I miracoli

Abbiamo visto, nei capitoli precedenti, come gli evangelisti abbiano adottato una strategia ben precisa per trasformare progressivamente Gesù, da un abile guaritore qual era effettivamente, in un essere divino capace di compiere miracoli veri e propri, cioè atti sovrannaturali che esulano dalle normali leggi naturali. In effetti essi non sono sicuri che le predizioni, le guarigioni, e le guarigioni che io ho appellato”di transizione verso il miracolo” non siano sufficienti per accreditare Gesù, presso le masse, come il reale Figlio di Dio sceso sulla terra ed allora introducono una terza categoria di guarigioni che sono miracoli veri e propri, in prima istanza perché vanno contro le normali leggi di natura, in secondo luogo poiché Gesù non impone le mani, non tocca, non cura, non parla con il paziente, ma opera un vero miracolo anche a distanza in qualità di essere divino e solo in virtù di una piena ed incondizionata dichiarazione di fede.
Sono da ascrivere alla categoria dei miracoli le resurrezioni dalla morte poiché è noto, dalle leggi naturali, che quando un corpo entra nella fase di decomposizione delle cellule, in quel corpo non è più possibile la vita in quanto si sono interrotte tutte quelle funzioni vitali che permettono all’uomo di camminare, di nutrirsi, di parlare, di pensare, di amare, di odiare. Ora, se qualcuno fosse in grado di ripristinare in un corpo morto in decomposizione tutte le funzioni vitali e far sì che quel corpo possa di nuovo camminare, nutrirsi, parlare, pensare, amare etc. etc., si potrebbe dire, senza tema di smentite, di essere di fronte ad un caso di resurrezione dalla morte, di fronte, cioè, ad un totale sovvertimento delle leggi naturali che darebbe a tutti gli uomini la certezza di un evento miracoloso operato da un essere sovrannaturale vero e proprio.
Luca narra che Gesù aveva incluso fra le città in cui si doveva recare per portare la parola di Dio anche la città di Nain. Ora, mentre stava entrando in città attraverso la porta principale si inbattè in un corteo funebre che portava a seppellire un morto, dice Luca “Figlio unico di sua madre vedova”. Gesù ebbe compassione di questa povera donna così provata dal dolore, sia per la perdita del marito che per la morte del suo unico figlio, così si avvicinò alla bara ed ordinò: << Giovanetto, io ti dico, sorgi! >>. Il ragazzo si alzò, si mise a sedere e poi cominciò a parlare. Luca conclude che tutti i presenti pensarono che Dio fosse sceso in mezzo a loro (Lc 7, 11-17).
Giovanni, il più impegnato fra i quattro evangelisti nel dimostrare la filiazione divina di Gesù, narra, nel suo Vangelo, un miracolo incredibile: “la resurrezione di Lazzaro”. Lazzaro di Betania era il fratello di Marta e Maria. Quest’ultima, afferma l’evangelista Giovanni, era la donna che cosparse di unguento profumato il corpo di Gesù e gli asciugò i piedi con i propri capelli durante una cena a Betania. I Vangeli sinottici, invece, identificano in questa donna “La peccatrice innominata” che era conosciuta nella cittadina come donna di facili costumi (Mt 26,6); (Mc 14, 3); (Lc  7, 36). Giovanni narra che Lazzaro fu colpito da una grave malattia; le sue sorelle mandarono un messaggio a Gesù, che in quel periodo era intento ad evangelizzare le popolazioni della Galilea, per avvisarlo del grave morbo di cui era rimasto vittima il loro fratello Lazzaro. Gesù non ritenne opportuno affrettarsi per fare ritorno a Betania perché considerò non grave la malattia, così rimase in Galilea per altri due giorni poi, seguito dai suoi discepoli, arrivò a Betania dove trovò Lazzaro già deceduto da quattro giorni.. Le sue sorelle Marta e Maria rimproverarono Gesù per il suo ritardo, considerando che se egli fosse stato presente  Lazzaro non sarebbe morto.
