Gesù e le tensioni socio-economiche in Israele

Dopo aver evidenziato  e sottolineato che gli Ebrei non aspettavano un Figlio di Dio, così come ha voluto far credere la teologia cattolica per secoli e secoli, ma erano semplicemente in attesa di un Messia, di un Liberatore che li avrebbe affrancati dal duro giogo romano e dal potere della classe sacerdotale che collaborava con l’occupante, si deve puntualizzare che nei primi tre decenni del primo secolo d.C., che ebbero in Gesù uno dei protagonisti principali sulla scena sociale,  le tensioni  in terra di Palestina si acuirono raggiungendo altissimi livelli che molte volte sfociarono in ribellioni armate che il potente esercito romano soffocava sistematicamente nel sangue.
All’escalation delle tensioni in Palestina contribuì in maniera determinante la morte di Erode il grande che avvenne nell’aprile del 4 a.C.. Questo evento introdusse un forte elemento di instabilità politica nel paese, poiché doveva essere ridisegnata la nuova mappa del potere su tutti i territori da lui governati. Il testamento di Erode, approvato e reso esecutivo dall’imperatore romano Ottaviano, fece sì che il suo regno fosse diviso fra i suoi figli: Archelao fu designato erede al trono della Giudea, Erode Antipa divenne tetrarca della Galilea e della Perea mentre Filippo ottenne la tetrarchia delle regioni settentrionali con la Galautonide, la Batanea e l’Iturea.
Fu proprio in questo periodo di transizione che la resistenza ebraica anti romana divenne più attiva, ritenendo questo vuoto di potere un momento estremamente favorevole per dare inizio a quelle operazioni militari che avrebbero dovuto spazzare via, con l’aiuto di Dio, le legioni romane dall’intero territorio palestinese. Il maggior peso di queste operazioni di guerriglia fu sostenuto dagli Zeloti che si distinguevano dalle altre correnti politiche religiose ebraiche per essere “zelanti” sostenitori della legge nazional religiosa che Dio aveva dato  Mosè sul monte Sinai. G. Flavio racconta che gli Zeloti << Non badano punto a subire le morti più straordinarie e punizioni di parenti e amici pur di non riconoscere come Signore alcun uomo >>.
Nell’anno 4 a.C., mentre a Roma l’imperatore Ottaviano stava valutando il volere testamentario di Erode il grande, vi fu una ribellione di Giudei che fu repressa da Archelao con l’uccisione di oltre tremila rivoltosi. Nello stesso anno, mentre i figli di Erode, Archelao ed Erode Antipa, erano a Roma a perorare, presso l’imperatore, la loro designazione di erede al trono vi fu una ribellione di Giudei, di Galilei e di Idumei che Sabino, procuratore della Siria, represse nel sangue uccidendo svariate migliaia di ribelli ebrei e danneggiando, nella battaglia, il Tempio di Gerusalemme. Sabino penetrò all’interno del Tempio trafugando l’ingente tesoro ivi depositato.
In Idumea un certo Achiab si mise alla testa di una banda di veterani del defunto Erode per impadronirsi del potere, mentre in Galilea Giuda, figlio di Ezechia, a capo di una moltitudine attaccava sia i Romani sia i soldati regi con azioni di guerriglia. In Perea, Simone, uno degli schiavi del defunto re Erode, noto per la sua bellezza e prestanza fisica, si incoronò re di Israele ma fu sconfitto ed ucciso da Grato, capo dell’esercito regio. Persino un pastore di nome Atrongeo si cinse di diadema e minacciava, con bande armate, sia i soldati Romani sia i soldati regi. Costui ebbe l’ardire di attaccare e trucidare una centuria romana che trasportava armi e rifornimenti.
In tutta la regione, tra il 4 a.C. ed il 2 d.C., la situazione era diventata esplosiva per cui l’imperatore Ottaviano fece intervenire Varo, governatore della Siria, con le legioni e la cavalleria. Varo, dopo aspre lotte in Galilea ed i Giudea e l’uccisione di migliaia di Ebrei, riportò l’ordine nell’intera regione. A Gerusalemme Varo crocifisse più di duemila ribelli come atto di ritorsione per le perdite subite durante l’intera campagna.
