Guargioni (2)

All’epoca in cui visse Gesù si credeva che le malattie mentali fossero generate da un intervento diretto del maligno sulle menti delle persone malate. Ancora oggi la scienza non è in grado di spiegare in maniera esaustiva i comportamenti e la manifestazioni di estrema complessità in cui vengono a trovarsi determinate categorie di malati mentali. Questi casi vengono trattati e curati da specialisti, chiamati esorcisti che a volte riescono a guarire il malato ingaggiando una furibonda lotta verbale e rituale con Satana per poterlo scacciare dalla mente del malato stesso. Gli esorcisti, per guarire i posseduti dal demonio, adottano riti particolari e mettono in atto formule contenute in uno specifico rituale. La prima guarigione che Gesù opera su un malato di mente avviene nella sinagoga di Cafarnao. Mentre egli era intento as illustrare ai presenti la sua dottrina, un ossesso, cioè un uomo affetto da una grave malattia nervosa, irritato dalle parole e dagli insegnamenti del giovane Maestro si mette ad urlare ed a inveire contro di lui: <<Oh! Che abbiamo a che fare noi con te o Gesù Nazzareno? Sei venuto per mandarci in perdizione? >> (Mc 1, 21-26); ( Lc 4, 31-35). Gesù, irritato per la inopportuna interruzione del suo discorso, affrontò l’ossesso con coraggio e determinazione e, guardandolo con intensità negli occhi, intimò al demone che era in lui di tacere e di uscire dal corpo del poveretto. La reazione decisa e sicura di Gesù ebbe un effetto dirompente sul neuropatico il quale, al massimo della crisi nevrotica, gettò un urlo spaventoso e svenne accasciandosi per terra. Ambedue gli evangelisti affermano che Gesù, con il suo divino intervento, riuscì a far uscire lo spirito immondo che si era impossessato della mente dell’uomo. Si può supporre, invece, che Gesù, con il suo intervento verbale deciso e sicuro e forse anche al magnetismo che sprigionava dal suo sguardo, sia riuscito a calmare ed a controllare la crisi isterica del povero neuropatico.
L’azione evangelizzatrice di Gesù era a volte frenetica: egli voleva comunicare al popolo che il Regno di Dio, ormai, stava per instaurarsi in terra di Palestina. Per questo motivo egli si spostava velocemente di paese in paese a piedi, in compagnia dei suoi discepoli, ma alle volte utilizzava anche la barca per raggiungere i paesi costieri del mare di Galilea (oggi lago di Gennesareth). In uno di questi spostamenti in barca Gesù approdò sulla riva orientale del lago dove guarì un malato di mente violento ed irascibile. Su questo episodio, narrato dai tre Vangeli sinottici, nasce una controversia circa il nome del luogo in cui si verificò il fatto.
Matteo afferma che Gesù approdò nella regione dei Gadareni (Mt 8, 28) mentre Luca e Marco indicano il luogo d’approdo di Gesù  come la regione dei Geraseni (Lc 8, 26); (Mc 5, 1). Ora, poiché ambedue le città di Gadara e di Gerasa sono ubicate molto più a sud del lago di Gennesareth, non è possibile che il luogo d’approdo di Gesù e dei suoi discepoli potesse prendere nome da queste due città così lontane. In realtà vi è una terza ipotesi che sembra la più probabile, poiché sulla riva d’approdo sorgeva un villaggio di nome Korsi ma che,  dagli abitanti locali, era comunemente pronunciato come Ghersa o Gherghesa. Molti studiosi sono concordi nell’affermare che l’appellativo di Geraseni o Gadareni è quanto meno strano ed improbabile, poiché il luogo in cui Gesù scese dalla barca, in realtà prende il nome dalla cittadina che i locali chiamavano Gherghesa, ubicata sulla riva oriebtale del la go di Gennesareth.
