nascita della nuova religione cristiana.

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