Gesù disse loro: << Lazzaro risorgerà […] io sono la resurrezione e la vita, chi crede in me […] non morrà in eterno. Credi tu questo? Gli rispose Marta: si o Signore io credo che tu sia il Cristo, il Figlio di Dio venuto al mondo >>. Si recarono quindi nel sepolcro dove riposavano le spoglie di Lazzaro e Gesù ordinò di aprire il sepolcro ma Marta, profondamente turbata, fece notare a Gesù che il corpo del fratello era già in uno stato di avanzata decomposizione e già puzzava perché era morto da quattro giorni. Allora Gesù, alzando gli occhi al cielo, con gran voce ordinò: << Lazzaro vieni fuori!! >>. Incredibilmente il morto, avvolto da fasce e sudari, apparve all’improvviso sull’ingresso del sepolcro  e uscì fuori (Gv 11, 1-44). L’evangelista chiude l’episodio affermando che una gran moltitudine di Giudei, vedendo il prodigio, credette in lui. Fra i miracoli operati da Gesù è da ricordare la resurrezione della figlia di Giairo, uno dei capi della sinagoga di Cafarnao (Mt 9, 23); Mc 5, 35); (Lc 8, 49).
Gesù è in grado di guarire i malati, avvertono gli evangelisti, anche a distanza purché, in coloro che chiedono la grazia  per se e per i propri congiunti, vi sia un’incrollabile fede nel Gesù Figlio di Dio: è il caso della guarigione a distanza del servo del centurione (Mt 8,5); (Lc 7, 1); (Gv 4, 46) o della guarigione della fanciulla cananea (MT 15, 21-28), (Mc 7, 24-30). Secondo gli evangelisti anche la natura si piega ormai ai voleri di Gesù il quale è diventato, a pieno titolo, il Figlio dell’Altissimo. Egli, ad un suo comando, placa una terribile tempesta scatenatasi sul Mare di Galilea mentre sta dirigendosi in barca, insieme ai suoi discepoli, sulla sponda orientale del lago di Gennesareth (Mt 8,23-27); (Mc 4, 35-41); (Gv 6, 16-21); (Lc 8, 22-25). Riesce a camminare sulle acque (Mt 14, 22-33); (Mc 6, 45-51); (Gv 6, 16-21) ed a sfamare oltre cinquemila persone moltiplicando miracolosamente più volte i miseri cinque pani e due pesci che i discepoli avevano a disposizione (Mt 14,15-21); (Mc 6, 34-44); (Lc 9, 12-15); (Gv 6. 1-14). Trasforma l’acqua in vino (Gv 2, 1-11).
Riassumendo, è lecito pensare che Gesù abbia realmente guarito molti malati presenti nelle folle che lo seguivano per ascoltare la sua parola. Questi interventi taumaturgici erano possibili grazie alla grande esperienza in campo medico che egli aveva acquisito durante la sua lunga permanenza all’interno della comunità essenica. Gesù utilizzo queste sue facoltà, in prima istanza per alleviare i dolori e le sofferenze delle persone afflitte da malattie che egli molto amava e di cui aveva una profonda compassione, ma anche per attirare a se grandi masse di popolo a cui trasmettere ed illustrare il suo programma di liberazione riformista. Quando, circa quarant’anni dopo la sua morte, gli evangelisti scissero i rispettivi Vangeli attingendo da tutto il materiale che fino allora circolava solo per via orale, si era oramai affermato e consolidato, fra le masse popolari, il concetto di un Gesù divino, di un Gesù Figlio di Dio per cui i redattori dei Vangeli non ebbero difficoltà nel trasformare le reali guarigioni che Gesù aveva operato fra il popolo in miracoli veri e propri per testimoniare, in maniera definitiva, la sua divinità.
Questo processo di trasformazione delle reali guarigioni effettuate da Gesù in miracoli, potè avvenire grazie alla voluta sinteticità con cui gli evangelisti descrissero le guarigioni stesse. L’inserimento ad arte, fra le reali guarigioni, di pseudo miracoli doveva essere l’elemento teologico determinante che dava al lettore dei Vangeli, per mezzo della fede, la certezza che Gesù fosse veramente il Figlio di Dio venuto sulla terra per dare salvezza all’umanità. Lo scopo degli evangelisti risulta ora chiaro: fare leva sulla debolezza dell’animo umano che, di fronte alla malattia o anche per prevenirla, era ed è tutt’oggi disposto a compiere atti irrazionali, a credere ad eventi sovrannaturali e, fatto più importante, ad ubbidire passivamente alle richieste ed alle imposizioni della gerarchia ecclesiastica.

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