Giovanni Battista, il precursore (1)

Dal Vangelo di Luca si apprende che Giovanni iniziò la sua missione di predicatore nel quindicesimo anno del regno di Tiberio (Lc 3, 1). Questa data è di rilevante importanza dal punto di vista cronologico, perché ad essa è legato anche l’inizio dell’attività pubblica di Gesù. Siccome l’imperatore Ottaviano morì il 19 agosto dell’anno 767 di Roma, che corrisponde al 14 d.C., il quindicesimo anno del governo di Tiberio dovrebbe cadere tra il 19 agosto del 28 d.C. ed il 18 agosto del 29 d. C..
E’ da tener presente, tuttavia, che presso i Romani era consuetudine computare per un anno intero di nuovo governo anche le frazioni di anno che intercorrevano fra la morte di un regnante e l’inizio del nuovo anno che, per i Romani, cadeva ogni primo gennaio. Nel caso dell’imperatore Tiberio furono computati per un anno intero di suo governo i quattro mesi e dodici giorni che vanno dal 20 agosto del 14 d.C. al 31 dicembre del 14 d.C.. Il quindicesimo anno del regno di Tiberio, cui fa riferimento Luca, può essere pertanto computato dall’1 gennaio al 31 dicembre  del 28 d.C.. Non è azzardato ipotizzare quindi che l’attività pubblica di Giovanni ebbe inizio nei primissimi giorni dell’anno 28 d.C.
Giovanni apparve sulle rive del fiume Giordano per dare inizio alla sua catechesi e per impartire un battesimo di penitenza che doveva essere il segno distintivo di quelle moltitudini che si riconoscevano nei suoi insegnamenti. L’evangelista Luca narra che Giovanni, come Gesù, nacque in maniera sovrannaturale per volere di Dio ed attribuisce al Battista, così come Matteo, Marco e Giovanni, lo specifico compito di essere il precursore, l’annunciato del profeta Isaia quando disse: << Voce di colui che grida: nel deserto preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri >> (Is 40, 3); (Mt  3, 3); ( Lc 3, 4); (Mc 1, 3); (Gv 1, 23).
In verità l’oracolo del profeta Isaia si riferiva alla liberazione degli Ebrei dalla cattività babilonese ed al loro ritorno in patria dall’esilio, attraverso il deserto, come in un nuovo esodo. Gli evangelisti, travisando in maniera evidente e plateale gli originali intenti del profeta Isaia, applicarono a Giovanni la specifica funzione di precursore con la missione di attirate a sé grandi masse di uomini per preparare le loro menti ed i loro cuori ad accogliere il Salvatore, il Figlio di Dio, cioè Gesù di Nazareth, che avrebbe liberato gli uomini dal peccato ed instaurato un nuovo regno: il Regno di Dio.
L’evangelista Luca narra che Elisabetta, moglie di Zaccaria e parente di Maria, la madre di Gesù, era stata sterile in gioventù, ma in età molto avanzata, per opera di Dio, concepì nel suo seno Giovanni. La sola voce di Maria, già incinta del Salvatore, fece sussultare nel ventre di Elisabetta il futuro precursore. E’ chiaro che l’episodio del sussulto del Battista, feto di sei mesi, è un episodio di pura immaginazione che Luca ha voluto inserire nello schema del suo racconto per dare più credibilità ai tentativi, più o meno evidenti, di affermare la supremazia di Gesù su Giovanni (Lc 1, 39-45).
In questa storia leggendaria è possibile però cogliere un fondamento di verità storica nella frase conclusiva di Luca sulla figura di Giovanni: << Intanto il fanciullo [Giovanni] cresceva e si fortificava nello spirito ed abitava i deserti fino al giorno della sua manifestazione dinanzi ad Israele >> (Lc 1, 80). Il deserto di cui parla Luca ed in cui Giovanni maturò la sua spiritualità è sicuramente il deserto della Giudea, poiché la sua città natale, Ain Karim, era ubicata in una zona montagnosa molto prossima a questo piatto ed arido deserto. Matteo conferma questa ipotesi quando afferma che il teatro della predicazione diGiovanni fu il deserto della Giudea: << In quei giorni apparve Giovanni Battista a predicare nel deserto della Giudea >> (Mt 3, 1).
