Guarigioni (1)

Dall’opera di Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, si apprende anche delle capacità degli Esseni di condurre sistematiche ricerche e studi approfonditi sulle erbe medicamentose e sulle proprietà chimico – fisiche della pietre locali che potevano guarire, con opportuni dosaggi ed applicazioni, alcune fra le più diffuse e note malattie che affliggevano, ai tempi di Gesù, gli abitanti delle aree medio – orientali: << Ivi [Qumran] per la cura delle malattie essi [Gli Esseni] studiano le radici medicamentose e le proprietà delle pietre >>.
L’evangelista Matteo conferma che Gesù, per aumentare i consensi e conquistare la fiducia delle masse, mise in pratica ed utilizzò, oltre alla potenza della sua parola e della sue capacità predittive, tutte quelle nozioni di guaritore e taumaturgo che aveva appreso durante la sua lunga permanenza presso gli Esseni di Qumran: << Gesù percorreva tutta la Galilea, predicava il Vangelo del regno e guariva ogni infermità ed ogni malattia in mezzo al popolo >> (Mt 4, 23-25).
Le malattie che più frequentemente colpivano gli Ebrei erano in buona parte legate all’ambiente ed al clima in cui essi vivevano. Erano molto frequenti le malattie agli occhi: congiuntiviti dovute al riverbero accecante del sole, abrasioni corneali causate da granelli di sabbia trasportati dal vento, infezioni gravi ai bulbi oculari che per mancanza di igiene rendevano quasi ciechi coloro che ne erano colpiti. Non mancavano malattie della pelle causate in massima parte dalla continua esposizione dei corpi al sole, come eritemi non sufficientemente curati, scottature solari vere e proprie che per la scarsa igiene si infettavano dando origine a piaghe che potevano espandersi per tutto il corpo. Erano anche molto frequenti casi di dissenteria e gravi congestioni dovute alle continue abluzioni in acqua fredda che si riscontravano con più frequenza fra le classi agiate e religiose della società ebraica. Le febbri malariche, causate da punture di insetti, erano diffuse soprattutto nelle zone umide e paludose della valle del fiume Giordano e nelle zone a forte concentrazione di animali domestici. Non mancavano poi coloro che erano affetti da menomazioni congenite: storpi, zoppi, sordomuti e frequenti erano i casi di persone colpite da malattie di origine nervosa come convulsioni, schizofrenia, epilessia.
Ne mondo antico in generale, ma anche presso gli Ebrei, si credeva che le malattie nervose, specialmente quelle permanenti, fossero dovute all’introduzione di spiriti maligni nel corpo delle persone che avevano commesso gravi peccati durante la loro vita. Si credeva che la malattia nervosa fosse conseguenza di una punizione divina e non esistevano cure se non particolari riti e formule con cui si riusciva a scacciare dal corpo del peccatore lo spirito immondo.
Gesù amava profondamente il popolo sofferente che lo ascoltava e nutriva un’immensa compassione per tutti gli infermi colpiti da malattie che, con fede e speranza, si rivolgevano a lui per essere guariti. Egli non deludeva le aspettative del popolo poiché ascoltava tutti e con gioia e slancio sincero operava guarigioni rendendo la vista ai ciechi, la parola ai muti, l’udito ai sordi. Si è giunti ora ad un punto cruciale del Nuovo Testamento: le guarigioni operate da Gesù erano eventi miracolosi, atti sovrannaturali che egli riusciva a compiere grazie alla sua natura divina o potevano essere delle azioni  che rientravano nella normale sfera delle pi avanzate attività umane curative dell’epoca compiute da uno studioso che, con ogni probabilità aveva acquisito le tecniche di guarigione grazie a sperimentazioni e ricerche effettuate sul corpo umano?
