I discepoli di Gesù (2)

Gli elenchi completi dei dodici apostoli scelti da Gesù sono riportati nei tre Vangeli sinottici (Mt 10, 2-4); ( Mc 3, 16-19); (Lc 6, 14-16) e negli Atti degli apostoli (At 1, 13). Il Vangelo di Giovanni non è corredato di un elenco ordinato di nomi, ma i discepoli sono menzionati nel momento in cui essi compaiono sulla scena del racconto evangelico.
Bisogna precisare che nell’elencazione dei nominativi dei dodici apostoli compaiono vistose discordanze fra i quattro elenchi  sia per quanto concerne l’ordine numerico di elencazione sia per quanto attiene ai nomi stessi dei discepoli. Nel Vangelo di Marco e di Matteo vi è un sostanziale accordo nell’elencazione, anche se compaiono delle inversioni nell’ordine sequenziali dei nomi. Secondo il Vangelo di Giovanni, Andrea (1), che già militava nell’interno del movimento giovanneo, fu il discepolo che, attratto dalla nuova dottrina predicata dal Maestro galileo, abbandonò Giovanni Battista per farsi, insieme a suo fratello Simone (2) detto Pietro, seguace di Gesù [(vedi: I discepoli di Gesù (articolo1)].
Ora, sia nei sinottici, sia negli Atti compaiono due discepoli di nome Giacomo. Il primo, in ordine di elencazione è Giacomo (3) figlio di Zebedeo che esercitava il mestiere di pescatore sul lago di Gennesareth insieme a suo fratello Giovanni (4) anch’egli uscito, con ogni probabilità, dal movimento del Battista per farsi apostolo di Gesù. Per quanto attiene al secondo apostolo di nome Giacomo (5), detto anche il minore ci sono stati notevoli problemi ed infinite discussioni circa la sua vera identità. Nei Vangeli e negli Atti appare come Giacomo “Il fratello di Gesù” (Mc 6, 3), (Mc 15, 40); (Mt 13, 55); (Mt 27, 55); (At 12, 17).
Lo stesso Paolo, nelle sua lettera ai Galati, afferma che dopo aver svolto per tre anni la sua opera missionaria in Arabia ed a Damasco, si recò a Gerusalemme per consultare Pietro. Qui incontrò “Giacomo il fratello del Signore” (Gal 1, 19). Il vescovo di Cesarea Marittima, Eusebio, nella sua opera, Storia della Chiesa, afferma che << Giacomo il minore era figlio di Giuseppe padre di Cristo >>. Quando la teologia cattolica, però, fissò il concetto che Gesù fosse il figlio unigenito di Maria, concepito per opera dello Spirito Santo, il nome di Giacomo “Il fratello di Gesù” fu cambiato in “Giacomo figlio di Alfeo”. Questa correzione era essenziale per potere salvaguardare il dogma della verginità di Maria, che non poteva essere più credibile se, dopo Gesù, concepito in modo sovrannaturale, Maria avesse avuto, nel più normale dei modi, un altro figlio che sarebbe diventato naturalmente il “fratello di Gesù”.
Di Filippo(6) si apprende, dal quarto Vangelo, che era originario di Betsaida e che fu colui che presentò Gesù a Natanaele, l’apostolo scettico (Gv 1, 43-51). Dell’apostolo Bartolomeo(7), presente nell’elencazione dei Sinottici e degli Atti, ma mai menzionato nel Vangelo secondo Giovanni, i teologi cattolici hanno pensato di poterlo identificare nell’apostolo scettico Natanaele che fu convinto da Gesù a seguirlo solo per avergli detto di averlo visto sotto un albero di fico.
