Giovanni Battista, il precursore (2)

Agli inizi della sua predicazione Giovanni Battista ottenne un grande successo popolare e le folle che accorrevano a lui per farsi battezzare e per ascoltare la sua parola, chiedevano al carismatico predicatore il comportamento da tenere per essere ammessi a far parte del nuovo regno che stava per realizzarsi. Non si può fare a meno di notare che il pensiero del Battista è permeato di dottrina essenica in particolar modo per quanto attiene alla questioni socio-economiche.
Egli afferma che la comunione dei beni e la condivisione degli averi è la forma più equa e più giusta di associazione fra gli uomini, ritenendo invece sommamente ingiusto ed abominio presso Dio l’accaparramento e l’accumulo indiscriminato di ricchezze: << Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha e chi ha di che nutrirsi faccia lo stesso >> (Lc,3, 11)
La fama di Giovanni ben presto si sparse per tutta la Palestina. Accorrevano a lui grandi folle di popolo dalla Giudea, dalla Galilea, da Gerusalemme e da tutti i paesi adiacenti al fiume Giordano. Le autorità politiche giudaiche, preoccupate per il consenso popolare che raccoglieva, cominciarono ad indagare su di lui ed inviarono dei farisei per interrogarlo, capire chi fosse e scoprire se il suo movimento si poneva come obbiettivo la sovversione e la rivolta sociale.
Giovanni, dopo aver negato di essere il Messia atteso dalle genti o il redivivo profeta Isaia (Gv 1, 17-27), trattò con estrema durezza gli inviati dal potere costituito, cioè i Sadducei ed i Farisei, appellandoli “razza di vipere” (Mt 3, 7). L’invettiva del Battista è carica di violenza verbale e di vere e proprie minacce di annientamento nei confronti di quel potere costituito che, per mantenere il proprio benessere e la propria ricchezza, collaborava con l’occupante romano. Le parole e le idee di Giovanni Battista ben presto si diffusero su tutto il territorio giudaico divampando come un incendio. << E tutta la Giudea se ne andava dietro di lui come tutti quei di Gerusalemme >> (Mc 1, 5); (Mt 3, 5).
Gesù che, con ogni probabilità, dopo essere stato espulso dalla setta essenica, si trovava a Gerusalemme per riordinare le sue idee e dare inizio ad una nuova fase della sua vita, seppe del successo popolare ottenuto da Giovanni che, come lui, aveva dovuto lasciare Qumran per disaccordi dottrinali con i vertici della comunità. Piacquero a Gesù le idee e gli insegnamenti del Battista che volevano rivalutare, in una società semi schiavistica qual era la società palestinese dell’epoca, i principi di eguaglianza sociale, di fraternità e di solidarietà fra gli uomini. Egli si recò sul fiume Giordano per farsi battezzare da Giovanni diventando così un suo discepolo e, in seguito, il suo maggior collaboratore.
Ma qual era l’età di Gesù quando decise di diventare un discepolo del Battista sottoponendosi al suo battesimo di penitenza, dando così inizio alla sua vita pubblica? Da Luca si apprende che l’età di Gesù, nel momento in cui iniziò il suo ministero, era di << Circa trent’anni >> (Lc 3, 23). Questa espressione, “circa trent’anni” può essere interpretata in maniera molto elastica, perché il “circa” può significare alcuni anni in meno, ma anche alcuni anni in più dei trenta citati. Sapendo che Gesù fu battezzato poco tempo dopo l’inizio dell’attività pubblica di Giovanni e cioè nei primissimi mesi dell’anno 28 d.C. (Mc 1, 9); (Gv 1, 29) e conoscendo la data di nascita di Gesù che ebbe luogo, presumibilmente, nel 5 a.C., cioè un anno prima della morte di Erode il grande, si può ragionevolmente concludere che l’età di Gesù, quando decise di diventare un discepolo del Battista, espressa da Luca in “circa trent’anni”, possa essere computata, con buona approssimazione, in trentuno anni.

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