Il falso mistero della vita nascosta di Gesù (5)

Nel precedente capitolo (4) ho formulato l’ipotesi che Gesù, all’età di 13 anni, dopo aver abbandonato la sua famiglia, possa essersi recato a Gerusalemme e da lì, dopo precise ed opportune valutazioni sociali e religiose, abbia preso la decisione di entrare a far parte della comunità essenica che si era ritirata a vivere sulla sponda occidentale del Mar Morto diventandone, tramite apposito giuramento, un membro effettivo a pieno titolo. Questo percorso progressivo della vita di Gesù è stato tracciato ed ipotizzato sulla base di riscontri oggettivi derivanti da un capillare confronto fra i contenuti dei Rotoli del Mar Morto ed i contenuti del Nuovo Testamento.
Bisogna dire che, allo stesso modo con cui Gesù ebbe modo di trovare elementi ideali favorevoli che gli permisero di affiliarsi alla setta essenica, è ugualmente ipotizzabile che, nel corso della sua lunga permanenza all’interno della comunità monacale, in una immersione totale nell’esegesi dei Sacri Testi, egli possa aver scoperto, rendendosene conto  progressivamente, che diverse posizioni teologiche e prassi socio economiche in uso presso la comunità essenica non corrispondessero alla sua visione di una società ebraica da rinnovare profondamente affinché potesse essere instaurato in Israele un nuovo regno libero dalle catene di occupanti pagani,  un nuovo regno più attento alle esigenze dei poveri , dei deboli, dei diseredati caratterizzato, in ultima analisi, da più moralità e più etica che egli chiamò Regno di Dio. Ed allora bisogna ricercare ed evidenziare tutti gli elementi di incompatibilità fra la prassi teologica e sociale in uso presso la comunità essenica ed il pensiero socio religioso di Gesù, elementi che possono essere dedotti da un confronto fra i contenuti dei rotoli rinvenuti a Qumran ed il pensiero di Gesù deducibile dai Vangeli.
Gesù possedeva dentro di sé un dono inestimabile: il dono del perdono e dell’amore. Egli considerava gli uomini come fratelli di percorso nell’aspro e difficile cammino della vita; esortava i suoi seguaci e più in generale il suo uditorio ad abbandonare rancori e pregiudizi che irrimediabilmente compromettevano i corretti e pacifici rapporti fra gli uomini. Fece affermazioni rivoluzionarie che addirittura rovesciavano le concezioni etiche e comportamentali sancite nell’Antico Testamento: <<Voi sapete che è stato detto: occhio per occhio, dente per dente, ma io vi dico di non resistere al malvagio, anzi  se uno ti percuote sulla guancia destra porgigli anche l’altra>> (Mt 5, 38-39); (Lc 6, 29). Alla vendetta Gesù preferiva il perdono: << Ma io dico a voi che mi ascoltate: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano pregate per i vostri calunniatori >> (Lc 6, 27-28); (Mt 5, 43-44). All’odio Gesù preferiva l’amore. La normativa essenica, al contrario, prescriveva che si dovessero odiare non solo i nemici, identificati in genere nei pagani idolatri, ma anche quegli Ebrei che non erano entrati a far parte della loro comunità, ambedue denominati “figli delle tenebre”. Lo statuto della setta era stato codificato: << Affinché (i membri) amino tutti i “figli della luce” […] e odino tutti i “figli delle tenebre” secondo la colpevolezza che ha di fronte alla vendetta di Dio >> (1 QS I, 9-11); (1 QS II, 5-9). Gli Esseni nutrivano un odio particolare per quei membri della setta che, pur entrati a far parte della comunità, non riuscivano ad operare una completa conversione ed una totale accettazione degli statuti essenici, ma conservavano segretamente nel loro cuore dubbi ed incertezze teologiche che avrebbero potuto, un giorno, essere causa di tradimento e di abbandono della setta stessa. << Sia maledetto colui che passa [nella comunità] con gli idoli nel cuore […]. La collera di Dio e la vendetta dei suoi giudizi lo consumino in eterna rovina […]. Egli [Dio] dà la sua vita tra gli eterni maledetti >> (1 QS II, 11-17); (CD XIX, 10-35); (CD XX, 1-8).
