L’Europa di fronte alla crisi migratoria

Venti gelidi di intolleranza, di indifferenza, di egoismo, di disumanità spirano violentemente sui cieli della vecchia Europa che non è mai stata storicamente in grado di risolvere attraverso il dialogo, la comprensione, l’altruismo le gravi crisi che hanno caratterizzato tutto il corso del ventesimo secolo. Ora io credo che le passate esperienze attraversate da Stati, da società, da movimenti politici, in pratica tutta la storia vissuta debba assurgere al nobile rango di “Maestra di vita” dalla quale non si può prescindere per evitare di ripetere tutti quegli errori che hanno dato origine ad egoismi nazionalisti ed odii che, a loro volta, sono stati poi la causa di comportamenti indicibili, di olocausti e stragi che hanno privato l’uomo di quell’umanesimo che pur è dentro di lui riducendolo al rango di bestia feroce. Continua la lettura di L’Europa di fronte alla crisi migratoria

I discepoli di Gesù (3)

La descrizione dettagliata, fornita negli articoli (1) e (2), dei personaggi che costituivano lo stato maggiore del movimento fondato da Gesù, mette in evidenza la reale possibilità che almeno il 50% del gruppo dirigente potesse provenire da una precedente esperienza patriottica di tipo armato. Lo stesso fondatore del movimento, Gesù, ammette che la sua missione non sarà immune da divisioni, odi e violenza: << Non crediate che io sono venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma la spada, sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre […] >> (Mt 10, 34-35). Continua la lettura di I discepoli di Gesù (3)

I discepoli di Gesù (2)

Gli elenchi completi dei dodici apostoli scelti da Gesù sono riportati nei tre Vangeli sinottici (Mt 10, 2-4); ( Mc 3, 16-19); (Lc 6, 14-16) e negli Atti degli apostoli (At 1, 13). Il Vangelo di Giovanni non è corredato di un elenco ordinato di nomi, ma i discepoli sono menzionati nel momento in cui essi compaiono sulla scena del racconto evangelico. Continua la lettura di I discepoli di Gesù (2)

I partiti politici e la caduta delle ideologie

Il mio primo articolo, relativo al nuovo anno appena entrato, vuole uscire dalle tematiche evangeliche per andare ad analizzare l’evoluzione delle diverse ideologie che hanno dato corso, nel tempo, a diverse prassi politiche nella gestione degli sviluppi socio-economici della società umana. << Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo. Tutte la potenze della vecchia Europa, il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi, si sono alleati in una santa caccia spietata a questo spettro >> (tratto da “Il manifesto del partito comunista- Marx-Engels). Continua la lettura di I partiti politici e la caduta delle ideologie

I discepoli di Gesù (1)

E’ fuori da ogni dubbio che le idee riformatrici di Gesù, pur avendo creato lacerazioni e divisioni all’interno del movimento Giovanneo, si radicassero saldamente nei cuori e nelle menti di diversi ed importanti discepoli di Giovanni e che molti di questi lo abbandonassero per dar seguito ed attuazione al piano di azione socio-politico tracciato da Gesù. Continua la lettura di I discepoli di Gesù (1)

Giovanni Battista, il precursore (3)

