I partiti politici e la caduta delle ideologie

Il mio primo articolo, relativo al nuovo anno appena entrato, vuole uscire dalle tematiche evangeliche per andare ad analizzare l’evoluzione delle diverse ideologie che hanno dato corso, nel tempo, a diverse prassi politiche nella gestione degli sviluppi socio-economici della società umana. << Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo. Tutte la potenze della vecchia Europa, il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi, si sono alleati in una santa caccia spietata a questo spettro >> (tratto da “Il manifesto del partito comunista- Marx-Engels).
Il “Comunismo” fu quella prassi politica che, affermatasi  intorno alla prima decade del 1800, mise in allarme e terrorizzò le classi dominanti in tutti i paesi europei che si sentirono minacciate nei loro interessi dalle legittime rivendicazioni delle masse lavoratrici salariate. In effetti, proprio in quegli anni, il movimento operaio iniziava ad organizzarsi ed a crescere come movimento politico per condurre una lotta di classe senza quartiere contro lo sfruttamento selvaggio del proletariato. Le classi dominanti detentrici del potere politico-economico dipinsero il comunismo come un movimento privo di qualsiasi principio etico e morale, portatore  di odio e violenza il cui obbiettivo principale era l’abolizione di qualsiasi libertà, un movimento barbarico contrario a Dio ed alla civiltà.
E fu proprio per smentire questa falsa propaganda nei confronti del comunismo che nel 1848 Marx ed Engels pubblicarono il “Manifesto del Partito Comunista” in cui vennero evidenziate le linee politiche del movimento che prevedevano l’eliminazione delle classi sociali, la conquista del potere da parte delle classe operaia, l’instaurazione della dittatura del proletariato con l’avvento del socialismo e successivamente del comunismo nel seno del quale, non esistendo più le classi sociali diventava superflua l’esistenza dello Stato liberale quale istituzione di sfruttamento della classi meno abbienti.
Bisogna mettere in evidenza – e questo è un fatto storico che pochi conoscono –  che le prime società comuniste sorsero nel  secondo secolo d.C. per dar seguito alle esortazioni evangeliche espresse da Gesù Cristo in cui si vietava lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo attraverso la condivisione dei beni materiali. << Si praticava la comunione dei beni facendo in modo che fra i membri della comunità non vi fosse alcuna ingiustizia in quanto i ricavati delle vendite dei beni di ciascun membro venivano messi a disposizione di chi ne avesse bisogno >> (At 2, 43-47). Questo tipo di “Società comunista”, in cui iniziò a concretizzarsi anche l’assistenza ai malati, ebbe termine allorquando la religione cristiana, sotto Costantino, venne adottata come “Religione di Stato” per cui i vertici della Chiesa diventarono, già da allora, parte integrante del potere costituito.
Al sistema comunista si sono sempre opposti i sistemi autarchici gestiti, sin dai tempi più antichi, dalle classi detentrici al potere come le monarchie o le dittature che facevano dello sfruttamento selvaggio delle masse lavoratrici un sistema per l’accaparramento delle loro immense ricchezze e per la gestione permanente del potere politico-economico. A tale sistema fu dato il nome di “Capitalismo” caratterizzato dall’impiego in economia di capitali privati e dal reclutamento di lavoro salariato a basso costo, fattori  che sono regolati da un’economia di mercato che, a sua volta, si basa sulla libera concorrenza fra le parti.
l’aspra lotta di classe fra i due sistemi si protrasse per tutto il il diciannovesimo secolo e parte del ventesimo con alterne vicende e con significative conquiste sociali del proletariato. E fu proprio in questo contesto, in funzione della posizione occupata dai deputati in Parlamento rispetto allo scranno del presidente, che le politiche dei due sistemi iniziarono ad identificarsi con i termini “destra” per il capitalismo e “sinistra” per il comunismo, fino a quando si giunse ad una progressiva radicalizzazione delle due visioni ideologiche che, per il “comunismo” sfociò, in Russia, nella feroce dittatura staliniana, mentre in Italia ed in Germania per il “capitalismo” si addivenne, rispettivamente, a dittature di destra come il fascismo con Mussolini ed al più feroce nazismo con l’avvento di Hitler. Naturalmente all’interno dei due sistemi le visioni ideologiche erano molto più articolate e complesse e spesse volte davano luogo a correnti che tendevano a differenziarsi l’una dall’altra.