Archelao, ottenuta l’etnarchia della Giudea, governò con somma ingiustizia e crudeltà creando, nella regione, nuovi disordini e ribellioni, per cui, nell’anno 6 d.C. fu deposto dall’imperatore Ottaviano ed i suoi territori furono ridotti a provincia imperiale romana. Il primo procuratore della Giudea fu Caponio che, giunto in Palestina insieme al nuovo legato di Siria Publio Sulpicio Quirinio, censì la regione per scopi tributari. Questo evento scatenò una rivolta fomentata dallo zelota Giuda il galileo, fanatico sostenitore di un integralismo religioso tendente a riaffermare il dovere all’ubbidienza al solo Dio dei loro padri. L’integralismo di Giuda il galileo naturalmente prevedeva la lotta armata contro i Romani che fu, poi, una delle cause che portarono alla guerra ed alla definitiva distruzione, nel 70 d.C., dello Stato Ebraico. La rivolta di Giuda, nel 6 d.C., fu repressa nel sangue ed il procuratore romano, anche in questa occasione, mise a morte migliaia e migliaia di ribelli ebrei per dare l’esempio.
Il sentimento ebraico dei primi anni del primo secolo d.C. era un coacervo di risentimento profondo nei confronti dei pagani oppressori e la speranza che Dio sarebbe presto intervenuto per mettere fine all’empietà e per risollevare dalla schiavitù il suo popolo prediletto. I continui massacri perpetrati dai Romani per sedare le frequenti ribellioni, lo sfruttamento sistematico delle classi dominanti ebraiche nei confronti delle classi meno abbienti, erano i segni evidenti che il Dio dei loro padri non avrebbe potuto più sopportare una simile situazione.
In questo tempo Gesù era un adolescente di circa undici anni e, con ogni probabilità, non si era ancora allontanato dai genitori e dal piccolo villaggio di Nazareth. Forse apprese dai suoi parenti e dai dibattiti in sinagoga, al pari degli altri fanciulli, la travagliata storia del suo popolo. Sicuramente dovette considerare un fatto inaccettabile le vessazioni ed i soprusi subiti dal suo popolo ad opera sia dei Romani, sia dal feroce Erode il grande, anche  lui pagano poiché di origine idumea che, per mantenere saldo il suo potere ed il suo trono, era stato capace di raggiungere le pi alte vette di crudeltà e criminalità. Anche Gesù, come i suoi coetanei e come la stragrande maggioranza dei cittadini ebraici aspettava, con ansia sempre maggiore, che si avverassero le profezie e gli oracoli dell’Antico Testamento: l’avvento di un liberatore, di un Messia che avrebbe sbaragliato e scacciato i dominatori pagani, instaurando un regno di pace e di giustizia, ripagando così, con la libertà, la Nazione Ebraica, sua prediletta, per le umiliazioni subite nel corso dei secoli.
Forse fu proprio a causa di questi sentimenti profondi, di questa trepidante attesa che molte volte il popolo ebraico credette davvero di aver trovato il Messia tanto atteso, il liberatore, in uno dei tanti eroi ebrei che, alla testa del popolo,avevano combattuto contro i Romani (Giuda il galileo, Achiab, Simone, Atrongeo ed altri). Altrettante volte però i loro sentimenti e le loro attese erano state frustrate dalla caduta e dalla morte dell’eroe ad opera degli stessi Romani che, al minimo segno di ribellione, intervenivano duramente trucidando senza pietà migliaia e migliaia di rivoltosi.
Bisogna dire che la storia di Gesù di Nazareth non può essere scissa dalla lotta di liberazione che gli ebrei intrapresero contro gli occupanti romani e contro il potere delle classi dominanti sacerdotali che immiserivano il popolo. Sicuramente si può dire che Gesù fu uno di questi patrioti che voleva liberare, in un primo tempo, il suo popolo dalla schiavitù e dalla miseria con metodi anti violenti ma successivamente fu costretto dagli eventi a cambiare strategia e ad intraprendere, come si vedrà in seguito, un percorso rivoluzionario di tipo armato per portare a termine la sua missione.
Purtuttavia anche fra lacerazioni, risentimenti ed attesa spasmodica di un liberatore, la vita del popolo ebraico del tempo e la storia seguitavano ad avere il loro corso: a Caponio (6-9 d.C.) successe come procuratore Marco Ambivio (9-12 d.C.) che fu poi sostituito da Annio Rufo (12-15 d.C.). All’imperatore Ottaviano successe, nel 14 d.C., Tiberio che nominò procuratore della Giudea Valerio Grato (15-26 d.C.). Nell’anno 26 d.C. la carica di procuratore fu assunta da Ponzio Pilato che sarà uno dei protagonisti principali nella storia terrena di Gesù di Nazareth.

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