L’Europa di fronte alla crisi migratoria

Venti gelidi di intolleranza, di indifferenza, di egoismo, di disumanità spirano violentemente sui cieli della vecchia Europa che non è mai stata storicamente in grado di risolvere attraverso il dialogo, la comprensione, l’altruismo le gravi crisi che hanno caratterizzato tutto il corso del ventesimo secolo. Ora io credo che le passate esperienze attraversate da Stati, da società, da movimenti politici, in pratica tutta la storia vissuta debba assurgere al nobile rango di “Maestra di vita” dalla quale non si può prescindere per evitare di ripetere tutti quegli errori che hanno dato origine ad egoismi nazionalisti ed odii che, a loro volta, sono stati poi la causa di comportamenti indicibili, di olocausti e stragi che hanno privato l’uomo di quell’umanesimo che pur è dentro di lui riducendolo al rango di bestia feroce.
Anche agli inizi del XX secolo ondate di egoismi nazionalistici e di intolleranza reciproca si ripercuotevano sulle diverse politiche economiche condotte dalle varie monarchie europee, ma le vie del dialogo, della comprensione reciproca, degli accordi diplomatici non furono mai presi in seria considerazione, anzi, bisogna evidenziare che la diplomazia dava origine a blocchi di Nazioni contrapposte le quali, pur di non perdere la loro supremazia politico-economica, erano pronte a gettare nella fornace di catastrofiche guerre intere generazioni di giovani.
Queste politiche furono il prologo dello scoppio della prima Guerra Mondiale, la cui gravità agli inizi fu sottovalutata ma che, successivamente, si rivelò catastrofica e terribile, non solo per l’altissimo numero di vite umane sacrificate sull’altare degli egoismi politico-economici dei vari blocchi imperiali, ma anche e sopratutto per l’enorme mole di dolore, di pena, di cordoglio che si sprigionò dagli animi e dai cuori di tutti i popoli coinvolti nel conflitto.
La storia, si dice, dovrebbe essere maestra di vita ma l’Europa, come un bambino capriccioso ancora immaturo, inconsapevole delle conseguenze dei suoi comportamenti, non trasse alcun insegnamento dalla tragedia della prima  Guerra Mondiale e venti anni dopo ripiombò nel buio morale ed etico della seconda Guerra Mondiale scatenata dal nazionalismo omicida di due brutali dittature: il fascismo di Benito Mussolini ed il nazismo di Adolf Hitler.
Anche in questo caso la mole di dolore che si levò dagli animi e dai cuori delle popolazioni europee colpite dall’immane catastrofe fu enorme. Nell’evento fu perduta ogni remora morale, la violenza e l’omicidio erano la normale prassi di vita, fu calpestata ogni forma di rispetto nei confronti della dignità umana, barriere di filo spinato davano corpo a migliaia e migliaia di campi di concentramento dentro i quali uomini, donne e bambini deboli, affamati, fragili venivano prima depredati dei loro averi e poi, attraverso corridoi di filo spinato, venivano assassinati nelle camere a gas naziste.
Mai più la guerra! fu il grido che si levò da tutte le nazioni europee dopo che la storia rivelò, attraverso filmati ed immagini, l’incredibile crudeltà messa in atto da uomini contro altri uomini e la distruzione di città, industrie, strutture civili;  ancora oggi non si è in grado di capire perché, in quel caso, fu messo in atto, da un gruppo di uomini tanta ferocia, tanto odio, si potrebbe dire il cento per cento del male nonostante l’animo umano sia un contenitore non solo del male ma anche del bene.
Nei settant’anni trascorsi dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi in Europa si è respirato un clima di pace e di comunione d’intenti con un eccezionale sviluppo economico di tutte la nazioni europee le quali, per affrontare la globalizzazione dei mercati,  avvertirono la necessità di dare corpo alla “Comunità Economica Europea” per giungere all’inizio del XXI secolo, con l’introduzione della moneta unica, l’Euro, ad un’Europa allargata a molti paesi dell’est, delineata non solo da confini ben individuati e con una banca federale preposta a gestire la politica finanziaria comune ma, con il trattato di Schengen, furono abolite le barriere doganali fra Stati e fu introdotta la libera circolazione di tutti i cittadini europei.