Appena Gesù mise piede a terra scendendo dalla barca ecco che gli si fece incontro un uomo posseduto dal maligno [Secondo il Vangelo di Matteo gli indemoniati erano due (Mt 8, 28-34)]. Costui era violento e feroce, viveva nei cimiteri, fra le tombe e nessuno era in grado di fermarlo, tanta era la forza che si sprigionava dalle sue membra. In alcuni casi si era riusciti ad incatenarlo ma, dopo poco tempo, rotte le catene, l’energumeno era fuggito urlando sulle montagne circostanti e quando le sue crisi raggiungevano l’apice si lacerava il corpo con delle pietre taglienti. Appena l’indemoniato vide Gesù gli corse incontro e, prostrandosi ai suoi piedi urlò: <<Che c’è fra te e me o Gesù Figlio di Dio Altissimo? Ti supplico, non mi tormentare >> (Lc 8, 26-39); (Mc 5, 1-20). Gesù, con calma e sicurezza, forse fissando negli occhi il posseduto, ingaggiò una lotta verbale con lo spirito immondo che era in lui e perentoriamente gli ordinò di uscire dal corpo dell’uomo. Dopo questo primo e determinato intervento Gesù, con più calma e serenità continuò a parlare con il poveretto chiedendogli il suo nome. “Legione è il mio nome” rispose, poiché molti erano i demoni entrati in lui.
Ora, nelle vicinanze vi era un branco di porci che pascolavano tranquillamente. Gesù, su richiesta dei demoni, permise il loro trasferimento dal corpo dell’energumeno nei corpi del maiali i quali, scossi e spaventati, si lanciarono in una corsa sfrenata lungo il dirupo precipitando nel lago dove annegarono miseramente. Gli abitanti del luogo rimasero sconcertati dall’episodio e si meravigliarono molto nel vedere l’indemoniato calmo e sereno ai piedi di Gesù pienamente guarito dalla sua infermità, ma invitarono Gesù ed i suoi discepoli a lasciare la loro regione. Ora sia Marco, sia Luca attribuiscono all’indemoniato il nome di “Legione” mentre Matteo omette questo particolare. Con ogni probabilità lo scopo dei due evangelisti era quello di paragonare la ferocia dell’energumeno di Gherghesa alla violenza ed all’efferatezza della X legione Fretenzis romana di stanza in Palestina che aveva raffigurata, nelle sue insegne, l’immagine di un cinghiale.
Sicuramente la presenza, sulla scena dell’episodio, di numerosi maiali  (circa duemila) prova che Gesù ed i suoi discepoli si trovavano in territorio straniero, poiché in Palestina la legge ebraica proibiva l’uso alimentare di carni di suino e di conseguenza ne proibiva anche l’allevamento. In effetti la sponda orientale del lago di Gennesareth ricadeva sul territori della Decapoli governata, a quel tempo, da re pagani. Naturalmente il branco di porci precipitò nel lago non perché penetrarono in loro gli spiriti immondi fuoriusciti dal corpo di Legione grazie all’intervento di Gesù, ma solo perché essi furono spaventati dalle urla e dagli strepiti dell’indemoniato che, con ogni probabilità, durante a crisi nervosa li aveva spinti lungo il precipizio che dava sul lago.
Le guarigioni fin qui operate da Gesù sono presentate dagli evangelisti come miracoli veri e propri, cioè azioni sovrannaturali compiute da un essere sovrannaturale al fine di presentare Gesù come il  Figlio di Dio inviato sulla terra per dare salvezza all’umanità. In realtà si avverte la necessità di avanzare, in alternativa, un’ipotesi più razionalista e cioè che le summenzionate guarigioni possano essere considerate come naturali interventi medici, seppur eccezionali per il contesto storico in questione, poiché il taumaturgo Gesù, dopo aver appreso le tecniche di guarigione presso gli Esseni, con cui convisse per più di quindici anni, fu in grado di metterle in atto durante la sua azione evangelizzatrice per attirare a se grandi masse di popolo a cui illustrare il suo programma riformatore volto ad instaurare, in Israele, un nuovo assetto della società, un nuovo regno: il Regno di Dio.

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