Gesù, durante la sua predicazione itinerante in terra di Palestina, fu affiancato da collaboratori che avevano accettato senza riserve le sue idee ed il suo modo di agire. Il primo di questi, Pietro, restò talmente affascinato dalla sua figura e dalle sue parole da lasciare dietro di sé, per seguirlo, una vita famigliare ormai consolidata sia negli affetti, sia nel lavoro (Mt 8, 14-17); (Mc 1, 29-31); (Lc 4, 38-39). Al nucleo originario di Gesù si unirono anche delle donne; alcune esercitavano, all’interno del gruppo, i tradizionali lavori domestici; altre, più facoltose, assistevano la numerosa comunità itinerante versando nella cassa comune i mezzi finanziari necessari al sostentamento. Le idee di Gesù furono accolte con entusiasmo e calore e trovarono larghi consensi fra le masse popolari ebraiche. Fu appunto in funzione della sua popolarità e dell’aumentato consenso popolare che egli si vide costretto ad aumentare di settantadue (72) unità il numero dei suoi collaboratori per evangelizzare e portare il suo messaggio a masse più consistenti di popolo (Lc 10, 1). Da profondo conoscitore dell’animo umano egli sapeva che se avesse strutturato il nucleo secondo un’organizzazione gerarchica, presto il germe della gelosia e dell’invidia si sarebbe insinuato nell’animo dei suoi seguaci con il risultato di dissolvere quell’unità di intenti che aveva caratterizzato sia la nascita, sia l’evoluzione del gruppo. << Chi fra voi vorrà diventare grande sarà vostro servo e chi fra voi vorrà essere primo sarà vostro schiavo >> (Mt 20, 26-27).  <<Molti dei primi saranno gli ultimi e molti degli ultimi saranno i primi >> (Mt 19, 30). Contrariamente alla liberalità che esisteva all’interno del gruppo di Gesù la setta essenica di Qumran era rigidamente gerarchizzata. Severe regole sancivano il percorso che l’affiliato doveva rispettare e superare per conquistare una posizione di più alta responsabilità. Prima di poter entrare a far parte  della comunità, l’aspirante doveva dimostrare di esserne degno accettando un periodo di noviziato della durata di un anno dopodiché, per essere ammesso definitivamente ed a pieno titolo nella comunità, doveva sostenere altri due anni di prova, durante i quali erano continuamente monitorate le capacità di obbedienza, la costanza caratteriale, i comportamenti individuali, il grado intellettivo (1 QS VI, 14-23).  << Si iscriveranno alla regola, l’uno prima dell’altro, in base all’intelligenza ed alle opere, affinché tutti obbediscano l’uno all’altro, l’inferiore al superiore. Esamineranno di anno in anno il loro spirito e le loro opere promuovendo ognuno in base alla propria intelligenza o retrocedendolo in base alle proprie mancanze >> ( 1 QS V, 23-24). L’eccessiva gerarchizzazione e regolamentazione non poteva prescindere da un codice penale per giudicare e sanzionare gli atti illeciti commessi da singoli adepti: << Chi parla al suo prossimo con arroganza o compie coscientemente una frode sarà punito per sei (6) mesi […]. L’uomo che va calunniando i molti […] e mormora contro il fondamento della comunità sarà mandato via e non ritornerà più >> ( 1 QS  VII, 1-17); ( CD IX, 1-23); ( CD X, 1-13).
Per dare corpo alla sua missione Gesù adottò una strategia itinerante che si manifestava con l’evangelizzazione della masse popolari nelle piazze e nelle Sinagoghe delle città e dei villaggi palestinesi. << Gesù intanto percorreva le città ed i villaggi insegnando nelle loro Sinagoghe, predicando il Vangelo del regno >> (Mt 9, 35). Il suo messaggio era libero e sincero: << Non c’è niente di nascosto che non debba essere rivelato e nulla di segreto che non si debba sapere. Quel che vi dico nelle tenebre ditelo alla luce [del sole] e quel che vi è stato detto nell’orecchio predicatelo sui tetti >> ( Mt 10, 26-27). Gesù accoglieva con gentilezza ed amore le persone sofferenti ed i peccatori: << Non sono venuto a chiamare a penitenza i giusti ma i peccatori, non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati >> (Lc 5, 31-32). Non creò barriere nemmeno con coloro che erano considerati i reietti e gli impuri di Israele: <<Ed ecco lebbroso accostatosi disse: Signore se tu vuoi puoi mondarmi. Allora Gesù stese la mano e lo toccò >> (Mt 8, 2-3).  L setta essenica, a differenza del gruppo di Gesù, era chiusa in se stessa e preferiva ritirarsi in zone desertiche (Qumran) o nei quartieri estremamente periferici delle città dove poteva vivere in completo isolamento. Era vietato qualsiasi contatto con gli estranei ritenuti impuri, empi e contaminanti: << Colui che nella vita si impegna nel patto deve separarsi da tutti gli uomini dell’empietà, da coloro che camminano sulla via dell’ingiustizia >> ( 1QS  V, 10-11).