Fu così raggiunto un importante obbiettivo che ebbe effetti positivi anche sull’economia di tutti gli Stati europei. Purtuttavia essendo ancora oggi l’Europa priva di un’unione politica, che potrebbe essere realizzata attraverso una federazione di Nazioni, sono molto forti ed incisive le politiche nazionaliste di molte Stati che, per timore di perdere le loro sovranità, agiscono politicamente in maniera disarticolata, spesso gli uni contro gli altri creando così divisioni che bloccano il processo di sviluppo globale che potrebbe essere ottenuto, invece, da un’Europa federale unita sia politicamente che finanziariamente.
Tutti  i problemi derivanti dai grandi flussi migratori che oggi premono sui confini europei generando divisioni, intolleranza, indifferenza ed un’incredibile insensibilità di alcuni paesi europei nei confronti della morte di migliaia di profughi che fuggono dalla guerra, iniziarono, nel 2011, con un atto unilaterale della Francia, a cui si unì la Gran Bretagna, gli USA e l’Italia, nel voler abbattere il regime del leader libico Gheddafi. Massicci bombardamenti sulla Libia in breve tempo misero fine al governo di Gheddafi e da allora, dalla Libia destabilizzata e dai paesi sub sahariani, iniziarono a partire centinaia di migliaia di profughi e di migranti economici diretti verso le coste italiane.
La primavera araba diede luogo ad una serie di rivoluzioni in Tunisia, in Egitto, nello Yemen ma fu particolarmente sentita in Siria dove ancora oggi, dopo cinque anni di violenti combattimenti fra il dittatore Assad ed i ribelli siriani, viene combattuta una guerra globale in cui sono coinvolte, per interessi politico economici, molte grandi potenze: la Russia favorevole ad Assad, gli USA e la Turchia che appoggiano i ribelli siriani; queste potenze insieme alla Francia ed alla Gran Bretagna bombardano in continuazione le postazioni dell’Isis, lo Stato Islamico, che ha conquistato e governa con il terrore molti territori siriani ed irakeni.
Per queste motivazioni dalla Libia, attraverso il canale di Sicilia e dalla Siria, attraverso la rotta balcanica, un enorme flusso di profughi si è riversato sui confini europei facendo del mar Mediterraneo e dell’Egeo un grande cimitero. L’Italia e la Grecia essendo piattaforme protese verso i paesi in guerra sono stati investiti da un’ondata di profughi e migranti in cerca di salvezza il cui obbiettivo d’arrivo, però, sono i paesi del nord Europa.  Sono stati convocati decine di vertici europei per la risoluzione del grave problema umanitario, ma soluzioni efficaci ancora oggi non sono state trovate, in parte per le opposizioni delle destre europee che seminano paure nei confronti dell’accoglienza del diverso, dello straniero, accoglienza peraltro obbligatoria per i profughi stabilita da leggi internazionali e, per altra parte, avversate dai paesi dell’est europeo, per lo più cattolici che, da vittime sotto il regime sovietico, si rivelano oggi carnefici elevando barriere di filo spinato contro cui si vanno ad infrangere la speranze di intere famiglie di profughi che hanno perduto tutto.