Gesù può essere considerato un eccezionale studioso ed un meraviglioso guaritore poiché, nell’effettuare i suoi interventi sui malati, si comportava come un medico: prima osservava il soggetto, poi lo visitava e lo curava manipolando le parti malate del corpo. Il fatto stesso che, come riferisce l’evangelista Marco, non riuscì a guarire tutti i malati che accorrevano a lui dimostra l piena umanità di Gesù e la limitatezza dei suoi interventi taumaturgici: << Né poté fare lì [a Nazareth] alcun miracolo se non che guarì pochi malati imponendo loro le mani >> (Mc 6, 5).
Sull’argomento delle guarigioni però, non solo Matteo, ma tutti gli evangelisti hanno ritenuto opportuno far compiere a Gesù dei miracoli veri e propri: resurrezioni, guarigioni a distanza, miracoli sulla natura, per creare una nuova religione che riconoscesse in Gesù di Nazareth il figlio dell’Altissimo, il figlio di Dio. Questi eventi miracolosi, costruiti ad arte dagli evangelisti furono inseriti volutamente nei Vangeli in maniera non ordinata, affinché anche le guarigioni che realmente Gesù aveva operato fossero scambiate per miracoli. E’ doveroso, oltreché necessario, cercare di ricostruire, nel capitolo dei miracoli, un ordinamento che sia in grado di discriminare fra guarigioni possibili da realizzare da un Gesù uomo e miracoli realizzati solo grazie ad interventi di un Gesù essere sovrannaturale. Ma appare ora opportuno riflettere su alcune guarigioni operate da Gesù, per analizzare, più dettagliatamente le metodologie e le azioni che metteva in atto durante i suoi interventi sui malati.
Di ritorno dai territori di Tiro Gesù, che era diretto verso Cafarnao, si trovò a passare per la città di Sidone. Qui conobbe un uomo sordo e muto. Molti amici dell’infermo, avendo conosciuto la forza di Gesù quale taumaturgo, lo pregarono di visitare il poveretto e guarirlo dalla sua infermità. Gesù acconsentì alla richiesta e, sottratto il malato alla folla di amici, lo condusse in un luogo appartato, forse una stanza dove avrebbe potuto visitare il paziente con calma e serenità. Sicuramente egli ispezionò con accuratezza la parte malata, quindi decise di intervenire inserendo le sue dita all’interno dell’orecchio dell’infermo. Questa azione, verosimilmente, aveva l’obbiettivo di rimuovere corpi estranei, secrezioni abbondanti che con il passare del tempo avevano infettato e tappato l’organo del paziente rendendolo sordo. Non è da escludere che in questo intervento medico Gesù abbia usato strumenti idonei per eliminare dall’orecchio del malato le cause della sua sordità. Successivamente egli intervenne sulla lingua del paziente toccandola e massaggiandola energicamente con le dita umettate della sua saliva. Dopo queste azioni curative sugli organi malati Gesù, da profondo religioso, si rivolse a Dio suo Padre pregandolo di dare efficacia al suo intervento materiale. Pronunciò la parola “effatà” che significa “apriti” ed il malato guarì (Mc 7, 31-35).
Continuando la sua opera di evangelizzazione nei confronti delle popolazioni che vivevano sulle rive occidentali del lago di Gennesareth, accompagnato in barca dai suoi discepoli Gesù, dopo essere passato per la città di Dalmanuta, giunse nella città di Betsaida. Dopo una festosa accoglienza ecco che a Gesù venne presentato un cieco con la preghiera di toccarlo e guarirlo dalla sua infermità. Anche i questo caso Gesù sottrasse, prima di tutto, il paziente alla folla conducendolo fuori dal villaggio, in un luogo appartato e tranquillo. Dopo averlo osservato Gesù curò il cieco mettendo nei suoi occhi la sua saliva quindi impose le mani. Non è possibile stabilire le azioni curative effettuate da Gesù sul non vedente, ma si può immaginare che egli manipolò energicamete gli occhi del malato con lo scopo di rimuovere le cause della cecità del poveretto,. Dopo questa azione Gesù chiese all’uomo se ricominciava a vedere di nuovo. Il malato rispose che riusciva a vedere, ma non abbastanza da riconoscere uomini o cose in maniera nitida e distinta: << Vedo gli uomini perché vedo degli alberi che camminano >> (Mc 8, 24). A questo punto Gesù intervenne di nuovo sul paziente manipolando gli organi malati; forse effettuò una pulizia più accurata estraendo dei corpi estranei dai bulbi oculari, forse disinfettò l’interno degli occhi con la propria saliva. Questo secondo intervento permise al cieco di riacquistare in maniera iena a vista << Tanto che distingueva chiaramente tutto da lontano >> (Mc 8, 25).