Pare di poter capire, da quelle poche note che sembrano avere un minimo di attendibilità storica, che Giovanni fin da giovanetto era pervaso da quel profondo senso di spiritualità e di misticismo che spingeva, nella solitudine del deserto, tutte quelle anime inquiete, perennemente alla ricerca della verità sui misteri della vita umana e sull’essenza del divino. Forse anche Giovanni, vagando nel deserto, così come accadde a Gesù, entrò in contatto con quegli Esseni che già dal II° secolo a.C. vivevano sulla riva occidentale del Mar Morto e, in quell’oasi di spiritualità e di ascetismo, rinunciando all’amore per una donna e al desiderio di avere una famiglia e dei figli, iniziò quel percorso culturale e religioso che lo portò a diventare un predicatore amato dalle folle ed un fustigatore del mal costume molto temuto dai potenti.
L’esistenza storica di Giovanni è attestata anche da Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche – XVIII, pgg 116 – 119) che presenta il Battista come un uomo timorato di Dio, che esortava le folle che lo ascoltavano a camminare sulle vie della virtù, della giustizia e della pietà. Il tetrarca Erode Antipa, temendo che le sue esortazioni potessero dar luogo ad un movimento per detronizzarlo, lo imprigionò e poi lo mise a morte. Giovanni fu un personaggio dotato di grande personalità e di carisma eccezionale, poiché riuscì a convogliare sul fiume Giordano grandi masse di popolo che, dopo aver confessato i loro peccati, ricevevano da lui stesso un battesimo di purificazione. Il luogo abituale della sua catechesi era situato a Betania al di là del Giordano (Gv 1 , 28). Accorrevano a lui gli abitanti di Gerusalemme, di tutta la Giudea e di tutto il paese intorno al Giordano (Mt 3, 5); (Mc 1, 5).
Alle volte era lo stesso Giovanni a diventare predicatore itinerante recandosi nelle città e nei paesi toccati dal fiume Giordano per somministrare al popolo il battesimo di penitenza. Forse battezzava anche in prossimità di ruscelli e torrenti, ma forse utilizzava anche le fontane pubbliche, in cui gli abitanti dei paesi e delle città si recavano per rifornirsi dell’acqua necessaria al consumo domestico. Giovanni denunciava la corruzione dei tempi e riteneva imminente il giorno in cui il Signore sarebbe intervenuto abbattendo gli empi ed i malvagi. Il mondo avrebbe subito tremende lacerazioni e divisioni ma, alla fine, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe avrebbe definitivamente sgominato le potenze del male. Per mezzo del suo Figlio prediletto avrebbe risollevato gli israeliti dal baratro di immoralità e di corruzione in cui erano caduti e ripristinato quelle tradizioni e quelle costumanze che avevano reso grande Israele agli occhi di Dio.
Si è già osservato che, all’inizio del I° secolo d.C., molti furono i predicatori di tipo messianico i quali, fidando nell’aiuto di Dio, avevano dato inizio ad azioni rivoluzionarie per ristabilire l’antica e pura religione dei padri. Quasi sempre queste azioni di tipo militare erano state represse nel sangue dall’esercito romano. Giovanni inaugurò, invece, una predicazione non violenta che mirava a colpire in profondità il cuore e la mente del popolo. Egli non arringava le folle per cacciare i Romani dalla Palestina, non prometteva domini né ricompense materiali. Voleva solamente  operare una profonda trasformazione morale del cuore dell’uomo: non più egoismi, ma solidarietà fra gli uomini, non più odio e violenza ma amore e pace, non più accaparramenti di beni materiali operati dalle classi più facoltose ma una più equa distribuzione delle risorse economiche a favore delle classi meno abbienti. La formula che racchiude tutto il suo insegnamento era la seguente: << Convertitevi [pentitevi] perché il Regno dei Cieli [di Dio] è vicino >> (Mt 3, 2).
