Capacità predittive di Gesù

Dopo aver messo in evidenza il vergognoso comportamento delle nazioni europee nei confronti di quei popoli che oggi chiedono asilo politico per sfuggire alle persecuzioni ed alla morte ed aver constatato che, specialmente in quelle nazioni cattoliche che cinquant’anni fa appartenevano all’URSS, non esiste più misericordia, pietà ed amore per il prossimo, è bene ritornare al messaggio di quel grande uomo che, esattamente 2021 anni or sono, diede la vita per liberare il popolo ebraico dalla schiavitù romana appoggiata dal collaborazionismo interno messo in atto dai sommi sacerdoti.
Giuseppe Flavio,nella sua opera più importante, La guerra giudaica, avverte i lettori che presso gli EssenI, che si erano ritirati a vivere alcuni secoli prima sulla sponda occidentale del Mar Morto, era notevole la capacità di saper prevedere il futuro. << Vi sono poi, in mezzo a loro (gli Esseni) quelli che si dichiarano capaci anche di predire il futuro […] ed è raro che falliscano nelle loro predizioni >>. Ora è possibile che gli Esseni fossero in grado di prevedere il futuro non perché fossero maghi o perché possedessero poteri sovrannaturali, ma per il semplice fatto che lo studio approfondito e sistematico dei comportamenti umani, dettati dagli antichi testi, metteva in grado questi meravigliosi pensatori di poter prevedere ed indovinare, con un certo grado di attendibilità, quali fossero le conseguenze future di azioni compiute sul momento da singoli individui o da gruppi di persone.
Con ogni probabilità Gesù, avendo vissuto nell’eremo del Mar Morto per circa quindici anni, fu uno di questi eccezionali studiosi poiché i Vangeli confermano che, durante la sua opera evangelizzatrice, egli non fu solo un esperto taumaturgo ma, in molti casi,annunciava eventi che successivamente si sarebbero puntualmente avverati. Ad onor del vero bisogna precisare che alcuni di questi eventi, accaduti molti anni dopo la sua morte, furono aggiunte posteriori attribuite volutamente dagli evangelisti a Gesù stesso nei loro rispettivi Vangeli per dare un’ulteriore dimostrazione che egli, nella sua qualità di essere divino, comprendeva fra i suoi poteri anche la capacità do profetizzare.
Si afferma, nei Vangeli, che Gesù predisse la distruzione di Gerusalemme e del suo meraviglioso Tempio, la cui ricostruzione fu iniziata da Erode il grande nell’anno 20 a.C. e che, all’epoca di Gesù, era ancora in fase di edificazione. << Mentre usciva dal Tempio un discepolo disse: maestro guarda che pietre e che costruzioni! Gesù gli rispose: vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra che non sia distrutta >> (Mc 13, 1-2). Quando fu vicino, alla vista della città, pianse dicendo: << […] Giorni verranno per te in cui ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te ed i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra >> (Lc 19 41-44). La spiegazione razionale di questa predizione di Gesù sulla fine che un giorno avrebbe subito Gerusalemme può essere di duplice natura: la prima è basata sul fatto che ben conosceva Gesù il profondo odio degli Ebrei nei confronti dei Romani che occupavano il sacro suolo d’Israele, ma sicuramente egli era anche al corrente del potere distruttivo dell’esercito romano nonché della determinazione e dell’efferatezza con cui i Romani castigavano i nemici sconfitti.
Gesù intuì che quando le tensioni fra le due parti summenzionate, cioè l’esercito romano ed il movimento di liberazione nazionale zelota, fossero giunte al culmine della sopportazione si sarebbe scatenata una tempesta di dimensioni apocalittiche; nel furore della tempesta non sarebbero stati risparmiati né donne, né bambini, né anziani: sarebbero stati distrutti i magnifici edifici che rappresentavano l’orgoglio di Gerusalemme e, per rendere definitiva e completa la vittoria, i Romani avrebbero raso al suolo sia la città sia il baluardo più prestigioso che sorgeva in seno ad essa: la dimora del Dio di Israele, il Tempio.
La seconda ipotesi è che il primo Vangelo, cioè il Vangelo di Marco, fu scritto nel 70-75 d.C.. E’ da ritenere che, per rimarcare e sottolineare la natura divina di Gesù, Marco e successivamente anche Matteo e Luca, vollero mettere sulla sua bocca la predizione di un evento storico da loro sicuramente conosciuto in quanto testimoni oculari in vita e quindi una predizione che, in realtà, Gesù non fece mai se non in via intuitiva come argomentato in precedenza.
I Vangeli sinottici sono concordi nell’affermare che a più riprese, durante la sua opera evangelizzatrice, Gesù predisse la sua passione, le sue sofferenze, la sua morte, ma anche la sua resurrezione. << Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto a causa degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e resuscitare il terzo giorno >> (Mt 16, 21). << E prese a spiegare loro che il Figlio dell’Uomo sarà consegnato ai gentili (i Romani), sarà schernito, insultato, sputacchiato poi, dopo essere stato flagellato, verrà ucciso, ma il terzo giorno resusciterà >> (Lc 18, 32).
