Le ripercussioni del referendum sulla società italiana

Con il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea il Vecchio Continente è stato scosso, fin dalle sue fondamenta, da un risultato inaspettato che nessun sondaggista aveva mai diagnosticato. La Gran Bretagna esce dall’Unione europea con il 52% dei voti referendari coniando, in seguito a questo clamoroso evento, un nuovo termine: Brexit. La Sterlina, all’indomani del risultato, si deprezzò del 10% ed attualmente Londra sta per perdere il suo primato di mercato finanziario più importante d’Europa, perché tutte le maggiori banche vogliono lasciare il Regno Unito oramai isolato nel contesto europeo.
La decisione dell’Alta Corte inglese sulla necessità costituzionale di un voto parlamentare per ratificare la Brexit, allungherà sicuramente i tempi d’uscita e si dà il caso che, visti i malumori ed il pentimento della nazione intera per l’improvvida decisione, il risultato referendario possa essere addirittura ribaltato dal voto parlamentare. Le conseguenze della Brexit saranno, dopo la definitiva uscita dall’Unione, sicuramente disastrose per l’Inghilterra la quale, pur facendo parte di un mondo oramai globalizzato ha preferito, con il consenso delle aree rurali contadine e della classe operaia, isolarsi e rimanere arroccata in una specie di bunker nazionalista in cui non solo saranno ripristinati i dazi doganali  ma dovranno essere annullate la libera circolazione di merci e di cittadini. Si può affermare, senza tema di smentite, che la Brexit ha riportato indietro il Regno Unito di oltre quarant’anni causando un scossone socio-economico che si aggraverà con lo scorrere del tempo.
L’8 novembre del 2016, cioè qualche giorno fa, un altro evento di enorme interesse socio-politico ha scosso il mondo intero: contro tutte le previsioni sondaggistiche, Donald Trump diventa il nuovo presidente degli Stati Uniti con il voto della classe rurale ed operaia, distruggendo il sogno di Hillary Clinton di diventare la prima donna eletta alla presidenza dello Stato più potente del mondo. Anche in questo caso si è verificato un malumore generalizzato in tutta la nazione, non solo con manifestazioni di intolleranza verso questo miliardario eccentrico ed imprevedibile, ma anche con il rifiuto del suo stesso partito, il Partito Repubblicano, che ha fatto campagna elettorale contro di lui ritenendolo inaffidabile e quindi non in grado di ricoprire una carica da cui dipendono i destini del mondo intero. Lo stesso programma elettorale di Trump presenta punti che, se messi in pratica, segnerebbero un periodo di violenza senza precedenti, poiché verrebbero smantellate situazioni oramai consolidate da anni. Anche in questo caso si ritornerebbe indietro di decenni annullando tutte le riforme conquistate dalla società americana: abolizione dell’estensione dell’assistenza sanitaria ad una fascia di oltre venti milioni di cittadini sull’orlo della povertà; espulsione dagli USA di tutti i mussulmani e deportazione ( tremenda parola utilizzata dalla giornalista che intervistava Trump) di oltre undici milioni di irregolari che vivono sul suolo americano; abolizione delle leggi volute da Obama sull’acquisto e sulla detenzione di armi da fuoco che tante stragi hanno causato sul territorio americano; sconfessione della ratifica del trattato sul clima che gli Stati Uniti hanno firmato con il trattato di Parigi, poiché questo presidente apprendista stregone non crede nella scienza ritenendo gli scienziati, con ogni probabilità, dei millantatori che non fanno altro che allarmare la pubblica opinione con ipotesi non dimostrabili; costruzione di oltre duemila chilometri di muro al confine con il Messico, in aggiunta alle recinsioni fatte erigere da Clinton.
