Olocausto 2015 (2)

Ancora una volta sono costretto ad interrompere i miei articoli di critica ai Vangeli per occuparmi della dolorosissima migrazione di migliaia e migliaia di profughi che, fuggendo da guerra, sopraffazione e morte giungono in Italia attraverso il mare Mediterraneo su barconi fatiscenti, il più delle volte salvati da sicura morte dall’intervento delle navi dell’operazione europea di soccorso in mare “Frontex”. Bisogna precisare che questa moltitudine di disperati in fuga sono costretti a sbarcare sulle nostre coste per un motivo di carattere esclusivamente geografico, ma il loro vero obbiettivo è quello di raggiungere i paesi nord europei per ricongiungersi alle loro famiglie o ai loro parenti già residenti in questi Nazioni utilizzando l’Italia solo ed esclusivamente come territorio di transito.
Debbo dire, tuttavia, che il problema che intendo focalizzare e porre all’attenzione dei miei lettori è il baratro di imbarbarimento, di intolleranza, di cinismo, d’incoerenza politica in cui sono precipitati i governi degli Stati facenti parte dell’Unione Europea i quali, in base al miope trattato di Dublino, peraltro derogabile, costringe i profughi ad essere assistiti ed a rimanere sui territori di sbarco anche contro la volontà di molti di loro i quali, per ricongiungersi con famiglie e parenti, vogliono invece arrivare in altri paesi del nord Europa.
Bisogna ricordare che coloro che in Italia oggi sono in prima fila urlando e sbraitando contro l’accoglienza e la solidarietà cristiana, proponendo soluzioni inaccettabili e brutali quali i respingimenti in mare che servirebbero solo a far morire migliaia e migliaia di profughi, sono state poi le stesse persone che hanno firmato il trattato di Dublino nel 2003. Perché FI e Lega,  che hanno materialmente firmato il trattato, hanno accettato condizioni capestro dall’Europa, sapendo bene che l’Italia geografica è una sorta di piattaforma da sbarco proiettata verso il continente africano? Non potevano essere così lungimiranti, i governi di centro destra, nell’individuare nell’Italia una sorta di ponte, un corridoio di transito verso i paesi europei e proprio per questo motivo imporre sul trattato l’accettazione di quote di migranti da ripartire, proporzionalmente, in tutti i paesi della Comunità Europea invece di accettare passivamente condizioni capestro, firmate di nuovo nel 2008 dal ministro Maroni, di cui oggi l’Italia ne sta pagando il prezzo maggiore?
E’ altrettanto inaccettabile, per altro verso, l’incoerenza del presidente della regione Lombardia Maroni che, quando occupava la poltrona di ministro dell’interno sotto il governo Berlusconi, propose a tutti i presidenti delle regioni italiane l’invito ad accogliere sui loro territori quote proporzionali di migranti ed oggi incoerentemente, insieme al presidente del Veneto Zaia, della Lega Nord ed al presidente della regione Liguria Toti, di Forza Italia, smentisce e rifiuta una procedura da lui stesso promossa, emessa e firmata: siamo al delirio politico vero e proprio, siamo di fronte ad una sfacciata incoerenza  che solo un politico poco illuminato può sostenere facendo leva sul clima di paura e di insofferenza verso la diversità radicato profondamente in alcune regioni del nord Italia, delirio ed incoerenza politica che certamente non fanno bene all’immagine di un’Italia divisa e lacerata da lotte interne, in special modo quando si tratta di lotte su temi sensibili che vanno a toccare la sfera riguardante la dignità umana, la moralità delle decisioni, l’etica delle azioni che vengono messe in atto, cioè temi che sostanzialmente rappresentano una misura della civiltà e della cultura di un popolo.
Tutti ricordano il tragico naufragio dei 330 profughi annegati ad ottobre 2013 le cui bare, tristemente allineate in un hangar dell’isola di Lampedusa, ricevettero la visita di capi di stato e di governo. Tutti ricordano le loro facce contrite e segnate dal dolore: il presidente della commissione europea Barroso, il presidente del consiglio italiano Letta ed il monito di papa Francesco che, spingendo in quel mare impregnato del dolore del profughi una corona di fiori, esternò il suo dolore con un grido: “Vergogna”. Tutti i paesi europei, tramite i loro rappresentanti, dichiararono all’unisono che tragedie del genere non dovevano più accadere nel mare Mediterraneo che pur segna i confini meridionali della civilissima Europa ed invece, nello scorso aprile 2015, il Canale di Sicilia fu teatro di una tragedia ancor più spaventosa e terribile: circa 900 profughi, fra cui molte donne e bambini, morirono annegati a seguito di una collisione avvenuta fra la nave che doveva soccorrerli e il barcone stesso il quale, nel giro do pochi secondi, colò a picco trascinando con sè le innocenti vite dei migranti intrappolati come animali nella stiva fatiscente del barcone stesso ed i cui cadaveri, ancora oggi, giacciono nelle fredde, inospitali ed oscure profondità marine.