Nei Vangeli sinottici e negli Atti è menzionato l’apostolo Matteo (8) che esercitava il mestiere di esattore chiamato, nel Nuovo Testamento, anche “pubblicano”. Nel solo Vangelo di Marco questo apostolo esattore è chiamato “Levi figlio di Alfeo” (Mc 2, 14). In Luca invece è appellato con il solo nominativo di Levi (Lc 5, 27), mentre nel solo Vangelo secondo Matteo l’apostolo pubblicano viene chiamato con il suo proprio nome, Matteo (Mt 9, 9). Ora, siccome negli elenchi dei dodici discepoli riportati dai sinottici e dagli Atti: (Mt 10, 2-4); (Mc 3, 16-17); (Lc 6, 13-16); (At 1, 13) compare sempre il nome di Matteo  e non di Levi bisogna dire che Matteo e Levi figlio di Alfeo, sono la stessa persona.
L’apostolo Tommaso(9), definito anche Didimo, è conosciuto poiché non riuscì a credere nella resurrezione di  Gesù. Solo quando egli gli apparve di nuovo e Tommaso potè toccare con il suo dito il suo costato ferito e vedere con i suoi occhi le piaghe sulle mani e sui piedi causate dai chiodi riuscì a credere. All’apostolo Tommaso è attribuita l’evangelizzazione dell’estremo oriente: India, Cina, Persia ed è considerato l’autore di un Vangelo apocrifo , appunto il Vangelo di Tommaso, ritrovato nel 1945, insieme a molti altri reperti, a Nag Hammadi, una cittadina dell’alto Egitto.
In Matteo e Marco è elencato l’apostolo Taddeo (10), mentre nel Vangelo di Luca e negli Atti Taddeo non è mai nominato; al suo posto compare un Giuda figlio di Giacomo mentre nel Vangelo di Giovanni è menzionato “Giuda non l’Iscariota” (Gv 14, 22). Negli Atti inoltre non è mai menzionato Giuda Iscariota il traditore poiché, quando gli apostoli, dopo la crocifissione di Gesù, stavano riorganizzandosi a Gerusalemme, costui era già morto suicida.
In Luca, Marco ed Atti l’apostolo Simone (11) è chiamato lo “zelota” mentre in Matteo e chiamato il “cananeo”. Questo appellativo non deriva dalla località di provenienza cioè la terra do Canaan, ossia la Palestina, ma il termine aramaico ha il significato di “zelante”, “zelota”.
Il dodicesimo apostolo è Giuda (12) detto “Iscariota”. Costui fu il discepolo traditore che, durante l’evangelizzazione sia della Galilea sia della Giudea, aveva il compito di essere il tesoriere del gruppo. L’appellativo Iscariota, secondo alcuni commentatori, ha una derivazione di ordine geografica poiché significa “Uomo di Keryoth”cioè persona proveniente dalla cittadina giudea di Keryoth. Secondo altri, l’appellativo Iscariota può essere riferito alla precedente appartenenza di Giuda a quel gruppo di patrioti estremisti, i sicari, che si opponevano al potere di Roma con interventi armati di tipo terroristico. G. Flavio così descrive i sicari: << Era specialmente in occasione delle feste che essi si mescolavano alla folla nascondendo sotto le vesti dei piccolo pugnali e con questi colpivano i loro avversari; poi, quando questi cadevano, gli assassini si univano a coloro che esprimevano il loro orrore e lo facevano così bene da essere creduti, perciò non era possibile scoprirli.
La sommaria e scarna descrizione dei dodici apostoli effettuata dagli evangelisti non permette di trarre indicazioni sufficienti che possano illustrare, con pienezza di particolari le personalità ed il carattere dei singoli personaggi. Purtuttavia è possibile individuare, dai Vangeli, alcuni elementi  che riescono a farci intuire gli orientamenti culturali, il ceto sociale di appartenenza ed il gruppo politico-religioso a cui erano legati alcuni fra i più importanti discepoli di Gesù.
Questo esame più approfondito di ciascun apostolo di Gesù, che non viene assolutamente preso in considerazione nella catechesi cattolica, ci aiuterà a capire gli scopi del movimento itinerante di Gesù, gli obbiettivi da raggiungere ed i mezzi utilizzati per conseguire gli obbiettivi programmatici.

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