In Italia le destre ed i Cinque Stelle hanno esultato per la vittoria di una mina vagante come Trump saltando tutti sul suo carro di vincitore e non si capisce poi il perchè: Salvini, come Trump, è forse favorevole ad abolire anche in Italia le legge sul divorzio? E’ favorevole forse a far morire in mare le centinaia di migliaia di profughi che invece il governo Renzi, cristianamente, salva da sicura morte e poi, attraverso un’accoglienza diffusa, meno invasiva, promuove quella giusta integrazione che può rappresentare anche una ricchezza per il nostro paese? Bisogna aggiungere che, contemporaneamente, il governo Renzi non è restato con le mani in mano, ma ha cercato di alleviare il peso della migrazione con le quote non ancora rispettate dell’Unione Europea e con gli aiuti finanziari ai paesi africani da cui partono i migranti. Dica il Salvini al popolo italiano, cristiano fin nel profondo del suo cuore se, come Trump, è anche lui favorevole alla costruzione di muri in filo spinato che tanto ricordano i campi di concentramento nazi-fascisti. Grillo, il paladino di un programma fantasma e capo del movimento Cinque Stelle, esulta poiché la mina vagante Trump è riuscito a mandare un sonoro vaffa ai poteri forti internazionali senza sapere che lo stesso Trump è stato ed è parte integrale dell’establishment americano, cioè il potere capitalistico per eccellenza che tanti danni ed ingiustizie ha causato nel mondo. forse Grillo, a dispetto di quanto va affermando in Italia, è favorevole ai programmi razzisti e xenofobi di Trump? Non si può non notare, poi, che il nostro Presidente del Consiglio è stato il più sincero ed onesto fra i capi di Stato e di governo quando ha affermato che sperava in una vittoria della Hillary. Doveva forse Renzi parteggiare per i Repubblicani americani? doveva forse tacere per restare nell’ipocrisia di un presidente italiano che, con sincerità , tifa per la parte politica in cui si riconosce? Ad elezione avvenuta Renzi ha affermato, da statista serio ed avveduto, che l’amicizia e la collaborazione dell’Italia con gli USA proseguiranno secondo le tradizionali linee politiche consolidate nel tempo.
Sicuramente l’esultanza delle destre italiane e dei Cinque Stelle è dovuta al fatto che l’onda lunga dell’inaspettata vittoria di Trump e della Brexit raggiunga anche l’Italia andando ad influenzare il  referendum per bocciare la riforma costituzionale che si terrà il 4 dicembre prossimo, non per raggiungere l’obiettivo di fare il bene del sistema Italia, ma per cacciare Renzi da palazzo Chigi ed assumere loro, egoisticamente, la guida del paese.
Ma, a mio avviso è bene specificare che dal grottesco si passa addirittura al tragico se si pensa che l’ammucchiata che voterà “no” al referendum, cioè Forza Italia; Lega e Fratelli d’Italia sono coloro che determinarono, con il loro malgoverno, la crisi economica che nel 2011 sfociò nelle dimissioni del governo Berlusconi il quale, con lo spread a 575 punti, aveva portato lo Stato Italiano sull’orlo di un catastrofico fallimento. Il popolo italiano, votando “no”, vuole forse cadere dalla padella direttamente nella brace? Bisogna dire, invece, con senso di verità e giustizia, che il profondo disastro economico causato dalle destre è stato superato grazie alla incisiva azione di risanamento strutturale dell’economia italiana ed alle profonde riforme messe in atto dal governo Renzi: la riforma della scuola in cui vennero stabilizzati a tempo indeterminato 120000 insegnanti precari; il Jobs act che ha ridotto la disoccupazione generale passando dal 12.9% all’odierno 11,7% e la disoccupazione giovanile che si è attestata, dal 43% dei governi precedenti, al 37,5% attuale; il salvataggio di centinaia di grandi aziende italiane dal fallimento, prime fra tutte l’Ilva di Taranto e l’Alitalia; la riforma sulle unioni civili che ha dato dignità e serenità a migliaia e migliaia di coppie omosessuali allineando l’Italia a tutte le nazioni più civili del mondo. Non bisogna, poi, dimenticare gli 80 euro mensili erogati a più di 10 milioni di italiani, in pratica una sostanziale diminuzione delle tasse che gli stessi Sindacati non erano mai riusciti ad ottenere; la diminuzione delle tasse è proseguita con l’annullamento dell’IMU sulla prima casa ed oggi, con il nuovo DEF non solo viene eliminata la spietata Equitalia che non dava possibilità di rateizzazione e che, per poche migliaia di euro non versati, avviava immediatamente la procedura di pignoramento sulla casa di proprietà, ma è stato stanziato 1 miliardo di euro come misura antipovertà, sono stati aboliti gli Studi di Settore ed è stato raggiunto l’accordo con i sindacati per il rinnovo del contratto degli statali.