Ora si può anche supporre che Gesù non abbia mai fatto queste predizioni e che esse siano state aggiunte posteriori degli autori dei Vangeli per dare ulteriore dimostrazione della sua natura di divino profeta, in special modo per quanto attiene alla predizione della sua resurrezione. Purtuttavia è possibile ipotizzare che Gesù fosse pienamente consapevole, conoscendo la situazione socio-politica della Palestina, che la sua azione riformatrice e rivoluzionaria, destabilizzante dell’ordine costituito, lo avrebbe potuto portare al patibolo, poiché egli ben conosceva l’orrenda fine fatta da diversi capi ebrei che si erano ribellati al potere costituito ed avevano combattuto per liberare la Nazione dall’odioso giogo romano.
Occorre, invece, trattare diversamente la predizione della sua resurrezione che deve essere considerata sicuramente come un’aggiunta posteriore degli evangelisti poiché, come si spiegherà nei prossimi capitoli, questo evento va contro le normali leggi di natura ed è quindi da considerare un miracolo, cioè un evento sovrannaturale compiuto da un essere sovrannaturale. Era precisamente questo l’obbiettivo che volevano cogliere gli evangelisti: rappresentare Gesù, nei rispettivi Vangeli, come il Figlio dell’Altissimo e come tale detentore di poteri sovrannaturali.
I quattro Vangeli canonici sono unanimamente d’accordo nell’affermare che Gesù predisse il rinnegamento e l’abbandono di Pietro nel momento in cui si sarebbe compiuto il suo tragico destino. Si può ragionevolmente credere che questo episodio sia realmente accaduto e che Gesù riuscì , anche in questo caso, a centrare la predizione, non in virtù della sua presunta divinità, ma solo perché la lunga permanenza con i suoi discepoli e le sue doti di profondo conoscitore dell’animo umano gli avevano fornito le chiavi di lettura del carattere e dei comportamenti di ciascuno dei suoi collaboratori.
In effetti i Vangeli mettono in evidenza un rapporto molto travagliato fra Gesù ed i suoi discepoli. Molto spesso essi non capiscono il senso delle sue parole (Mt 16, 5-12), altre volte dimostrano una fiducia insufficiente nei confronti del loro Maestro (Mt 17, 14-20). In particolar modo Gesù ha un aspro diverbio con Pietro nel momento in cui, pensando al futuro, predice il suo drammatico destino: << Lungi da me , Satana perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini >> (Mc 8, 31-33). Ora si può benissimo immaginare che le incomprensioni , i litigi, gli screzi, sorti fra Gesù e Pietro lo portassero alla convinzione che il suo più importante discepolo non avrebbe avuto il coraggio di portare fino in fondo il peso delle sue responsabilità e che, nel probabile momento estremo, non avrebbe retto alla prova, ma lo avrebbe abbandonato nelle mani dei suoi carnefici.
E’ pertanto verosimile che Gèsù, conoscendo la debolezza umana di Pietro nell’approssimarsi del suo arresto, abbia esclamato: << In verità ti dico, questa notte stessa, prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte >> (Ml 26, 34). Ora può darsi che Gesù non abbia pronunciato le esatte parole degli evangelisti ma è molto verosimile che Pietro, per paura di perdere la vita, abbia rinnegato ed abbandonato realmente Gesù al suo destino così come fecero tutti gli altri suoi discepoli.
Anche la predizione del tradimento di Giuda Iscariota, probabilmente, rientra nella sfera di conoscenza che Gesù aveva di ciascuno dei suoi più stretti collaboratori. Il Vangelo di Giovanni conferma che Giuda Iscariota era il cassiere del movimento (Gv 13, 29). Doveva quindi pensare al rifornimento alimentare ed a tutti i bisogni del gruppo. Questo incarico, forse, lo aveva convinto della potenza del danaro con il quale tutto si può ottenere. Probabilmente Gesù colse questa debolezza nel suo discepolo al punto da ritenerlo capace di tradire, per danaro, il gruppo ed il suo Maestro.
Un’ulteriore considerazione da fare sul tradimento di Giuda è che Gesù conosceva bene i suoi orientamenti politici. E’ infatti ritenuto da larga parte degli studiosi critici che Giuda Iscariota provenisse da una setta appartenente all’ala estrema del movimento zelota: i Sicari. Erano costoro fanatici fondamentalisti della sacra legge data da Dio a Mosè sul Monte Sinai, quindi contrari ai tentativi di riformare o abrogare, anche parzialmente, la legge religiosa che era anche la Costituzione su cui si fondava lo Stato di Israele. Gesù sapeva bene che Giuda, il sicario, era contrario al suo programma riformatore. Giuda, da parte sua, quando capì, dall’occupazione del Tempio, che Gesù stava per realizzare i suoi obbiettivi e di conseguenza avrebbe abrogato molti punti importanti della sacra legge, non ebbe più esitazioni e lo tradì consegnandolo nelle mani dei suoi nemici.
Si può quindi concludere con ragionevole certezza che Gesù non profetizzava in funzione dei suoi poteri sovrannaturali che gli derivavano dall’essere il presunto Figlio di Dio, ma semplicemente perché la sua conoscenza dei comportamenti e dei sentimenti umani lo avevano reso un impareggiabile anticipatore delle conseguenze, positive o negative, derivanti da azioni del momento messe in atto da persone, da gruppi o da Nazioni intere.

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