Il falso mistero della vita nascosta di Gesù (6). Conclusioni

L’ipotesi che Gesù abbia vissuto buona parte della sua vita nascosta all’interno della setta essenica non è solo un’ipotesi interessante e suggestiva, ma risulta essere molto più realistica di altre ipotesi che vedono la vita oscura di Gesù vissuta fuori dai confini della Palestina, in regioni lontane come il Tibet o l’Inghilterra. Come avrebbe potuto completare, Gesù, il suo percorso culturale in un paese straniero a contatto con mentalità e tradizioni completamente diverse dalla cultura giudaica? Come avrebbe potuto approfondire la studio della legge mosaica e della storia di Israele in paesi che nemmeno conoscevano l’Antico Testamento e dove, quindi, sarebbe stato impossibile reperire quei Sacri Testi che erano il fondamento e lo statuto della società ebraica? Se Gesù fosse vissuto fuori dalla Palestina, a contatto con culture e religioni diverse, non avrebbe dovuto assorbire parte della cultura religiosa e sociale del paese ospitante? E questi elementi culturali, estranei alla religione giudaica, non dovrebbero essere presenti, almeno in tracce, nei discorsi e nella predicazione che Gesù, durante il suo ministero, faceva alle moltitudini israelitiche che lo ascoltavano?
La mancanza di riscontri oggettivi a queste domande, i dubbi e le perplessità che scaturiscono da un espatrio di Gesù in così tenera età, le insormontabili difficoltà che un bambino di dodici anni avrebbe dovuto affrontare per giungere in paesi così lontani come il Tibet o i paesi asiatici inducono a sostenere e convalidare una semplice e banale verità storica: Gesù visse interamente la sua vita entro i confini della sua patria completando la sua formazione culturale e religiosa a Qumran diventando, tramite apposito giuramento, un affiliato della setta essenica sulla base di una condivisione di alcuni ideali accettati da un Gesù adolescente ancora non pienamente consapevole della complessità delle regole e degli statuti essenici. [Il falso mistero della vita nascosta di Gesù (4)]
Con il passare degli anni Gesù si rese conto, attraverso la riflessione e il continuo studio dei Sacri Testi, che la nuova teologia da lui elaborata non solo lo allontanava dalle concezioni religiose esseniche, ma lo conduceva ad assumere posizioni critiche anche su importanti concetti della legge mosaica mai messi in discussione nel corso dei secoli. [Il falso mistero della vita nascosta di Gesù (5)] Forse fu proprio nello splendido isolamento del deserto, nella contemplazione di quella natura che ogni giorno rinnovava la grandezza di Dio con il sorgere ed il tramontare del sole, nel continuo studio dei Sacri Testi e nelle assidue preghiere che Gesù maturò la convinzione di essere colui che Dio aveva scelto per trasmettere la sua divina volontà al popolo ebraico: il Messia.
Così come non si può arrestare un fiume in piena o la marea montante, Gesù fu costretto a confrontarsi ed a scontrarsi con i vertici della setta su quegli argomenti e quei concetti teologici essenici di cui non riconosceva la validità ed il fondamento. Egli fu espulso dalla comunità di Qumran sulla base degli statuti e della regolamentazione essenica che così recitavano: <<L’uomo che va calunniando i molti e mormora contro il fondamento della setta sarà mandato via e non tornerà più>> (1 QS VII, 15-23).
Ora però è doveroso ed importante dare risposta ad una serie di domande che il lettore attento e critico del Nuovo Testamento pone non solo a se stesso ma, indirettamente, anche a tutti i credenti: perché gli evangelisti preferirono nascondere un periodo così importante della vita di colui che avevano innalzato agli onori di Figlio di Dio? Perché permisero che calasse il silenzio più assoluto sulle scelte religiose, politiche e sociali che Gesù dovette pur fare nel corso della sua vita che va dai tredici ai circa trent’anni? E’ ormai accertato dalla maggioranza degli studiosi del Nuovo Testamento che il primo Vangelo fu quello di Marco scritto tra il 70 ed il 75 d.C.. Non è possibile che Marco, a quarant’anni dalla morte di Gesù non conoscesse, con dovizia di particolari, tutte le fasi che avevano caratterizzato la vita di colui che egli stesso riteneva essere il Figlio dell’Altissimo ed il suo Signore.
La stessa osservazione deve essere fatta per Matteo e Luca che, pur dando scarse indicazioni sulla vita adolescenziale di Gesù, sostanzialmente si adeguano a Marco ed a Giovanni e non danno alcuna informazione sul periodo di vita di Gesù che va dai tredici ai circa trent’anni. Si deve concludere che i quattro evangelisti non potevano non essere al corrente di tutte le fasi che avevano caratterizzato la vita di quell’uomo che essi erano in procinto di dichiarare, attraverso i Vangeli, come l’inviato di Dio sulla terra per dare salvezza ad una umanità arrogante e peccatrice.
Quali furono allora le cause che spinsero i quattro evangelisti ad escludere dai loro testi la narrazione di un periodo così importante della vita di Gesù? Si è detto più volte che i Vangeli non possono essere considerati come biografie vere e proprie poiché in essi la fede e la storia, il naturale ed il sovrannaturale sono intimamente legati fra loro per cui non è possibile tracciare un confine netto, una linea di demarcazione sicura fra la natura umana di Gesù e la sua natura divina. Si è affermato che gli evangelisti, nell’escludere dalla narrazione evangelica fasi e periodi importanti della vita di Cristo, non intesero certamente occultare fasi o azioni compiute dallo stesso Gesù, ma preferirono privilegiare e tramandare tutti quegli accadimenti che, con più forza, potessero evidenziare la natura divina di Gesù e lo scopo salvifico della sua missione sulla terra.
Purtuttavia si deve ritenere ed evidenziare che gli evangelisti, impegnati ad elevare Gesù al rango di Figlio di Dio ed interessati quindi a far passare solo ed esclusivamente i messaggi favorevoli al loro disegno teologico, furono costretti a tacere e a non dare spiegazione alcuna sugli eventi reali che caratterizzarono la vita nascosta di Cristo per le seguenti ragioni: non era né esaltante né dignitoso divulgare la notizia che Gesù, il Figlio di Dio, fosse stato un comune membro di una piccola setta qual era la comunità essenica, né era ammissibile affermare che egli avesse commesso il grave errore di affiliarsi, con leggerezza, ad una comunità di cui, successivamente, non avrebbe più potuto condividere sia le basi teologiche sia i precetti fondamentali posti alla base della setta stessa. Non era assolutamente proponibile poi, divulgare la notizia che il Figlio di Dio, il Salvatore fosse stato espulso dalla comunità essenica con l’infamante accusa di tradimento.
E’ opportuno sottolineare che gli evangelisti non poterono riempire il periodo di vita nascosta con una storia credibile diversa da quella effettiva vissuta da Gesù poiché, all’epoca in cui Marco scrisse il suo Vangelo (70-75 d.C.), sicuramente erano ancora in vita numerosi contemporanei di Cristo che potevano facilmente smentire qualsiasi resoconto corredato da informazioni diverse da ciò che era realmente accaduto.

Bibliografia:

I MANOSCRITTI DI QUMRAN-a cura di Luigi Moraldi-TEA edizioni
GESU’, L’UOMO- Gelasio Giardetti-Andromeda editrice

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