Gli insegnamenti di Giovanni richiamavano, nella memoria delle masse popolari, le esortazioni dei grandi profeti di Israele tramandate dall’Antico Testamento: costoro stimavano molto più gradite a Dio le opere di giustizia, la carità, la pietà al posto di tutti quei riti liturgici che erano degli inutili e vuoti atti di formalismo religioso. Dice infatti Isaia: << Smettete di presentare offerte inutili, l’incenso è un abominio per me […]. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso dei giovenchi […] non posso sopportare noviluni, sabati, assemblee sacre […]. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano ed alla vedova >> (Is 1, 10-17).
Le moltitudini amavano molto Giovanni, poiché vedevano in lui le austere e ieratiche figure degli antichi profeti di Israele: << Era vestito di peli di cammello con una cinghia di cuoio intorno ai fianchi e si nutriva di locuste e miele selvatico >> (Mt 3, 4); (Mc 1, 6). Il rito battesimale praticato da Giovanni, però, si distingueva dalla quotidiane abluzioni caratteristiche del giudaismo o del bramanesimo poiché veniva effettuato una sola volta sul discepolo ed era caratterizzato da due fasi: la confessione, che sanciva il definitivo distacco dal peccato e l’immersione in acqua che permetteva di entrare in un nuovo stato di grazia e di purezza necessario per essere accettato come membro, come seguace dell’imminente Regno di Dio.
Un rituale molto simile al battesimo al battesimo praticato da Giovanni era in uso all’interno della setta essenica. Nella “Regola della comunità” (1QS) rinvenuta a Qumran è specificato che: << Tutti coloro che passano nel patto della comunità faranno la confessione dicendo: siamo stati perversi, abbiamo peccato, ci siamo ribellati […] abbiamo camminato nell’ingiustizia e non nella verità >> (1QS I, 24-25).
Dopo la confessione dei peccati i seguaci venivano purificati con “acque lustrali” (1QS III, 4-5). Gli scavi archeologici condotti a Qumran hanno evidenziato la presenza di numerose cisterne per il contenimento di acqua potabile. E’stato accertato, però, che alcune di queste cisterne servivano per contenere le acque necessarie per le immersioni di purificazione degli appartenenti alla setta.
Giuseppe Flavio conferma che gli Esseni << Dopo aver lavorato energicamente fino all’ora quinta si cingono di un indumento di lino e si lavano il corpo in acqua fredda […]. Solo dopo un anno e dopo aver dato prova di temperanza l’adepto è fatto partecipe di acque di purificazione  ancora più pure.
Queste notevoli similitudini fra il rito battesimale di Giovanni sul fiume Giordano ed i bagni rituali presso gli Esseni inducono a ritenere che anche il Battista abbia trascorso parte della sua vita all’interno della comunità di Qumran e che, proprio come Gesù, dopo aver preso coscienza dei suoi ideali religiosi, attraverso la meditazione e lo studio dell’Antico Testamento, abbia ritenuto intollerabile l’estremo isolamento in cui viveva la setta e l’egoismo che caratterizzava i riti e le liturgie esseniche.
E’ possibile quindi che Giovanni, venuto in contrasto con i principi teologici su cui si reggeva la comunità essenica, sia stato allontanato da Qumran prima che la stessa sorte toccasse a Gesù quasi suo coetaneo. Non è da escludere  che Giovanni e Gesù abbiano potuto fare conoscenza durante la loro permanenza all’interno della setta. Dopo aver lasciato Qumran Giovanni, nell’isolamento del deserto di Giudea, ebbe modo di riflettere a lungo; forse visse in una delle tante grotte di cui il deserto era ricco. Si nutriva, come gli eremiti, di cavallette cotte in acqua e sale e di miele selvatico. Nel deserto Giovanni prese coscienza della sua missione redentrice, fu certo che Dio avrebbe presto distrutto i regimi pagani e dato salvezza e prosperità a tutti gli Israeliti pronti a fare degno e sincero atto di ravvedimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

6 + 1 =