L’atto del battesimo, nei Vangeli, assume un ruolo di primaria importanza teologica poiché è indicativo della piena umanità di Gesù. Essendo, infatti, il battesimo un rito di confessione e remissione dei peccati, se Gesù fu battezzato da Giovanni ciò significa che Egli era un normale uomo peccatore come tutti coloro che accorrevano sul fiume Giordano per diventare discepoli del Battista e non un essere divino, immune dal peccato.
La prospettiva di un Gesù peccatore non poteva essere presa nemmeno in considerazione dalla teologia cristiana che aveva considerato Gesù Figlio di Dio già prima della sua nascita. Ecco perché nel Vangelo di Matteo, il Battista è restio a battezzare Gesù: << Sono io che debbo essere battezzato da te e tu invece vieni a me? >> (Mt. 3, 14). Ecco perché nel quarto Vangelo, Gesù non riceve il battesimo da Giovanni, ma solo l’attestazione di essere il Figlio di Dio, di essere colui che toglie, con il suo sacrificio, i peccati dal mondo, di essere il verbo preesistente che si è fatto carne (Gv.1, 14).
In realtà, fra Giovanni e Gesù non vi fu quell’accordo dottrinale che gli autori dei Vangeli, invece, tentano di accreditare nei loro rispettivi testi: Giovanni aveva in grandissima considerazione la Torah ed era rispettoso di essa nei minimi particolari. Gesù, invece, pur considerando la legge mosaica la statuto basilare della società ebraica, era più incline alla riforma, alla revisione di quegli articoli della Torah che, in qualche modo, penalizzavano la vita sociale e morale dell’uomo. Sicuramente fra Giovanni e Gesù addirittura si addivenne ad una frattura sul valore simbolico del battesimo poiché, nel momento in cui il Battista fu arrestato da Erode Antipa, sia Gesù sia i suoi discepoli abbandonarono definitivamente il rito battesimale praticato con tanto entusiasmo dal precursore (Gv 4, 1-3).
I disaccordi dottrinali, la reale e storica subordinazione di Gesù a Giovanni nella leadership del movimento furono le cause principali che frenarono e dilazionarono nel tempo l’attuazione del programma ideale di Gesù per la conquista del suo Regno di Dio.
Come afferma Giuseppe Flavio, Giovanni, dopo essere stato imprigionato, fu giustiziato da Erode Antipa con il consenso delle autorità del Tempio poiché, con il suo movimento stava mettendo in serio pericolo la stabilità del suo regno ed il mantenimento della sua corona. Giovanni fu quindi considerato dl potere costituito un pericoloso agitatore che, con la sua politica anti violenta, aveva buone probabilità di indurre il popolo ad un’azione rivoluzionaria per liberare Israele ed instaurare, così, il nuovo Regno di Dio.
L’arresto di Giovanni e la sua uscita di scena dalle vicende politico-religiose della Palestina, proiettarono automaticamente Gesù a capo del vasto ed importante movimento creato da Giovanni Battista. Ora egli poteva, finalmente, dare inizio alla realizzazione del suo programma riformista che, non essendo condiviso dal Battista in molti ed importanti punti, era stata la causa principale del disaccordo dottrinale fra i due leader.
Gesù era conscio delle gravi responsabilità che gravavano sulle sue spalle quale capo di un importante e vasto movimento che contava migliaia e migliaia di seguaci. Sapeva che la vita di molte persone e il destino stesso della nazione potevano dipendere sia dal tipo di azione che avrebbe deciso di adottare, sia dai messaggi che avrebbe indirizzato alle masse popolari che lo seguivano, messaggi che sarebbero stati considerati dal potere costituito sia ebraico sia romano più o meno sediziosi.
Gesù, prima di dare inizio alla sua missione, si ritirò in meditazione nel deserto dove, in estrema solitudine, avrebbe potuto guardare nei meandri più reconditi del suo animo per essere certo che, nei momenti più aspri e difficili della sua futura azione, non sarebbe caduto nella tentazione di deviare dal suo cammino ma, rinunciando a qualsiasi compromesso terreno, avrebbe proseguito la sua azione anche a costo della propria vita. Dicono i sinottici che Gesù rimase nel deserto per quaranta giorni senza toccare cibo continuamente tentato, metaforicamente, da Satana: << Gesù […] venne condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni tentato dal diavolo >> (Mt 4, 1-2); (Lc 4, 1-2); (Mc 1, 12).
Le convinzioni di Gesù uscirono notevolmente rafforzate dalla profonda meditazione nel deserto, poiché nel netto rifiuto che Egli oppone ai vari tentativi metaforici di seduzione di Satana, può essere individuata la sua fermezza e la sua piena consapevolezza nel portare a compimento il suo programma riformista senza compromesso alcuno con il potere costituito ebraico.
Giovanni, detenuto in uno stato di semilibertà nella fortezza di Macheronte, veniva continuamente aggiornato dai suoi discepoli sui risultati e sui progressi dell’azione politica di Gesù. Sicuramente rimase molto deluso dai mediocri risultati raggiunti dal suo più stretto collaboratore; forse perché Gesù tardava a proclamarsi quel re Messia che avrebbe dovuto galvanizzare le moltitudini ebraiche rendendo così possibile l’avvento del Regno di Dio.
Giovanni, dalla sua prigine inviò a Gesù alcuni suoi seguaci con il seguente messaggio: << Sei tu colui che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro? >> (Mt 11, 2-3). Perché Giovanni non era più certo della messianicità e della filiazione divina di Gesù se aveva visto lo Spirito Santo, in forma di colomba, scendere sul suo capo durante il suo battesimo ed aveva udito una voce dal cielo che diceva: <<Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto >>? (Mc 1, 9-11); (Mt 3, 16-17) >>. Perché Giovanni avrebbe dovuto nutrire dubbi sulla divinità di Gesù dopo una dimostrazione sovrannaturale di così alta rilevanza?
Evidentemente questo episodio, sicuramente leggendario, fu un’aggiunta posteriore degli autori dei Vangeli che aveva lo scopo di dare un’attribuzione divina a Gesù e di confermare la sua superiorità su Giovanni. In realtà i dubbi di Giovanni furono causati dalla condotta poco edificante che Gesù stesso teneva durante la sua predicazione: si intratteneva con peccatori e pubblicani, accettava nel suo gruppo donne di scarsa moralità e prostitute, non rispettava le prescrizioni legali sul riposo sabbatico, molto spesso partecipava a sontuosi banchetti dando l’impressione di essere un mangione ed un bevitore.

