I discepoli di Gesù (1)

E’ fuori da ogni dubbio che le idee riformatrici di Gesù, pur avendo creato lacerazioni e divisioni all’interno del movimento Giovanneo, si radicassero saldamente nei cuori e nelle menti di diversi ed importanti discepoli di Giovanni e che molti di questi lo abbandonassero per dar seguito ed attuazione al piano di azione socio-politico tracciato da Gesù.
In effetti due seguaci di Giovanni seguirono Gesù fin dentro la sua abitazione intrattenendosi a parlare lungamente con lui per avere più informazioni circa il suo programma riformista da applicare in terra di Israele. Uno di questi era Andrea, mentre dell’altro discepolo non è riportato il nome. Molti commentatori ritengono che nel discepolo innominato possa celarsi il giovanissimo Giovanni, figlio di Zebedeo, cioè “il discepolo che Gesù amava” e che risulta essere sempre presente nei momenti più significativi e drammatici della storia evangelica (Gv 13, 23); (Gv 21, 20). Andrea, colpito nel più profondo del suo cuore dalle idee rivoluzionarie di Gesù, convinse suo fratello Simone ad unirsi al giovane maestro galileo.
Dopo aver conosciuto Simone e constatato la sua strepitosa forza d’animo e la sua determinazione nel perseguire le vie che avrebbero condotto al Regno di Dio, Gesù lo appella con il nome di Pietro, in aramaico “Cefa” che significa pietra, roccia. Si deve notare, dal Vangelo di Giovanni, che Andrea e Simone, originari di Betsaida (Gv 1, 44), cittadina situata nel nord della Galilea, si trovavano a circa 200 chilometri più a sud del loro paese di origine, in Perea, e precisamente nella località di Betania o Betabara, poiché ambedue erano diventati fedelissimi seguaci di Giovanni Battista. Erano quindi dei convinti contestatori dell’attuale ordine costituito in terra di Israele ed erano certi, come il loro capo, che i tempi fossero ormai maturi per l’instaurazione in Israele dell’agognato Regno di Dio.
Nella scelta dei primi discepoli di Gesù ho preferito seguire la versione fornita dal quarto Vangelo che, più realisticamente dei Vangeli sinottici, presenta i primi tre seguaci di Gesù come persone già idealmente formate in quanto membri già appartenenti alla setta di Giovanni Battista. Essi abbandonarono il movimento Giovanneo poiché, forse, ritennero il programma di Gesù più interessante e più consono alle loro aspettative di rinnovamento della società ebraica. Questa mia scelta di utilizzate il quarto Vangelo per parlare dei primi tre discepoli di Gesù ha una sua coerenza di fondo poiché, pur considerando il Vangelo di Giovanni il Vangelo spirituale per eccellenza, tendente cioè a presentare Gesù come divinità, è comunque un testo da cui non si può prescindere per integrare i sinottici e dare così più credibilità alla storia terrena di Gesù di Nazareth.
In “La morte di Gesù”, di Joel Carmichael, vene analizzata la frase in cui Gesù sancisce il primato di Pietro quale premio per averlo riconosciuto come il Messia aspettato dalle genti: << Beato te, Simone, figlio di Giona (Bar-Giona) […]. A te darò le chiavi del Regno dei cieli e ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli >> (Mt 16, 17-19). Afferma Joel Carmichael: << E’ singolare il curioso nome Bar-Giona, tradotto di solito come “Figlio di Giona” […]. Il termine “Bar-Yonim” viene da una parola aramaica che indica quelle persone che vivevano in aperta campagna, fuori dalle città, cioè gli esiliati, i fuorilegge, gli estremisti […]. Nel celebre passo di Matteo […] il termine Bar-Giona deve essere, pertanto, interpretato non come Simone figlio di Giona, ma come […] Simone l’estremista, il fuorilegge, il sicario >>. Simone, all’interno del movimento giovanneo apparteneva, molto probabilmente, a quell’ala armata che difendeva, all’occorrenza, anche con le armi, le posizioni strategiche ed ideologiche faticosamente conquistate con l’indottrinamento delle folle.
Dal quarto Vangelo si apprende che, mentre Giovanni stava effettuando il suo ministero in Ennon, presso la cittadina di Salim, dove le acque del Giordano erano profonde ed abbondanti, Gesù non era con il Battista ma, insieme ai suoi seguaci, stava annunciando la buona novella nelle città della Giudea (Gv 3, 22-24). Ora Ennon e Salim, essendo due località ubicate nel territorio della Decapoli, a circa 80 chilometri a nord del Mar Morto, non erano soggette all’autorità di Erode Antipa. Purtuttavia le località sopracitate si trovavano in prossimità dei confini della Perea in cui il tetrarca aveva la piena giurisdizione.