Tutta la seconda metà del ventesimo secolo, reduce dalla catastrofica seconda guerra mondiale, fu imperniata in una lotta democratica fra i due sistemi, intervallata dal terrorismo di sinistra e di destra, ma alla fine si può affermare che il comunismo fu battuto dal capitalismo in ogni parte del mondo: in Italia il PCI ebbe fine con Berlinguer, in Russia il PCUS collassò con gli interventi di Giovanni Paolo II e con Gorbaciov, oggi la Cina comunista si sta sviluppando con l’adesione alle politiche del libero mercato, cioè del capitalismo. L’unico paese che non ha chinato la testa di fronte al capitalismo è sicuramente la Cuba di Fidel Castro che, per oltre cinquanta anni, ha resistito alle sanzioni USA e che oggi, nel rispetto delle sue tradizionali politiche comuniste, è giunta ad un accordo con gli USA.
La prova della definitiva vittoria del capitalismo sul comunismo si ebbe nel 2008 allorquando il mondo intero si salvò da una catastrofica crisi economica con l’impiego di oltre tremila miliardi di euro o dollari per ricapitalizzare le banche americane ed europee sull’orlo del fallimento per la loro colpevole e truffaldina speculazione finanziaria. La previsione politica di Karl Marx si era avverata: il capitalismo mondiale sarebbe crollato miseramente se, con un vergognoso ribaltone ideologico di tipo socialista, i governi liberali non avessero impiegato capitali pubblici per il salvataggio finanziario delle banche, lasciando  che la crisi si risolvesse con i mezzi finanziari privati, oramai andati in fumo, così come prevedeva  il sistema capitalistico basato solo ed esclusivamente sugli andamenti dell’economia del libero mercato.
Dalle precedenti considerazioni le domande che oggi ci dobbiamo porre sono le seguenti: ha senso oggi parlare di politiche di destra e di sinistra all’interno di un sistema capitalistico oramai affermato e consolidato? Ed i partiti tradizionali, che oggi pretendono di rappresentare i cittadini, hanno ancora motivi validi per esistere? Prima di rispondere a queste due domande occorre menzionare una massima relativa ai due sistemi oggetto della discussione: << Il capitalismo sa produrre ma non sa redistribuire, il comunismo sa redistribuire ma non sa produrre >>. Questo motto, oggi, deve essere tradotto ed interpretato nel seguente modo: << il nuovo sistema o soggetto politico deve essere in grado sia di saper produrre che di saper redistribuire ricchezza entro i limiti di una giusta proporzione >>.
Io penso che per fare politiche condivise in un paese capitalistico, ad esempio come l’Italia, serva una soggetto di governo che, incentivando la rete produttiva nazionale a potenziare gli investimenti per la produzione di beni e servizi attraverso la concessione di sgravi fiscali e contributivi, abbia l’obbiettivo di incrementare, allo stesso tempo, la creazione di posti di lavoro, la diminuzione della disoccupazione ( nel 2015 la disoccupazione in Italia è passata dal 13% al 11’3%)  e quindi la redistribuzione della ricchezza (Jobs act). Occasionalmente ed in accordo con le linee di bilancio è importante l’elargizione di Bonus (80 euro mensili a dieci milioni di italiani ed oggi elargiti anche alle forze dell’ordine) e la cancellazione di qualche tassa ( Abolizione della tassa sulla prima casa) che, permettendo un aumento dei consumi, facciano crescere l’occupazione.
Le riforme strutturali ed economiche sono importantissime per fare una politica redistributiva, ne cito sinteticamente solo una: la riforma elettorale maggioritaria denominata “Italicum” a doppio turno elettorale la quale, a scrutinio finale, permette di avere una maggioranza parlamentare significativa per il governo dei cinque anni di legislatura con una stabilità che permette, alla compagine vittoriosa, di portare a termine i programmi di sviluppo economico che si tramutano, poi, in crescita economica.