Giovanni Battista, il precursore (2)

Agli inizi della sua predicazione Giovanni Battista ottenne un grande successo popolare e le folle che accorrevano a lui per farsi battezzare e per ascoltare la sua parola, chiedevano al carismatico predicatore il comportamento da tenere per essere ammessi a far parte del nuovo regno che stava per realizzarsi. Non si può fare a meno di notare che il pensiero del Battista è permeato di dottrina essenica in particolar modo per quanto attiene alla questioni socio-economiche. Continua la lettura di Giovanni Battista, il precursore (2)

Giovanni Battista, il precursore (1)

Dal Vangelo di Luca si apprende che Giovanni iniziò la sua missione di predicatore nel quindicesimo anno del regno di Tiberio (Lc 3, 1). Questa data è di rilevante importanza dal punto di vista cronologico, perché ad essa è legato anche l’inizio dell’attività pubblica di Gesù. Siccome l’imperatore Ottaviano morì il 19 agosto dell’anno 767 di Roma, che corrisponde al 14 d.C., il quindicesimo anno del governo di Tiberio dovrebbe cadere tra il 19 agosto del 28 d.C. ed il 18 agosto del 29 d. C.. Continua la lettura di Giovanni Battista, il precursore (1)

Gesù e le tensioni socio-economiche in Israele

Dopo aver evidenziato  e sottolineato che gli Ebrei non aspettavano un Figlio di Dio, così come ha voluto far credere la teologia cattolica per secoli e secoli, ma erano semplicemente in attesa di un Messia, di un Liberatore che li avrebbe affrancati dal duro giogo romano e dal potere della classe sacerdotale che collaborava con l’occupante, si deve puntualizzare che nei primi tre decenni del primo secolo d.C., che ebbero in Gesù uno dei protagonisti principali sulla scena sociale,  le tensioni  in terra di Palestina si acuirono raggiungendo altissimi livelli che molte volte sfociarono in ribellioni armate che il potente esercito romano soffocava sistematicamente nel sangue. Continua la lettura di Gesù e le tensioni socio-economiche in Israele

L’attesa messianica

Dopo la pubblicazione di ben quindici articoli sul concepimento, sulla nascita, sull’adolescenza e sulla vita nascosta di Gesù di Nazareth, che hanno avuto lo scopo di ristabilire, in un certo qual modo, le verità storiche e teologiche sulla sua figura e sui tre decenni della sua vita mi accingo, con i medesimi approcci, ad analizzare capillarmente gli inizi della sua carriera di predicatore itinerante in terra di Palestina senza tralasciare gli aspetti socio economici e politici esistenti in Israele che, sicuramente, influenzarono in maniera determinante la sua azione rivoluzionaria e riformatrice. Continua la lettura di L’attesa messianica