Ci sarebbero tanti altri provvedimenti da elencare messi in atto dall’attuale governo per cui non basterebbe un libro intero per elencarli. Il buon governo portato avanti da Renzi e dalla sua giovane compagine governativa è certificato dai risultati economici: nel 2011, all’atto delle dimissioni del catastrofico governo Berlusconi il PIL italiano era attestato al – 2,3%, nel 2015 ha segnato il + 0,7%, nel 2016 sarà del + 0,8% e nel 2017 le previsioni lo danno  al +1%.  Una semplice somma algebrica dice che con l’azione di risanamento del governo Renzi il PIL italiano è cresciuto del + 3,1%. Le critiche delle destre e di Grillo sono quindi pretestuose e prive di ogni fondamento e bisogna sottolineare con forza che è sempre valida l’affermazione per cui: << Cavallo vincente non si cambia >>. Debbo dire, poi, che provo tanta pena ed un senso di profonda vergogna per D’Alema, Bersani, Gotor, Zoggia e per tutta la minoranza PD che si sono uniti a Brunetta, Salvini, Grillo, Fini e chi più ne ha più ne metta, in una ammucchiata vergognosa per pura rivalsa personale, così come non pensavo potesse mai accadere che i partigiani si unissero ai loro carnefici di settanta anni or sono per manifestare contro il governo Renzi parteggiando per il “No”.
Io penso che gli elettori italiani nel voto referendario del 4 dicembre, oltre ad entrare nel merito della riforma costituzionale debbano tenere nella giusta considerazione anche l’azione risanatrice dell’economia italiana, se pur ancora debole, portata avanti con successo dal governo, azione risanatrice che si interromperà sicuramente se si avrà una vittoria dei “no” con grave nocumento per l’intero sistema Italia. Le ragioni per votare “si” e far passare così la riforma costituzionale non sono solo molteplici, ma anche essenziali per allineare il nostro paese alle costituzioni di tutti gli altri Stati del mondo che legiferano con una sola camera. In effetti l’italia rappresenta un “unicum” in cui vige ancora il bicameralismo perfetto con un ping pong assurdo di votazioni fra camera e senato che porta a tempi di approvazione delle leggi che raggiungono mediamente i 600 giorni, mentre gli altri paesi mono camerali impiegano mediamente dai 60 ai 70 giorni. Con il “si” i costi dello Stato diminuiranno sensibilmente perché non verranno più pagati gli stipendi ai senatori in quanto i cento membri che rappresenteranno il Senato delle autonomie, essendo consiglieri regionali e sindaci, già percepiscono uno stipendio non solo, ma la maggiore diminuzione dei costi di gestione, che porta ad un risparmio di 500 milioni di euro, si ottiene dal minor tempo impiegato per dare validità esecutiva alle leggi approvate. I Cinque Stelle, che usano sempre due pesi e due misure, affermano che i costi del nuovo senato si ridurrebbero solo di 50 milioni di euro: è come se, praticamente, ogni italiano rinunciasse a prendere un caffè al giorno, un’inezia!!! Danno invece una grande importanza e considerano invece una cifra enorme i 18 milioni di euro che dicono di far risparmiare allo Stato italiano per il taglio dei loro stipendi: da calcoli effettuati e come se i Grillini elargissero agli italiani non un caffè ma una semplice “oliva” al giorno; che conquista!!! Che vantaggio per il popolo!!! E’ poi fuorviante affermare che ai cittadini viene tolta la facoltà di votare per il senato della autonomie, poiché i consiglieri regionali ed i sindaci sono eletti con regolari elezioni regionali e comunali, cioè con il voto popolare non solo, ma con le modifiche approvate con legge ordinaria che verranno apportate nella scheda per eleggere i consiglieri regionali ed i sindaci, potrà essere indicata anche la preferenza per l’elezione dei senatori che rappresenteranno i territori. Importante è anche la revisione del titolo