Lo stesso dicasi per tutte le altre riforme oramai consolidate che permettono, attraverso una maggiore efficienza dei servizi, un significativo incremento della produzione, una maggiore occupazione e di conseguenza una più equa redistribuzione della ricchezza prodotta. Per quanto concerne la politica estera è chiaro che le politiche governative devono essere in sintonia con le politiche di globalizzazione previste oggi dal sistema dominante capitalistico tenendo conto naturalmente delle peculiarità di ogni singolo paese. E’ il caso dell’Unione Europea alla quale il governo italiano attuale aderisce con piena convinzione pur evidenziando le problematiche peculiari italiane derivanti dalla morfologia territoriale, dai confini geografici, dagli aspetti caratteriali e culturali.
Quindi la risposta alla prima domanda è le seguente: non esistono più politiche di sinistra o di destra, poiché la vittoria del capitalismo ha determinato la caduta delle ideologie, ma esistono politiche condivise che siano, cioè, accettate sia dalla rete produttiva aziendale sia dalle classi lavoratrici per una crescita reale e sostanziale comune, sicuramente proporzionale, adottando, ahimè, gli indirizzi del sistema capitalistico risultato vincente.
Oggi i partiti politici e le varie sigle sindacali sanno di vecchio, di stantio proprio per il fatto che il sistema attualmente in vigore nel mondo è il sistema capitalistico: se analizziamo i partiti all’estremità dell’arco parlamentare e non, come SEL,   Rifondazione comunista e il partito socialista per la sinistra e fratelli d’Italia, nuovo centro destra e casa pound per la destra essi sono proprio sulla soglia d’estinzione proprio per i fatto che le politiche di sinistra per sconfiggere il sistema capitalistico non sono più applicabili, mentre la politiche di estrema destra disturbano l’avanzata del capitalismo stesso.
I partiti tradizionali come Forza Italia, Lega Nord e destra, all’epoca uniti in coalizione, dopo aver portato l’Italia, nel 2011 sull’orlo del fallimento economico con dissennate politiche in equilibrio fra scandali sessuali e leggi ad personam, sono oggi in netta regressione elettorale : Forza Italia al 10%, la Lega che non riesce a  superare, con i sondaggi, il 15% del consensi elettorali acquisiti soprattutto, nel corso del 2015, sull’onda emotiva dei fenomeni migratori. La loro politica estera si basa sul superamento delle politiche capitalistiche con un’opposizione netta al rafforzamento dell’Unione Europea e con tendenze ad un ritorno  nazionalista che prevede l’abolizione dell’euro sostituendolo con la vecchia lira. A mio avviso in Italia, attualmente, è il solo il soggetto PD che, avendo capito il corso della nuova politica da mettere in atto per ricevere maggiori consensi elettorali, si è progressivamente trasformato fino ad attuare politiche non necessariamente chiamate di sinistra, ma politiche condivise con il sistema capitalistico necessarie per produrre ma soprattutto per redistribuire ricchezza.
Il movimento 5S ha ottenuto grandi consensi elettorali appunto perché non è un partito, ma è un movimento post ideologico che dice di voler basare le sue azioni politiche sulla trasparenza, sull’onestà ma anche sulla redistribuzione della ricchezza prodotta. Bisogna dire, però, che i 5S hanno commesso un grave errore non accettando il metodo delle politiche condivise offerto loro da PD in quanto, sostanzialmente, aspettano che il popolo italiano dia loro, in special modo oggi con la nuova legge elettorale a doppio turno, la maggioranza assoluta per governare. Ma il movimento 5S si sta oggi progressivamente radicalizzando non solo su posizioni antieuropee, ma anche su posizioni politiche nazionali che prevedono uno smantellamento globale dell’attuale struttura statale, cioè tutte posizioni che spaventano l’elettorato italiano il quale è molto più preparato politicamente di quanto si creda. Tengano a mente, i 5S, i risultati delle ultime elezioni europee.
La risposta alla seconda domanda da me proposta dice, quindi, che i partiti italiani tradizionalmente ideologici oggi non rispondono più, operativamente, alle esigenze dei cittadini, poiché non è più l’ideologia a trainare l’elettorato, ma sostanzialmente sono i fattori economici, cioè la produzione e la redistribuzione della ricchezza ed oggi il PD è l’unico partito che sta trasformandosi radicalmente – la Leopolda insegna- per venire incontro alle esigenze sopraelencate e conquistare, così, la piena fiducia degli elettori italiani.

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