Guarigioni di transizione verso il miracolo

Le guarigioni reali che Gesù mette in atto durante la sua predicazione alle masse ebraiche vengono sfruttate dagli evangelisti come pseudo miracoli con lo scopo di elevare Gesù al rango di Figlio di Dio e creare, sulla sua figura e sulle sue azioni, una nuova religione: la religione cristiana in alternativa alla religione ebraica.
Nelle prossime guarigioni che saranno prese in considerazione si coglie una nuova strategia messa in atto dagli evangelisti per raggiungere un altro importante obbiettivo: i miracoli possono realizzarsi e concretizzarsi solo se chi ascolta Gesù dimostra di avere un’incondizionata fede nei suoi poteri sovrannaturali, una fede talmente salda da credere veramente che egli sia il Figlio di Dio. Questo è un passaggio cruciale nella strategie degli evangelisti e successivamente nella strategia della gerarchia ecclesiastica, poiché solo a chi non ha dubbi, a chi ha un’incrollabile fede si può chiedere ed ottenere la totale sottomissione e la più cieca obbedienza. Queste guarigioni possono essere chiamate “Guarigioni di transizione verso il miracolo”, poiché Gesù, oltre a guarire con l’imposizione delle sue mani, cioè con un atto curativo vero e proprio così come fanno i medici, opera un reale miracolo ovverosia un atto sovrannaturale grazie alla sua natura divina riconosciuta dal paziente.
Il primo episodio da cui si evince questa nuova strategia adottata dagli evangelisti è la guarigione di un fanciullo epilettico(Mc 9, 14); (Mt 17, 14); (Lc 9 37). Dopo il fantastico evento della sua trasfigurazione, Gesù fece ritorno presso i suoi discepoli e li trovò a discutere con i Farisei. Egli volle essere informato sulle cause che avevano generato la discussione. Uno dei presenti rispose con molta deferenza:<< Maestro ti ho condotto mio figlio che ha un demonio muto e quando s’impossessa di lui lo getta a terra sicché egli spasima e digrigna i denti e resta come irrigidito. Ho detto ai tuoi discepoli di cacciarlo ma non hanno potuto >> (Mc 9, 16-18). Gesù allora osservò e visitò il fanciullo che proprio in quel momento fu colto da una violenta crisi epilettica. Gesù chiese al padre da  quanto tempo il fanciullo era affetto dal morbo; il padre rispose: << dall’infanzia e spesso l’ha gettato nel fuoco, a volte nell’acqua per farlo perire, ma se tu puoi qualche cosa vieni in nostro aiuto >> (Mc 9, 21-22). Gesù rispose meravigliato: << Se tu puoi! Tutto è possibile a colui che crede >> (Mc 9, 23). L’uomo, in preda ad una grande ansia gridò: << Io credo aiuta la mia poca fede >> (Mc 9, 24). Gesù allora, guardando il malato, comandò allo spirito immondo di uscire da lui e subito dopo il fanciullo guarì.
In Matteo si narra che dopo questa guarigione i discepoli chiesero al Maestro: << Perché noi non abbiamo potuto scacciare il demone? Gesù rispose: per la vostra poca fede >> (Mt 17, 19-20). Questa nuova strategia letteraria degli evangelisti può essere individuata anche in (Mt 9, 27) e in (Gv 9, 1-41). Nel primo caso Gesù guarisce due ciechi, sia toccando i loro occhi con le sue mani sia grazie alla loro dichiarazione di fede. Mentre Gesù era in viaggio ecco che gli si avvicinarono due ciechi che lo invocarono di aver pietà di loro, della loro infermità. Gesù chiese loro: << Credete che io possa fare questo? Risposero i ciechi: si, lo crediamo. Allora Gesù toccò i loro occhi dicendo: vi sia fatto secondo la vostra fede >> (Mt 9, 27-31). In Giovanni l’uomo cieco fin dalla nascita riacquista la vista per un duplice effetto: in prima istanza poiché Gesù interviene su di lui con un atto curativo, cioè spalmando sui suoi occhi un impasto di fango e saliva, ma anche grazie all’esplicita dichiarazione di fede del malato che riconosce in lui, davanti ai Farisei che lo interrogano e successivamente davanti a Gesù stesso, il Figlio di Dio (Gv 9, 1-41).

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