L’arresto di Givanni, con ogni probabilità, avvenne in un momento in cui il Battista ed i suoi più stretti collaboratori, per dare corso ai loro programmi di predicatori itineranti, sconfinarono in Perea, cioè nei territori dove Erode Antipa aveva l’autorità necessaria per catturare ed imprigionare Giovanni. Si può immaginare che l’azione repressiva del tetrarca fu rapida, decisa e tale da neutralizzare non solo il Battista, quale leader carismatico del movimento, ma anche tutti i quadri intermedi che lo accompagnavano.
Dopo l’arresto di Giovanni Battista, Gesù con i suoi primi tre discepoli, Andrea, Pietro e Giovanni fuggirono in Galilea per non subire la stessa sorte del Battista valutando che, nel loro paese, fra la loro gente, sarebbero stati più al sicuro dalle insidie del potere costituito. << Ora Gesù, avendo udito che Giovanni era stato messo in carcere si ritirò in Galilea >> (Mt 4, 12). Con ogni probabilità Pietro ed Andrea si diressero verso Betsaida, loro città natale ubicata sulla sponda settentrionale del lago d Gennesareth, mentre Gesù fece ritorno a Nazareth dove dimorava la sua famiglia. Matteo fa capire che il primo soggiorno di Gesù a Nazareth fu molto breve. << Ora Gesù […] si ritirò in Galilea e lasciata Nazareth andò ad abitare a Cafarnao >> (Mt 4. 12-13).
Sicuramente fu in questo breve soggiorno che si consumò la definitiva rottura dei rapporti con i suoi parenti poiché, come si vedrà in seguito, essi non approvarono mai la sua condotta di lotta contro il potere costituito. Ed allora, come afferma Matteo, Gesù si trasferì a Cafarnao dove installò il suo quartiere generale e da dove si spostò, insieme ai suoi primi discepoli, nelle cittadine costiere del lago di Gennesareth per fare proseliti e per iniziare, in maniera capillare, la divulgazione della buona novella del nuovo regno.
Cafarnao, cittadina ubicata sulla riva nord-occidentale del lago, aveva una grande importanza strategica, poiché per essa passava la “Via maris” che collegava il mar Mediterraneo con le regioni dell’Asia Minore e della Mesopotamia. L’Attività principale era la pesca, ma era molto praticata anche la lavorazione del legno e dei metalli. Cafarnao era anche una città di confine, poiché la parte superiore del fiume Giordano divideva la Galilea dalla Traconitide su cui governava il tetrarca Erode Filippo. Il lago di Gennesareth, detto anche Mare di Galilea è un piccolo lago con una superficie di 200 chilometri quadrati; è dislocato a 250 metri al disotto del livello del mar Mediterraneo e la suo profondità massima raggiunge i 250 metri. Il lago successivamente verrà chiamato anche lago di Tiberiade poiché Erode Antipa, intorno al 25 d.C., costruì sulle sue sponde occidentali una città in onore dell’imperatore Tiberio a cui fu dato il nome di Tiberiade.
Gli inizi della evangelizzazione di Gesù furono faticosi e di grande impegno; egli si recò in tutte le cittadine costiere del lago esortando le folle a credere alle sue parole. Egli trasmise le sue idee ed il suo programma riformista a gruppi di persone che incontrava nelle strade, nelle pubbliche piazze, nei mercati. Forse entrò ad insegnare anche nelle dimore di famiglie povere ed indigenti dove era sicuramente bene accolto perché il suo aspetto esteriore rivelava una povertà ed un’umiltà assolute. Predicò anche nelle sinagoghe dove ogni giorno si ricordavano le antiche tradizioni per mezzo del commento di brani delle sacre scritture << Gesù insegnava nelle loro sinagoghe lodato da tutti >> (Lc 4, 15).
La fama e la popolarità di Gesù ben presto si diffusero anche oltre i confini della Palestina ed accorrevano a lui immense folle provenienti non solo dalla Galilea e dalla Giudea, ma anche dai paesi pagani limitrofi (Mt 4, 23). Incoraggiato da questi enormi e strepitosi successi di popolo Gesù fu costretto a potenziare la sua organizzazione: << La messe è veramente grande, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe di mandare operai nella messe sua >> (Mt 9, 37-38). Egli nominò dodici luogotenenti scegliendoli tra i suoi numerosi discepoli e li inviò ad evangelizzare le città ed i villaggi di Israele.

