I discepoli di Gesù (3)

La descrizione dettagliata, fornita negli articoli (1) e (2), dei personaggi che costituivano lo stato maggiore del movimento fondato da Gesù, mette in evidenza la reale possibilità che almeno il 50% del gruppo dirigente potesse provenire da una precedente esperienza patriottica di tipo armato. Lo stesso fondatore del movimento, Gesù, ammette che la sua missione non sarà immune da divisioni, odi e violenza: << Non crediate che io sono venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma la spada, sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre […] >> (Mt 10, 34-35).
E’ Gesù stesso che mette in atto una violenta azione allorquando scaccia i cambiavalute ed i mercanti dal tempio di Gerusalemme: << Fatta una sferza di funicelle scacciò tutti fuori dal tempio con le pecore ed i buoi; gettò a terra il danaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi >> (Gv 2, 13-15). Sicuramente, in questa azione violenta e spettacolare, Gesù fu costretto ad utilizzare un numeroso gruppo di suoi seguaci sia per poter evacuare il cortile del tempio dai branchi di animali destinati ai sacrifici sia per cacciare i numerosi cambiavalute con tutte le loro attrezzature. Che potesse trattarsi di un numeroso gruppo di seguaci di Gesù potrebbe essere confermato dal fatto che all’azione violenta non fu opposta nessuna resistenza, né da parte dei guardiani del tempio né dei soldati romani di stanza nella fortezza Antonia.
Un estremo tentativo di difesa armata è messo in atto da Gesù allorquando capisce che la sua azione è miseramente fallita e sa che, oramai, i suoi nemici stanno per catturarlo e metterlo a morte: << Quando vi ho mandato senza borsa , né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa? Risposero [ i seguaci]: nulla! Ed egli aggiunse: ma ora chi ha una borsa la prenda e così una bisaccia; chi non ha spada venda il mantello e ne compri una […] >> (Lc 22, 35-36). Si ha l’impressione, da questo passo di Luca, di trovarsi di fronte ad un capo militare che arringa i suoi uomini prima della mortale battaglia finale.
Quando la “Turba” formata dalla polizia del tempio e dai soldati romani irruppe, insieme a Giuda Iscariota, nel fortino del Getsemani per arrestare Gesù vi fu, senza ombra di dubbio, una accanita resistenza armata dei suoi seguaci. I Vangeli confermano questa ipotesi quando raccontano che Simon Pietro, il capo degli apostoli mozzò con un colpo di spada l’orecchio a Malco, uomo del sommo sacerdote. Gesù fermò a battaglia e si arrese quando capì che la partita era oramai persa e che tutti i suoi seguaci  sarebbero stati sopraffatti e uccisi dalle preponderanti forze nemiche.
Se, come si evince dai Vangeli, il movimento di Gesù era permeato da un’ideologia che aveva come principi fondamentali portanti la tolleranza, la carità, la non violenza, l’amore per il prossimo, perché nel nucleo centrale di comando erano presenti uomini che mettevano in pratica la lotta violenta e che avevano dimestichezza e familiarità con le armi? Ma soprattutto perché il capo, Gesù, esaltato dalla cristianità come campione di pace, di amore, di non violenza, giustificava ed era pronto a condurre azioni di guerriglia violente che contraddicevano in maniera eclatante il contenuto della sua stessa dottrina trasmessa dagli evangelisti alle masse popolari ebraiche?
Quando Gesù considerò esaurita la sua missione in alta Palestina, poiché giudicò che buona parte delle masse popolari galilee avevano accolto il suo messaggio con sufficiente entusiasmo, cambiò strategia e rivolse la sua attenzione alla Giudea. Insieme al suo stato maggiore, dopo aver calcolato rischi e pericoli, decise di sferrare l’attacco al cuore stesso del potere ebraico: Gerusalemme. Gesù era conscio dei gravi pericoli a cui sottoponeva se stesso e l’intero movimento. Se in Galilea l’opposizione dei Farisei e degli Scribi era stata molto tenace, in Giudea sicuramente sarebbe stata intransigente e mortale anche per la presenza delle truppe romane che, al minimo segno di ribellione, intervenivano duramente per riportare calma e sicurezza sul territorio.
Per la campagna di Giudea, Gesù aumentò i suoi quadri intermedi di comando, potenziò la capacità propagandistica del movimento designando altri settantadue discepoli (Lc 10, 1-12). Costoro furono inviati, a due a due, su tutto il territorio giudaico con lo specifico compito di illustrare alla masse popolari il suo programma di rifondazione di Israele e dichiarare imminente il Regno di Dio. In ultima analisi la missione dei settantadue consisteva nel preparare un terreno fertile ed un clima politico-ideologico favorevole allorquando Gesù sarebbe entrato in tutte le città ed i villaggi della Giudea.
Già in terra di Galilea egli aveva strutturato il suo movimento dotandolo anche di un’ottima organizzazione logistica . In effetti il gruppo itinerante era seguito ed assistito da donne che, con ogni probabilità, erano addette al reperimento ed alla preparazione del vitto, al rifornimento di tutto l’occorrente per rendere più agevoli gli spostamenti da una città all’altra, alla pulizia ed all’igiene di suppellettili ed indumenti: << C’erano con lui i dodici ed alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni ed infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna , moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni >> (Lc 8, 2-3).