Ma quanti altri barconi stracarichi di profughi hanno subito la stessa sorte? Quanti padri, madri ed innocenti bambini sono periti nel mar Mediterraneo, quanto dolore e quanta sofferenza dovrà sopportare ancora il cosiddetto Mare Nostrum per colpa dei signori della guerra africani riforniti tra l’altro di armi e munizioni dagli industriali capitalisti europei? Per quanto tempo ancora prevarrà, sulla moralità e sull’etica, l’ingordigia delle bande criminali che organizzano i viaggi della morte anche grazie all’indifferenza ed al cinismo dei civilissimi e cristiani Stati dell’Unione Europea?
Bisogna aggiungere che oggi l’escalation della volontà di non accogliere i profughi ha raggiunto gradi di intolleranza tali da portare diverse Nazioni europee, come la Francia, l’Austria e la Germania, a chiudere temporaneamente le loro frontiere derogando dal trattato di Shengen sulla libera circolazione dei cittadini europei, o l’Ungheria che addirittura vuole innalzare un muro della vergogna alto quattro metri nei suoi centosettanta chilometri di confine con la Serbia per sbarrare la strada ai profughi in fuga verso la Germania. Si può affermare, giunti a questo grado di egoismo, che l’Unione Europea esiste solo sulla carta essendo fondamentalmente disunita e lacerata da interessi nazionalistici inaccettabili ed incoerenti, appiattita su una visione che tende a globalizzare l’economia finanziaria e produttiva attraverso il libero mercato o ad imporre pesanti vincoli di bilancio ai singoli stati, ma respinge poi un’adeguata globalizzazione della moralità, dell’etica, della solidarietà, dell’accoglienza addirittura anche in periodi di emergenza umanitaria dove sono in gioco la vita di migliaia e migliaia di persone lasciando sulle spalle dell’Italia e della povera Grecia tutto l’onere dell’accoglienza essendo queste due nazioni, secondo Dublino, i territori di sbarco.
Sicuramente sono soluzioni sensate e giuste quelle che vengono proposte dal governo italiano per creare centri di prima accoglienza in Libia o nei paesi sub sahariani per bloccare gli sbarchi di profughi sul territorio italiano, ma queste, al di la della propaganda distruttiva fatta dalle opposizioni, sono soluzioni di difficilissima applicazione per il semplice fatto che in Libia, in Eritrea, in Siria sono in atto devastanti guerre civili con più fazioni a contendersi il potere facendo mancare un unico interlocutore politico per raggiungere qualsiasi accordo tendente a razionalizzare i flussi migratori. Sicuramente è giusta la guerra agli scafisti per affondare in via preventiva, sulle coste libiche, i barconi fatiscenti prima dell’imbarco dei profughi, purtuttavia questa soluzione è subordinata non solo ad un’autorizzazione da parte dell’Europa che formalmente già esiste, ma anche da parte dell’ONU e della Libia la quale deve dare il proprio consenso ad interventi militari di forze straniere sulle sue coste e nelle sue acque territoriali. Questi provvedimenti, già avviati dalla diplomazia europea ed italiana,  sono soggetti a trattative lunghe ed onerose che non permettono di raggiungere risultati concreti dall’oggi al domani, nel frattempo, però, padri, madri, figli seguitano a morire nel mare Mediterraneo e coloro che riescono a sbarcare sono destinati ad essere respinti ai confini delle nazioni europee grazie al trattato capestro di Dublino accettato e firmato per l’Italia dai governi di centro destra.
Piange il cuore, per altro verso, vedere, dai servizi televisivi, il trattamento inumano riservato ai profughi in fuga arrestati e stipati nei campi di raccolta libici, veri e propri lager in cui molte donne vengono stuprate, gli uomini torturati, i malati abbandonati a se stessi senza cure e senza assistenza alcuna, piange il cuore vedere i profughi naufragati muniti di salvagente arancione sbracciare e annaspare in acqua nel tentativo affannoso di essere tratti in salvo dalle navi di soccorso; è poi molto doloroso osservare i profughi arrivati in Italia, inseguiti dalle forze dell’ordine, catturati e scortati nei poco accoglienti centri di raccolta oppure assistere ai tentativi disperati dei profughi di varcare la frontiera a Ventimiglia, sul confine italo francese, il più delle volte respinti in Italia dalle forze dell’ordine francesi. Forse  più inquietanti e dolorosi sono i servizi televisivi che mostrano la caccia al profugo messa in atto sulla frontiera franco-inglese dove i migranti cercano disperatamente di arrivare in Inghilterra salendo clandestinamente sui Tir che attraversano il tunnel sotto lo Stretto della Manica inseguiti ed arrestati dai poliziotti francesi. Non meno dolorose sono poi le scene della cattura dei profughi sul confine serbo-ungherese, una via di fuga per coloro che vogliono ricongiungersi alle famiglie già residenti in Germania ed Austria.