2 pensieri su “I discepoli di Gesù (1)

  1. E’ con piacere che vedo che approfondisci ancora l’argomento “Gesu” e apprezzo moltissimo le tue argomentazioni e il tuo impegno a chiarire a te prima e poi a i tuoi lettori la più probabile storia della vita di Gesù. Continua, apprezzo sia la tua ricerca storica che l’ esposizione che ne rende piacevole la lettura.
    Spero di leggerti ancora con la tua ormai abituale cadenza mensile.

    1. Ciao Ezio, sono davvero felice del tuo interesse verso le tematiche evangeliche le quali, a mio avviso, rappresentano l’unico testamento ideologico per cambiare questa nostra società solo ed esclusivamente, però, se esse verranno lette ed applicate in un modo diverso da come sono state utilizzate dalla teologia cattolica da circa venti secoli. In effetti in questo lungo lasso di tempo le preghiere, le messe, le adulazioni, in ultima analisi tutte le liturgie cattoliche per compiacere il Gesù divino Figlio di Dio affinché desse pace, misericordia e felicità all’uomo non hanno sortito risultato alcuno, anzi il cammino dell’uomo si è arricchito progressivamente di violenza, di indifferenza, di egoismo; il danaro è stato sempre l’unico dio adorato dall’uomo e sono del tutto insignificanti le omelie del papa o i suoi viaggi nei paesi sottosviluppati in cui è osannato da milioni di povere persone, poiché il giorno dopo nulla cambia, tutto ritorna come prima o peggio di prima, la povera gente seguita a morire di fame, di stenti, di malattie mentre in occidente si inceneriscono milioni e milioni di derrate alimentari non consumate. Ed allora, a mio avviso, bisogna che i cattolici inizino a leggere criticamente i Vangeli ed adeguino la loro prassi di vita al modello di società che emerge con forza dalle parole e dalle azioni del Gesù uomo. Proprio per questi motivi, molto spesso, io lancio delle provocazioni ai cattolici invitandoli ad approfondire le tematiche evangeliche per poi metterle in pratica con azioni ed opere concrete e non limitarsi a pregare, ad andare a messa, a seguire le teatrali liturgie cattoliche, a fare finta di avere il cuore contrito nel momento della comunione o a confessare le proprie debolezze umane al prete per essere assolti: assolti da che e da chi!!!. Questi atteggiamenti ipocriti, condannati esplicitamente da Gesù (Mt 23, 1-5), sono lodati ed incentivati dalla Chiesa ma, sicuramente, sono del tutto inutili per promuovere l’uguaglianza sociale, per garantire il diritto inalienabile di tutti gli uomini dell’accesso al cibo, per difendere la vita che è un dono della natura o per non arrecare danni irreversibili a questo nostro pianeta che è anche la nostra casa, il nostro rifugio. Per tutti questi motivi, caro Ezio, io spero che più persone, cattolici e non, intervengano sulle tematiche evangeliche da me proposte per vagliarne insieme i contenuti, le modalità di applicazione che sortiscano effetti positivi all’interno della società umana per trovare e proporre insieme, in ultima analisi, soluzioni concrete in grado di cambiare veramente il cuore dell’uomo nei confronti del proprio prossimo.

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