In questo passo di Luca si afferma che le donne al seguito di Gesù erano molte, si presume, quindi, che il gruppo itinerante non era formato solo dai dodici apostoli, ma sicuramente era molto più numeroso in quanto occorrevano “molte donne” per l’assistenza.  La presenza nel movimento di donne ricche e facoltose che, con i loro beni, finanziavano il gruppo itinerante, indica che le idee di Gesù si erano infiltrate ed erano penetrate anche fra la classe dirigente del paese e non è da escludere che le “molte altre” al seguito di Gesù fossero mogli, madri, figlie o amanti dei numerosi seguaci che militavano stabilmente nel movimento itinerante. La popolarità di Gesù dilagava in tutti i territori della Palestina; accorrevano a lui grandi folle di popolo per ascoltare la sua parola e per essere guariti da malattie e infermità, ma oscure nubi si addensavano sul suo futuro.
La fama di Gesù non sfuggi all’attenzione dei sommi sacerdoti, degli Scribi e dei Farisei, sempre vigili ed attenti anche ai minimi segni di insofferenza e di opposizione nei confronti del potere costituito. Con ogni probabilità, su indicazione dell’ortodossia periferica giudaica, che in Galilea aveva già criticato aspramente l’operato di Gesù e che vedeva crescere e proliferare in maniera preoccupante il consenso intorno a lui, furono inviati, dal Sinedrio di Gerusalemme alcuni ispettori di estrazione sia farisaica che scriba per constatare l’entità del fenomeno.
Costoro,inoltre, avevano il compito di accertare se il Maestro galileo fosse un sovvertitore sociale che auspicava e predicava una totale revisione della legge data da Dio a Mosè, statuto su cui si basava l’ordinamento dell’intera società ebraica. << In quel tempo vennero a Gesù, da Gerusalemme, alcuni Farisei ed alcuni Scribi e gli dissero: perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti non si lavano le mani quando prendono cibo!>> (Mt 15, 1-3); (Mc 7, 1-3). In effetti se, da un lato, la popolarità di Gesù cresceva e si fortificava in tutta la Palestina, dall’altro, l’opposizione delle classi tradizionaliste e radicali (Scribi e Farisei) si faceva sempre più forte ed incisiva.
Questa opposizione continua, intransigente e capillare logorò l’efficacia delle argomentazioni di Gesù che, inesorabilmente, iniziò a perdere consensi non solo fra le grandi masse galilee ma anche all’interno del suo movimento. Egli alternava momenti di serenità e di gioia con momenti di profonda frustrazione. Inveiva contro quelle città e quelle popolazioni che non avevano recepito il suo messaggio in modo pieno e completo e quindi non si erano convertite; << Guai a te Corazin! Guai a te Betsaida! Perché se i prodigi che sono stati compiuti in mezzo a voi fossero stati fatti a Tiro e a Sidone da tempo avrebbero fatto penitenza […]. Ebbene io vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà a Tiro ed a Sidone sarà più mite della vostra, E tu Cafarnao sarai forse innalzata fino al cielo? Sino agli inferi sarai precipitata […] >>.
Lanciava anatemi e tremende invettive conto il radicalismo dei suoi più accaniti oppositori; << Guai a voi Scribi e Farisei ipocriti che pulite l’esterno della coppa e del piatto e dentro rimangono pieni di rapina e di immondizia […]. Guai a voi Scribi e Farisei ipocriti perché siete come sepolcri imbiancati che all’esterno appaiono belli e dentro sono pieni di putredine. […] Serpenti, razza di vipere, come sfuggirete al castigo della Geenna? >> (Mt 23, 25-33). Si accorge anche che fra la maggioranza dei suoi seguaci è scemato quello spirito di esaltazione e di fiducia che aveva caratterizzato l’inizio della sua missione; anzi alcuni di loro non credono più in lui e lo abbandonano: << Da quel punto molti dei suoi discepoli si ritrassero e non andavano più con lui >> (Gv 6, 66). Gesù teme di essere abbandonato anche dai suoi più stretti collaboratori, i dodici: << Volete andarvene anche voi? >> (Gv 6, 67). La sua mente è affollata di sentimenti di profondo sconforto, teme di non essere più capito dalle folle, ha il timore che il suo programma riformista per ottenere una società più giusta e più vicina ai voleri di Dio, venga frainteso su istigazione dei suoi nemici e non accettato dalle masse popolari. Dubbioso, Gesù cerca conferma presso i suoi discepoli degli umori del popolo: << Gli uomini (il popolo) chi dicono che io sia? >> (Mc 8, 27); (Mt 16, 13-14).
Intuisce, con paura, che se la sua missione in terra di Galilea, periferia dell’ortodossia giudaica, non ha conquistato il pieno successo essa probabilmente fallirà quando, in Giudea porterà il suo attacco alla roccaforte del giudaismo ufficiale: Gerusalemme. Con questa sfavorevole e negativa prospettiva Gesù non può fare altro che pronosticare foschi pensieri di persecuzione e di morte: << E’ necessario che oggi, domani ed il giorno seguente io vada per la mia strada perché non è conveniente che un profeta (Gesù stesso) muoia fuori da Gerusalemme (Lc 13, 31-33).

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