V, cioè il rapporto che esiste tra le attribuzioni dello Stato e quelle delle Regioni: la sanità con l’attuale gestione regionale è causa di sprechi finanziari immensi, poiché ogni regione ha i suoi fornitori con costi differenziati che fanno lievitare la spesa sanitaria a cifre astronomiche e poi il trattamento sanitario non e uguale in tutte le Regioni; infatti le Regioni del nord, più ricche, hanno una migliore assistenza rispetto a quelle del sud. La stessa cosa può dirsi sul turismo e sui trasporti. Oggi i contenziosi fra Stato e Regioni sono migliaia per cui non solo si bloccano tutte la decisioni oggetto del contenzioso ma si spendono milioni e milioni di euro per l’iter legale degli stessi contenziosi. Sulle questioni di importanza nazionale, invece, e giusto che sia lo Stato a decidere. Con il “si” alla riforma costituzionale si otterrebbe una maggiore stabilità di governo che andrebbe ad eliminare la folle anomalia, che si verifica solo in italia, per la quale in 70 anni di Repubblica si sono succeduti ben 63 governi: semplicemente catastrofico!!!
Bisogna quindi riconoscere che le argomentazioni del “no” sono fragili, deboli, strumentali ed arraffazzonate in quanto i famosi costituzionalisti schierati per il “no” hanno ricevuto delle sonore batoste dai tribunali: il ricorso di Onida per spacchettare i quesiti referendari, il quale fra l’altro si è trovato in netta difficoltà nel dibattito con la ministra Boschi, è stato miseramente bocciato dal tribunale di Milano. Il ricorso  al Tar del Lazio presentato dai Cinque Stelle e da Sinistra Italiana ha subito la stessa sorte, cioè è stato sonoramente respinto. L’appello di altri importanti costituzionalisti al Presidente della Repubblica per vizio dei quesiti referendari, non ha ottenuto risposta alcuna dal Colle. Si può affermare quindi che con il passare del tempo e attraverso i dibattiti televisivi le ragioni messe in campo dall’ammucchiata per il “no” emergono in tutta la loro pateticità e strumentalità facendosi via via meno convincenti non solo, ma stanno facendo emergere la vera caratura culturale di coloro che viaggiano su treni regionali per la campagna sul “no”: Il colpo di stato di Pinochet in Venezuela, la Costituzione votata a suffragio universale, l’affitto che la Chiesa dovrebbe pagare allo Stato italiano per i musei vaticani di proprietà del Vaticano stesso e non dello Stato italiano; le falsificazioni delle firme per le elezioni comunali di Palermo che dimostrano la disonestà di alcuni parlamentari Grillini. Costoro farebbero bene a ritornare sui banchi di scuola e poi iniziare a fare politica. Impieghino i Cinque Selle le loro energie politiche per amministrare Roma liberandola dalle immondizie; costoro hanno già  fatto danni enormi a Roma rifiutando quasi due miliardi di euro erogati dal CIO per le olimpiadi che avrebbero cambiato il volto della città, ma ciò non basta perché ora vogliono bloccare la costruzione della metro “C” per paura dei costi inerenti la corruzione: la corruzione si combatte, i ladri si arrestano, ma non può essere bloccato lo sviluppo italiano attraverso le grandi opere per pura pavidità. Berlusconi, alcuni giorni fa ha affermato, riconoscendo una verità sacrosanta, che “Renzi è l’unico grande leader che esiste oggi in Italia”; non Salvini, non Di Maio, non Meloni o Parisi, tanto meno Brunetta. Accolgano tutti gli italiani il giudizio di Berlusconi dando la fiducia al governo Renzi con una bella croce sul  “si”, per fare in modo che il risanamento economico dell’Italia vada avanti e prosegua con più forza e determinazione evitando così un sicuro pentimento per aver dato la vittoria al “no” che ricaccerebbe il nostro paese in una sicura e devastante crisi economica.

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