Gesù nutriva una profonda venerazione per la Sacra Legge ma pensava che per soddisfare necessità impellenti o per fare del bene al prossimo era possibile, se non necessario derogare dalle leggi che governavano le azioni giornaliere del pio ebreo. Infatti, pur non essendo permesso dalla legge egli guarì, di sabato, la mano paralizzata di un uomo affermando il principio che: << Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato >> (Mc 2, 27). Gli Esseni erano molto più intransigenti nel rispetto delle leggi sabbatiche, che addirittura erano state rese più restrittive dagli Esseni stessi rispetto a quelle elencate dalla Torah: <<A proposito del sabato […] nessuno trasporti qualcosa dalla casa all’esterno o dall’esterno nella casa […]. Di sabato non si apra un vaso chiuso con l’intonaco […]. Nella casa ove abita, uno non sollevi Né una pietra né della terra >> ( CD X, 14-23); ( CD XI, 7-11). Suscitano sgomento le prescrizioni sul sabato che attengono alla vita: << Nel giorno di sabato nessuno aiuti una bestia a partorire e se cade in una fossa o in una cisterna, di sabato, non la si tiri su […]. Se una qualsiasi persona cade in un luogo (pieno) d’acqua o in un (altro) luogo nessuno la facci salire con una scala, con una corda o con qualsiasi altro oggetto>> (CD XI, 13-17).
Anche se Gesù aveva rinunciato alle donne accettando per amore di Dio il voto di castità, egli si rivolgeva ad esse con tenerezza ed affetto, le ascoltava dando consolazione e perdono anche a donne che nella loro vita avevano offeso gravemente Dio con il loro comportamento peccaminoso ( Lc 7, 36-50); (Gv 8, 1-11). Come già evidenziato in precedenza facevano parte, del gruppo itinerante di Gesù, numerose donne ( Lc 8, 1-3).  Gli Esseni di Qumran,  a differenza di Gesù, ritenevano doveroso allontanare le donne dalla comunità, poiché le loro armi di seduzione e la loro naturale lascivia facilmente potevano precipitare l’uomo verso il baratro della perdizione e del peccato (Filone, G.Flavio).
Gesù e gli Esseni avevano concezioni diametralmente opposte sul tipo di rapporto da tenere con le grandi masse popolari giudaiche, in special modo per le moltitudini mortificate dalla povertà e dai disagi quotidiani o afflitta da malattie e difetti fisici irreversibili i quali, limitando la loro libertà, le ponevano ai margini della società civile. Gesù accettava e dava ascolto agli emarginati, ai peccatori, aveva contatti con persone afflitte da malattie gravi e contaminanti come la lebbra o la gonorrea. Nella parabola del convito (Lc 14, 15-24) Gesù, in evidente contrasto con la legge mosaica (Lv 21, 16-23) e con gli Esseni stessi, preferisce avere come ospiti al banchetto del nuovo regno i poveri, i ciechi, gli storpi, gli zoppi. Gli Esseni di Qumran invece, non solo erano in perfetto accordo con la legge mosaica che vietava il sacerdozio a persone affette da menomazioni fisiche o gravi affezioni (Lv 21, 16-23), ma estesero la norma interdicendo ai portatori di handicap l’accesso a posti di responsabilità all’interno della setta e forse anche la semplice affiliazione alla setta stessa: << Chiunque è colpito nella sua carne, paralizzato ai piedi o alle mani, zoppo o cieco, sordo o muto, colui che è colpito da una tara visibile agli occhi […] non potrà accedere all’assemblea dei notabili >> (1 QSa II, 4-8). Le persone stupide, sciocche, folli, dementi, cieche e storpie, zoppe,  sorde […] non entreranno nel seno dell’assemblea >> ( CD XV, 17).
Non è assolutamente possibile sapere per quanti anni Gesù rimase all’interno della setta essenica, né conoscere il periodo in anni entro i quali egli maturò la convinzione che le sue idee non collimavano più con le convinzioni e le norme che caratterizzavano la comunità di Qumran. Sicuramente vi fu un lungo periodo di tempo che servì a Gesù sia per prendere coscienza della sua indisponibilità ad accettare le normative della setta sia per prendere la decisione definitiva di esporre la proprie idee pubblicamente durante le periodiche assemblee che venivano convocate dai vertici della comunità per monitorare il corso degli avvenimenti, il buon andamento della vita sociale all’interno della setta, gli umori e le eventuali rimostranze degli adepti riguardanti il cibo o l’organizzazione minuta delle attività giornaliere. Gesù sapeva che, con ogni probabilità, sarebbero state prese, dai vertici della setta, decisioni molto dure nei suoi confronti sulla base del regolamento comunitario. Ed è ciò che andrò ad esaminare e a discutere nel prossimo ed ultimo articolo riguardante il capitolo dal titolo: << Il falso mistero della vita nascosta di Gesù>>.

Bibliografia:
I MANOSCRITTI DEL MAR MORTO – a cura di  LUIGI MORALDI –  TEA edizioni

Note:

Nel mese di agosto 2015 mi asterrò dal pubblicare i miei due tradizionali articoli mensili.

Buone vacanze a tutti!!!!

 

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