Gesù riservava grande attenzione agli infermi e nutriva, nei loro confronti, una compassione infinita. Questi esseri infelici, pieni di dolori e molto spesso abbandonati a loro stessi, avendo udito la fama di Gesù quale guaritore violavano anche le leggi più severe della Torah pur di venire in contatto con lui.
Si presentò a Gesù anche un lebbroso per essere guarito dalla sua orrenda malattia. Ai tempi di Gesù la lebbra era una malattia assai temuta in quanto molto contagiosa. Per questi motivi i lebbrosi venivano segregati in appositi luoghi lontani dalle città ed era loro obbligo avvisare del pericolo di contagio eventuali passanti gridando loro “immondo, immondo”. Questi esseri sfortunati erano quindi dei reietti , degli emarginati e l’unico aiuto che ricevevano dalla società era la somministrazione gratuita del cibo. Il lebbroso che si avvicinò a Gesù aveva quindi violato una fondamentale regola della legge: si era allontanato dal luogo di segregazione esponendo al pericolo di contagio uomini e danne sani. Il malato, inginocchiandosi davanti a Gesù chiese: << Se tu vuoi mi puoi mondare >> (Lc 5, 12). Gesù ebbe pietà di quell’uomo ricoperto di piaghe infette e stendendo la sua mano verso di lui lo toccò dicendo: << Lo voglio, sii mondato >> (Lc 5, 13). Corre l’obbligo di notare, in tutte le guarigioni compiute, che vi è una comune e ripetitiva azione che Gesù mette in atto: impone le mani, tocca il sofferente, più precisamente manipola gli organi malati del paziente. E’ possibile che in queste azioni fisiche: il toccare, il manipolare, il massaggiare debba essere ricercata la causa delle guarigioni poiché con questo gesto di imporre le mani egli, prima di tutto, visita il malato ed in seconda istanza mette in atto delle vere e proprie azioni curative. L’evangelista può ever sintetizzato l’avvenimento con un semplice “lo toccò” ma è anche possibile che il gesto di toccare il malato o gli organi malati fosse un’azione più lunga e complessa.
Ora è plausibile ipotizzare che Gesù, da profondo conoscitore degli effetti benefici delle erbe medicamentose, abbia toccato il malato per effettuare una prima un’accurata pulizia degli organi infetti o delle piaghe purulente per poi applicare unguenti o estratti di erbe che avrebbero avuto il loro effetto benefico sul decorso della malattia così come avvenne nelle guarigioni del cieco e del lebbroso. Può darsi che Gesù abbia ripetuto il trattamento sui malati per giorni o settimane ottenendo, in una prima fase, un miglioramento sostanziale e successivamente la guarigione completa dell’infermo. E’ legittimo quindi supporre che gli evangelisti abbiano voluto mettere in evidenza le guarigioni senza specificare le varie fasi dei trattamenti terapeutici effettuati da Gesù per far apparire una normale guarigione come un evento sovrannaturale, un miracolo e non il risultato, per quei tempi,  di un eccezionale intervento medico. I testi evangelici, oltre ad attribuire a Gesù il potere di guarire le malattie e di risanare gli infermi in virtù della suo figliolanza con Dio , descrivono un Gesù che ha anche la facoltà di guarire i malati di mente scacciando il maligno che era penetrato in loro.

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