E così, come fantasmi del passato ritornano di moda in Europa i campi di concentramento: a Calais, in Francia, in un campo di concentramento costruito con cartoni, tavole e lamiere vivono in uno stato miserevole migliaia di uomini, donne e bambini  in attesa di passare lo stretto della Manica per entrare in Gran Bretagna. La vergogna più grande risiede nel fatto che questo campo viene distrutto e smantellato dalle forze dell’ordine, con grande dolore delle povere famiglie sofferenti, ma subito dopo risorge come un’araba fenice in un altro luogo. In Grecia, dopo la chiusura con barriere di filo spinato dei confini europei dei paesi balcanici, è sorto a Idomeni un altro grande campo di concentramento in cui sono ammassati fino a quindicimila persone abbandonate a se stesse, senza riparo dalla pioggia, dalla neve, con alloggi in tende da campeggio assolutamente insufficienti per fornire un riparo adeguato. I bambini sono le persone più vulnerabili poiché colpiti da malattie alle vie respiratorie e da infezioni dovute alla totale mancanza di igiene. In questi luoghi si soffre anche la fame ed è una vergogna per le Nazioni europee che la folla di profughi debba lottare con le unghia e con i denti per entrare in possesso dei pochi aiuti umanitari che vengono letteralmente lanciati dai camion sulla folla affamata.
Bisogna dire, però, che il colmo della vergogna e dell’immoralità si è raggiunto nell’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo in cui la Turchia ha chiesto alla Comunità Europea sei miliardi di euro per arrestare il flusso di profughi dalla Siria e per riprendere indietro i profughi già ammassati nel campo di concentramento di Idomeni, in Grecia. Un vergognoso mercimonio consumato sulle vite di uomini, donne e bambini che già godono del diritto di asilo e che quindi dovrebbero essere accolti, obbligatoriamente, dagli Stati europei. In effetti il problema è di natura esclusivamente politica poiché i politicanti europei, sotto la pressione di gruppi xenofobi ed in special modo delle destre populiste, non vogliono accogliere i profughi per paura di perdere voti  ed i conseguenza il potere.
Oggi lo Stato italiano è l’unico organismo che, con l’impegno del proprio governo, ha creato sullo stretto di Sicilia, con la collaborazione europea, una struttura navale di soccorso salvando migliaia di vite umane ed è, insieme alla Grecia, lo Stato che ha proposto l’accoglimento dei profughi in tutti i paesi europei in base a delle quote proporzionali che non dovrebbero rappresentare un problema insormontabile per i singoli Stati, anche in funzione del fatto che i profughi, una volta integrati, rappresenterebbero una ricchezza piuttosto che un costo.
La dimostrazione di questo assioma può essere spiegato attraverso le cifre: l’Europa conta sul suo territorio circa 500 milioni di abitanti; anche se si dovessero accogliere 1 milione di profughi la percentuale totale sarebbe quasi irrisoria poiché ammonterebbe allo 0,2% da dividere, poi, in quote proporzionali. I vantaggi sarebbero di diverso tipo: L’Europa riacquisterebbe la propria dignità di Continente Antico; verrebbero ad essere eliminati le barriere di filo spinato che ricordano tanto gli orrori del nazismo; il dolore che oggi effonde dalla grande massa di profughi abbandonati, vessati, affamati potrebbe essere trasformato in felicità grazie ad una doverosa accoglienza; i processi di integrazione, dopo l’accoglienza, farebbero dei profughi una ricchezza vera e propria; la Turchia, avida ed ancora oggi illiberale, non solo dovrebbe essere esclusa dall’entrare a far parte della Comunità Europea, ma perderebbe la possibilità di ottenere un’ingente somma di danaro che potrebbe essere impiegata in Europa per l’integrazione dei profughi; i paesi europei dell’est, che sono i maggiori oppositori dell’accoglienza secondo quote proporzionali, dovrebbero essere esclusi dai vantaggi finanziari europei poiché, come afferma il premier italiano Renzi, se si vuol avere, bisogna anche dare.
Le potenze internazionali, infine, dovrebbero lavorare, tramite la diplomazia, non per ottenere vantaggi economici e politici dai vari focolai di guerra sparsi in tutto il Medio-Oriente, ma per stabilizzare definitivamente la Siria, la Libia, l’Afghanistan e concentrarsi soprattutto a combattere efficacemente lo Stato Islamico che sta mettendo in serio pericolo la sicurezza di tutti gli Stati europei.

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