I profughi, sostanzialmente, si trovano nella classica situazione disperata e senza soluzione che li pone fra l’incudine ed il martello facendoli sentire merce di scarto da respingere ad ogni costo, da allontanare un po’ come accadde agli inizi, sotto il nazismo di Hitler, con gli ebrei e gli zingari oppure con i feroci atti perpetrati contro i cristiani Armeni da parte dell’impero Ottomano nel 1915, senza dimenticare il disumano e oltraggioso schiavismo americano nei confronti degli afroamericani o la persecuzione che subirono i nativi americani ad opera dell’esercito federale statunitense che dopo averli perseguitati, uccisi, deportati, segregati in riserve si impossessarono dei loro territori. La storia purtroppo si ripete, poiché quelle stesse Nazioni che oggi rifiutano l’accoglienza e la solidarietà come l’Inghilterra, la Francia, la Spagna hanno dimenticato che, in tempi non molto lontani, sono state  campionesse del colonialismo più feroce e distruttivo o la Germania che, probabilmente, con la chiusura all’accoglienza, ha dimenticato tutto il dolore e la sofferenza umana causata, 80 anni or sono, dai mostruosi comportamenti basati sull’odio razziale, senza dimenticare i paesi dell’est europeo che solo pochi anni fa avevano sperimentato sulla loro pelle l’innalzamento di muri della vergogna ed oggi, incredibilmente, sono essi stessi a riproporli  dimenticando tutto il dolore e la disperazione che tali barriere sono in grado di generare.
Ma se l’indole di queste nazioni che oggi dicono di far parte dell’Unione Europea, ma che in realtà adottano comportamenti comunitari solo quando vengono a verificarsi situazioni a loro favorevoli, dimostrando così un egoismo smisurato ed un nazionalismo non più consono ad un’unione di Stati, le regioni del nord Italia a quale titolo adottano comportamenti simili schierandosi, come le Nazioni europee, non solo contro lo stesso Stato Italiano di cui sono parte integrante, ma anche contro la solidarietà, l’accoglienza la pietas cristiana, cioè contro tutti quei comportamenti umani che, se adottati e messi in pratica, come ci insegna la storia, rendono più grandi e più giusti i popoli, le nazioni, le società? Evidentemente la forza del contagio egoistico e non solidale è così forte ed inarrestabile da essere usata come un’arma di dissuasione propagandistica per conquistare il potere politico attraverso la divulgazione della paura del diverso in termini di colore della pelle, di usi e costumi, di religione, cioè spinte psicologiche anche legittime ma che comunque non arresteranno il fenomeno della globalizzazione, fenomeno che va ad investire anche la globalizzazione dei flussi migratori che daranno luogo, nel prossimo futuro,  alla formazione di società multirazziali in tutto il mondo.
Oggi io mi sento profondamente colpito come cittadino europeo, non tanto dalle farraginose politiche finanziarie messe in atto nella Comunità Europea né, tanto meno, dall’intransigente rispetto delle rigide politiche di bilancio a cui devono attenersi i singoli Stati o dal pagamento delle quote di partecipazione in miliardi di euro per essere parte integrante dell’Europa, poiché questi fattori sono frutto di criteri discussi ed approvati democraticamente da tutti gli Stati comunitari, ma sono addolorato ed indignato soprattutto per la progressiva perdita di quei fondamentali fattori umani che si chiamano altruismo, dignità, moralità, etica, tolleranza senza i quali le società umane, le unioni fra Stati e la stessa cellula famigliare sono destinate a soccombere miseramente ed è esattamente ciò che sta accadendo oggi in Europa sul problema dei flussi di migranti i quali, se dovessero essere accolti da un singolo stato come l’Italia, rappresenterebbero un problema insormontabile, ma se ripartiti in quote proporzionali accettate da tutti gli Stati membri possono essere considerati come una risorsa in grado di far progredire le economie degli Stati che li accolgono.
In ultima analisi io credo che questa Unione Europea, attraversata e lacerata da una profonda crisi morale ed etica, in cui vige un egoismo e un’intolleranza senza fine ed in cui si acuiscono e diventano sempre più evidenti tendenze nazionalistiche inaccettabili, sia inutile e addirittura dannosa; penso inoltre, con profondo rammarico, che sarebbe più opportuno, onde evitare conseguenze ancor più tragiche e dolorose, un suo scioglimento facendo in modo che ciascun Stato possa ritornare a viaggiare per proprio conto decidendo autonomamente non solo le politiche finanziarie, economiche e produttive, ma anche i comportamenti più consoni da adottare su quelle problematiche che investono la sfera dell’etica e della morale.

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